Rai 1: perche’ quell’intervento?

 

 

di Luca Bolli

Discutibile decisione nella vigilia dell’ 11/9

Domenica, 11 settembre 2011. Una data di commemorazione per il mondo intero. Un omaggio, dovuto e sentito, da parte di milioni di persone verso le centinaia che perirono nell’attacco al World Trade Center di dieci anni prima. Speciali, dirette, interventi ed inchieste che sciorinano evidenti o presunte verità su quello che oramai è già stato identificato da tempo come il punto di svolta e di non ritorno della politica, dell’economia e del vivere quotidiano di miliardi di persone sparse nei cinque continenti.

Lunedì 12 settembre dovrebbe invece essere l’inizio di un altro decennio. O meglio: di un decennio altro, nel senso di diverso. Il decennio delle nuove sfide. Del disarmo. Del ritiro delle truppe. Delle aspettative, delle speranze, delle sfide e delle promesse.

Sabato 10 settembre era il giorno dell’attesa. Un “non giorno”, una vigilia triste e immobile che sembrava avere il suo unico valore nell’attesa dell’Anniversario. Con la “a” maiuscola. Importante. Mediatico. Fin troppo accattivante per non diventare Business. Con la “b” maiuscola. E se non si avessero negli occhi le figure di quelle persone che cadevano come foglie, ancora vive, ti diresti che no, il “mercato dell’audience” non può esigere, anche in questa occasione, di presentare il suo conto. Né, tantomeno, può reclamarlo col servizio “Porta a Porta” del televisore… “La notizia non può attendere”, recita uno slogan di Radio1, ma se la gara consiste nell’essere in prima fila, come a scuola, per mostrare la manina ben alzata e la “disponibilità” a dire sempre e comunque la propria parola su tutto, ogni (presunta) serietà giornalistica, appena patinata di lutto e commozione, va a farsi friggere nell’enorme pentolone dello scoop e della spasmodica ricerca dell’equazione “dolore uguale successo”.
E in questo pentolone c’entra di tutto. Come nel più classico clichè del ristorante cinese di basso borgo che tutto cucina e tutto utilizza. Nani, ballerine, politici rampanti, preti, conduttori e trasmissioni false. E false divengono davvero quando il conduttore, esimio, stimato, coerente ed educato tira in ballo un collegamento, degno di una tesina di quinto superiore copiata dal web, che, guarda caso, dà il via all’ennesima campagna elettorale del “Cavaliere politicante”. “Una crisi economica allora, ed una più grave oggi” accennava il suddetto giornalista. “Ne verremo fuori?” domandava poco dopo. Retoricamente, perché la risposta era già scritta. Già dettata. Già sentita. “Certo”…e poi: “Resteremo al governo fino al 2013”; “Via i soldati dall’Afghanistan entro il 2014”; “La manovra non sarà cambiata”…
E l’11 settembre? Mi son domandato…Perché questo intervento? Mi chiedo ancora. Perché, dietro la patina e il velo di mestizia e commemorazione, nessuno ha indicato come sconveniente questo intervento? Sconveniente per il buon gusto. Per il ricordo. Per il rispetto.
“C’è un tempo per piangere e uno per ridere. Un tempo per amare e uno per odiare… uno per fare la guerra e uno per fare la pace” ha ricordato ieri Rudolph Giuliani, sindaco di New York in quei giorni terribili del 2001. Tesi discutibili ma al tempo stesso efficaci e toccanti.
Nessuna di qua dall’Atlantico ha alzato una sola voce di protesta per dire che sì, purtroppo ci si deve rendere conto che c’è anche un tempo per fare propaganda e uno per stare in silenzio. E magari ricordare. E magari fare bella figura. Una volta tanto.
Magari…

12 settembre 2011

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