Alfano e Calderoli: quelli che… ‘chiedo scusa, non sapevo niente, ma non mi dimetto’

Alfano e Calderoli: quelli che… ‘chiedo scusa, non sapevo niente, ma non mi dimetto’

Due sono i ‘fatti’ politici più caldi di questi giorni di luglio. Il primo è quello che vede coinvolto, per negligenza, il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, con la vicenda Shalabayeva, ovvero l’espulsione della moglie e della figlia del dissidente kazako Ablyazov senza giusta causa (e con relativi maltrattamenti). Il secondo riguarda le dichiarazioni del leghista e vice-presidente del Senato, Roberto Calderoli, che la scorsa settimana ha definito il ministro dell’integrazione, Cécile Kyenge, simile ad “un orango”. Per poi aggiungere a mo’ di scuse: «Amo gli animali.E poi il mio era un giudizio estetico e non politico».
In entrambi i casi, seppur le situazioni descritte sono diverse, le reazioni dei politici sono state le medesime: «chiedo scusa (non sapevo niente) ma non mi dimetto».

Sulla vicenda Shalabayeva, Angelino Alfano ha dichiarato: «Oggi mi è stata consegnata la relazione del prefetto Pansa sul caso Shalabayeva. Sono qui per riferire di una vicenda della quale non ero stato informato, non era stato informato nessun altro collega del governo, né il presidente del Consiglio. In nessuna fase della vicenda i funzionari italiani hanno avuto informazione alcuna che Ablyazov fosse un rifugiato politico e non un pericoloso latitante ricercato in più Paesi per reati comuni».

Le reazioni più accese sono venute da tredici renziani (il vicecapogruppo Lepri, sono i senatori Roberto Cociancich, Andrea Marcucci, Rosa Maria Di Giorgi, Laura Cantini, Stefano Collina, Vincenzo Cuomo, Isabella De Monte, Mauro Del Barba, Nicoletta Favero, Nadia Ginetti, Mario Morgoni e Venera Padua) che hanno firmato una lettera in cui hanno scritto: «il passo indietro di Alfano serve per restituire al governo, la necessaria credibilità sul piano internazionale e nazionale. La leggerezza che ha portato alla consegna della signora Shalabayeva e di sua figlia alle autorità di un Paese autoritario – dicono i parlamentari – non è ammissibile. Siamo preoccupati per la loro sorte e per l’immagine che abbiamo dato al mondo, ovvero quella di uno Stato dove si possono calpestare i diritti umani, ad insaputa del governo. Inoltre il precedente che ha portato al passo indietro di Josefa Idem rende le dimissioni di Alfano scontate. Il Pd le chieda ufficialmente, senza incomprensibili timori reverenziali».

Calderoli ha invece chiesto pubblicamente scusa al ministro Kyenge stringendogli la mano in Parlamento, ed ammettendo di aver fatto una ‘sciocchezza’, e sulle mancate dimissioni ha dichiarato: «Sarei stato pronto a dimettermi anche oggi se le forze politiche me lo avessero chiesto o se ci fosse stata una altissima maggioranza dei capigruppo. Ma così non è stato».

Il ministro del Consiglio, Enrico Letta, da Londra, ha così risposto ad un giornalista del Financial Time che gli ha chiesto un commento sul caso Calderoli-Kyenge: «Sono molto felice di questa domanda perché in sala ci sono molti giornalisti italiani che potranno spiegare alla nostra opinione pubblica quanto negative sono per l’immagine del Paese le parole di Calderoli. Calderoli non può essere sfiduciato, solo lui può consegnare le dimissioni, dimissioni che risolverebbero il problema perché è una vergogna. Noi non siamo così la presenza del ministro Kyenge nel mio Governo dimostra che l’Italia è un Paese moderno».

In maniera ancor più esplicita, durante un’intervista con Channel Four, Letta ha dichiarato: «è un grande problema gli abbiamo chiesto di dimettersi perché è stata una vergogna, per il paese e verso il mondo intero. Il suo approccio è stato cattivo e stupido. Sarebbe stato necessario che si dimettesse, per questo glielo ho chiesto e lui è ancora la. Questo è un grande problema».

This is the italian style? Let’s hope not.

 

Enrico Ferdinandi

(@FerdinandiE)

17 luglio 2013

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