Ma è vero che gli immigrati li paghiamo noi?

Ma è vero che gli immigrati li paghiamo noi?

Tra i discorsi più gettonati tra amici fuori al bar, o nei luoghi di lavoro durante la pausa pranzo, quello che può capitare di sentire più spesso è, rivolto ad alcuni extracomunitari, “Ma lo sapete voi quanto ci costano questi? Li paghiamo 35 euro al giorno. Senza che facciano nulla. Avete capito? Trentacinque euro al giorno. Uno stipendio mensile. E oltre a questo lavorano pure abusivamente per prende doppio stipendio”.

Saranno discorsi che capita di sentire minimo due o tre volte alla settimana. Gli extracomunitari prenderebbero dalle casse dello Stato uno stipendio mensile senza lavorare. Ma sarà vero? E’ bene fare chiarezza sulla questione perché se è vero che la conversazione da bar è alquanto imperfetta e intrisa di errori, è anche vero che non è del tutto falsa. Ma iniziamo per ordine.

Il Ministro socialista Claudio Martelli, a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta introdusse per la prima volta in Italia, tramite appunto “la legge Martelli”, un contributo di assistenza alternativa all’accoglienza per i profughi, che prevedeva 43,000 lire ai richiedenti asilo. Questo tipo di misura non esiste più da almeno 15 anni.

Tuttavia, sussidi agli immigrati ne esistono ancora, ma non sono rivolti alla totalità degli extracomunitari che arrivino nella Penisola ma soltanto ad un particolare insieme che è quello dei “rifugiati politici”.

Ma cos’è lo status di rifugiato? È presto detto. Sarebbe il cosiddetto “asilo”. E ce lo spiega una direttiva europea del 2004, la Direttiva n. 2004/83/CE del 29 aprile 2004 (c.d. Direttiva qualifiche). Tale status, spiega la direttiva, è compreso nel più ampio concetto di protezione internazionale. Tale direttiva è stata attuata nel nostro ordinamento con il cosiddetto Decreto qualifiche, ossia il D.Lgs. n. 251/07, il quale ha definito le norme sull’attribuzione ai cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione sussidiaria.

La definizione di rifugiato ce la da invece la Convenzione di Ginevra del 1951 all’art. 1, lett. A), che afferma “è rifugiato chi temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese; oppure che, non avendo una cittadinanza e trovandosi fuori del Paese in cui aveva residenza abituale a seguito di siffatti avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra”.

Lo status di rifugiato è importantissimo in quanto consente, a colui che ne è investito, di percepire l’indennità mensile di cui parlavamo prima. Questo viene riconosciuto dalla Commissione territoriale competente in seguito alla presentazione di domanda di protezione internazionale. Lo straniero, che dimostri un fondato timore di subire nel proprio paese una persecuzione personale ai sensi della Convenzione di Ginevra, può ottenere questo tipo di protezione.

Attenzione dunque, per ottenere lo status di rifugiato non dobbiamo pensare per forza a dei condottieri rivoluzionari, in stile Garibaldi o Che Guevara,costretti a fuggire dal contesto del loro Paese in quanto ricercati da tutte le forze armate del loro Paese. Non è necessario infatti che siano oppositori politici: possono anche semplicemente essere dei cittadini costretti a fuggire da una dittatura o da un contesto di guerra civile e che magari con la politica non hanno avuto mai niente a che fare.

Al titolare dello status di rifugiato la Questura rilascia un permesso con motivo “asilo politico”. Il primo rilascio deve essere chiesto presso la Questura, il rinnovo avviene tramite procedura postale. Tale permesso, inoltre, consente al possedente l’accesso allo studio; lo svolgimento di un’attività lavorativa subordinata o autonoma; l’accesso al pubblico impiego; l’iscrizione al servizio sanitario; dà diritto alle prestazioni assistenziali dell’Inps (assegno sociale e pensione agli invalidi civili) ed all’assegno di maternità concesso dai Comuni. Inoltre dura cinque anni ed è comunque rinnovabile.

Alla faccia della classica “chiacchiera da bar”. La questione sembra infatti essere parzialmente veritiera. L’indennità ammonterebbe a circa trenta euro al giorno. E purtroppo molti dei mendicanti buttati per terra nelle vie romane che ci chiedono quotidianamente l’elemosina sono provvisti proprio di tale status percependo dunque l’indennizzo. Ed anche molti venditori ambulanti abusivi. Riuscendo ad accumulare quasi duemila euro al mese. Uno stipendio medio di un cittadino italiano benestante.

E’ anche vero però, e lo sottolineo, che bisogna fare attenzione sui numeri di cui stiamo parlando. Non dobbiamo immaginare i rifugiati politici e i richiedenti asilo come tutti o come al maggioranza degli immigrati presenti in Italia. Anzi, i rifugiati rappresentano ad oggi una minoranza, essendo circa 47 mila su quasi cinque milioni di stranieri presenti nel territorio. 

Giuseppe Ferone

22 ottobre 2013

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