Le notti di maggio

Le notti di maggio

arcorePer il tribunale di Milano è bello e chiaro: Ruby fece sesso con Berlusconi in cambio di soldi e gioielli. I giudici ne sono arci convinti. Questo è quello che trapela, infatti, dalle motivazioni della sentenza dove c’è scritto che l’imputato consumò rapporti sessuali con El Mahroug Karima, meglio conosciuta come Ruby ruba cuori, pur essendo a corrente della minore età della ragazza. La prova? Quella telefonata del cavaliere in Questura la notte del 28 maggio 2010. Ma c’è di più! Ruby era “inserita nel collaudato sistema prostitutivo di Arcore ove giovani donne, alcune delle quali prostitute professioniste, compivano atti sessuali in plurimi contesti”.

E se oggi anche nei confessionali si sorvola volentieri e giustamente sui particolari del de sexto e non così per i giudici di Milano che con grande dovizia di dettagli e particolari hanno ricostruito le notti di Arcore.

I festini del bunga bunga prevedevano, sempre secondo l’affresco che ne fa la procura, esibizioni sessuali delle giovani donne che deliziavano l’ex premier (il grande regista) e i commensali presenti con toccamenti vari, lap dance, travestimenti, spogliarelli e balli, quasi una riproduzione della biblica danza di Salomè nel genetliaco del re Erode.

Poi si sa la notte è lunga da passare e così le giovani donne, ospiti ad Arcore, pernottavano pure, intrattenendosi col padrone di casa, naturalmente dietro un compenso maggiore.

Come era d’aspettarsi le ragioni della sentenza stanno suscitando reazioni molto dure in tutto il centro destra dalla Gelmini alla Prestigiacomo, dalla Carfagna che ha parlato della sentenza come di un “costrutto artificioso da Santa Inquisizione” a Schifani. A caldo la Pitonessa ha così commentato: “Siamo di fronte ad un femminicidio giudiziario…Donne magistrato che bollano a vita giovani donne come prostitute per avere chiesto od accettato regali da un uomo… sentenza, oltre che falsa, odiosa”.

Di tutt’altro tono le dichiarazione delle altre forze politiche e del Pd in primis, che invitano tutti a rispettare le sentenze e ad evitare un’ “aggressione eversiva alle istituzioni” (Danilo Leva, responsabile giustizia del Pd).

Cristian Cavacchioli
23 novembre 2013

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