Addio alle province… Arrivano le “province regionali”

di Enrico Ferdinandi

Le province furono istituite 152 anni fa con il Decreto Rattazzi, oggi l’Italia gli dice addio. Difatti è stato varato ieri il disegno di legge, dal titolo “soppresione di enti intermedi” che prevede la loro abolizione, disegno di legge che nei suoi primi tre articoli prevede la soppressione del riferimento alla provincia dalla Costituzione. Cosa succederà quindi? La risposta sembra ovvia resteranno solamente i Comuni, le Regioni e le Città metropolitane. Ricordiamo che nel secondo articolo però il disegno di legge “anti-provincia” afferma che: «spetta alla legge regionale istituire sull’intero territorio regionale forme associative fra i Comuni per l’esercizio delle funzioni di governo di area vasta, nonché definirne gli organi, le funzioni e la legislazione elettorale». Di cosa si tratta? Di una sorta di Super Comuni, definite dal ministro della Semplificazione Calderoli “province regionali” a cui andranno tutte, o quasi, le funzioni che oggi, anzi ieri, spettavano alle province.

In molti hanno già definito la mossa come “inutile”, altri hanno visto il provvedimento come “truffa delle province” in quanto si è solo cambiato il nome e plasmato la forma e la grandezza delle aree di competenza, sperando così di ridurre i costi della “politica”, ma il risultato sembra esser sempre lo stesso, così come nelle addizioni cambiando l’ordine degli addendi il risultato non varia. Vi è dunque una vera semplificazione? Il ministro Calderoli ha commentato la novità con queste parole: infatti «con la modifica costituzionale sarà possibile far coincidere due esigenze contrapposte: da una parte quella di garantire la razionalizzazione degli enti intermedi e dall’altra quella di garantire le identità e l’incremento del grado di autonomia di governo del territorio». Calderoli ha poi continuato dicendo che: «le future “province regionali” assomiglieranno alle attuali Province delle Regioni a statuto speciale, che già oggi hanno competenza esclusiva per l’ordinamento dei propri enti locali. Conseguentemente le Regioni ordinarie aumenteranno la loro autonomia e somiglieranno a loro volta sempre di più alle stesse Regioni a statuto speciale, assumendone le caratteristiche».

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