Caso Shalabayeva, delegazione M5s in Kazakistan: ‘il passaporto è stato falsificato’

Caso Shalabayeva, delegazione M5s in Kazakistan: ‘il passaporto è stato falsificato’

Nuove luci sul caso Shalabayeva, la moglie del dissidente kazako che alla fine di maggio venne catturata ed espulsa in poche ore dalla polizia italiana assieme alla figlia di 6 anni.

Ieri, un’intervista rilasciata alla Stampa, Alma Shalabayeva ha sostenuto che le autorità italiane abbiano manomesso, dopo l’arresto, il suo passaporto della Repubblica Centrafricana. Una dichiarazione forte se si pensa che fra i motivi principali della sua espulsione era presente proprio la falsità di questo documento. La Shalabayeva ha inoltre affermato che in passato la Repubblica Centrafricana aveva più volte confermato l’autenticità del suo passaporto per poi cambiare versione nelle ultime settimane.

Tanto che in una nota il ministero degli Affari Esteri ha dichiarato: «la perizia eseguita sulla copia del passaporto diplomatico n. 06FB04081, rilasciato da Bangui il 1° aprile 2010, attesta l’illegalità del documento di viaggio».
Secondo i funzionari centrafricani l’illegalità del documento si può evincere: «dalla firma del ministro, dalla dimensione del timbro e dai caratteri dell’Autorità emittente». Dichiarazioni queste che hanno lasciato senza parole il ministro della Cultura che appena due giorni fa aveva giurato sull’autenticità dei documenti di Ablyazov: «Sono impegnato, non posso parlare» le sue uniche dichiarazioni.

Nonostante ciò Alma Shalabayeva continua a chiedere aiuto all’Italia per far luce su questo caso e far si che la verità venga fuori. Ieri una delegazione di cinque deputati del Movimento 5 Stelle si è recato nella capitale del Kazakistan, Astana, nell’abitazione della moglie del dissidente kazako per parlare con lei, un ‘evento’ mandato in onda sul web in diretta streaming. I deputati grillini, Alessandro Di Battista, Emanuele Del Grosso, Manlio Di Stefano, Emanuele Scagliusi e Carlo Sibilia, hanno dichiarato che quest’incontro è nato per dare: «alla signora Shalabayeva e al mondo intero un’altra immagine dell’Italia, quella che rispetta i diritti umani e che non si piega di fronte alla ragion di Stato. Alma Ci ha detto di essere ancora scioccata, di essere stata lasciata senza documenti, senza denaro e priva di protezione legale mentre intorno a lei c’erano molte persone armate: ci ha ripetuto di aver chiesto molte volte asilo politico in Italia dove vorrebbe ritornare».

Durante l’incontro con i deputati la Shalabayeva ha affermato che il passaporto della Repubblica centrafricana le è stato restituito, dopo i primi due giorni di dentenzione, con una pagina (35/36) in più, cosa che a suo parere testimonierebbe un tentativo di falsificazione del documento.

La Shalabayeva ha inoltre detto ai deputati del M5S che lei e la sua famiglia avevano scelto l’Italia: «perché la ritenevamo un modello di buona democrazia, in grado di proteggere i diritti non solo dei suoi cittadini ma anche di quelli di altri paesi. Ma dal giorno dell’arresto è cambiata la mia vita e sono cambiata io, ci sono cose che rimarranno incise nella mia mente per sempre…».

La donna ha poi ricordato ancora una volta il momento in cui le forze dell’ordine hanno fatto irruzione nella sua casa nella notte fra il 28 e il 29 maggio: «Erano talmente brutali e violenti – dice riferendosi agli agenti – che credevamo che fossero venuti lì per ucciderci, ero convinta di trovarmi di fronte dei mafiosi. Mi hanno espulsa senza avvocato, senza interprete e senza nessun passaporto. Non so quale autorità ha firmato la mia deportazione, ma mi hanno detto che la decisione era firmata a livello molto alto».

Dichiarazioni che meritano risposte certe, risposte che sarebbero dovute arrivare già molte settimane fa, un silenzio che contribuisce a dare una brutta immagine del nostro Paese.

 

Enrico Ferdinandi
(@FerdinandiE)

4 agosto 2013

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