Istat, Pil 2013 cala del 2,1% e le famiglie comprano meno. Visco: ‘la ripresa è possibile’

Istat, Pil 2013 cala del 2,1% e le famiglie comprano meno. Visco: ‘la ripresa è possibile’

L’Istat ha diffuso i dati del secondo trimestre 2013 relativi il prodotto interno lordo, che è diminuito dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e del 2,1% rispetto a secondo trimestre del 2012.

Diminuisce anche la spesa delle famiglie italiane, che acquistano il 3,3% in meno rispetto al trimestre precedente, per la precisione gli acquisti di beni durevoli sono diminuiti del 7,1%, gli acquisti di beni non durevoli del 3,3% e gli acquisiti di servizi dell’1,8%.

Il Pil degli altri paesi dell’Eurozona, riferisce l’Istat, è invece cresciuto: «Nel secondo trimestre il Pil è cresciuto in termini congiunturali dello 0,7% in Germania e nel Regno Unito, dello 0,6% negli Stati Uniti e in Giappone e dello 0,5% in Francia. In termini tendenziali, si è registrato un aumento dell’1,6% negli Stati Uniti, dell’1,5% nel Regno Unito, dello 0,9% in Giappone, dello 0,5% in Germania e dello 0,3% in Francia. Nel complesso, il Pil dei Paesi dell’area Euro è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente ed è diminuito dello 0,5% nel confronto con lo stesso trimestre del 2012».

Alla luce di questi dati importante è il commento rilasciato dal governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, nel corso dell’intervento “The Exit from the Euro Crisis: Opportunities and Challenges of the Banking Union” al ministero degli Esteri nell’ambito del Council of Councils Regional Conference organizzato dallo Iai.

Visco ha affermato che: «La ripresa è possibile. La produzione dello scorso anno è stata di quasi il 7% inferiore rispetto al 2007. Nella prima metà del 2013 il Pil è di nuovo diminuito, ma a un tasso più lento, con le esportazioni ce continuano a fornire il maggiore stimolo. Gli effetti negativi di breve periodo sull’economia erano il prezzo pagato per evitare conseguenze più serie. L’aggiustamento di bilancio è stato indispensabile nei paesi economicamente più fragili, tra cui l’Italia, per evitare il rischio di perdere accesso al mercato, cosa che avrebbe fatto precipitare la crisi».

Per il governato di Bankitalia quindi le prospettive dell’economia migliorano: «i segnali indicano che la recessione sta volgendo al termine, ma i tempi e la forza della ripresa sono ancora molto incerti e i rischi al ribasso aumentano per i timori degli investitori circa una possibile instabilità politica».

Enrico Ferdinandi

10 settembre 2013

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