Caso Shalabayeva, Bonino: ‘Qualcuno dovrà pagare, dovrà dire sono stato io’

Caso Shalabayeva, Bonino: ‘Qualcuno dovrà pagare, dovrà dire sono stato io’

Angelino Alfano con Enrico LettaL’affaire Shalabayeva, la moglie del dissidente kazaco espulsa lo scorso 30 maggio senza giuste cause, continua a scuotere le alte cariche del Viminale. La responsabilità dell’estradizione negli ultimi giorni è stata fatta ‘rimbalzare’ un po’ ovunque, ma ad oggi non si hanno ancora, ufficialmente, i nomi dei responsabili.

Angelino Alfano, ministro dell’Interno, si è difeso dalle accuse di negligenza su questo caso, che gli sono state rivolte nell’ultima settimana affermando che lui era all’oscuro di tutta la faccenda fino a quando non venne informato dal ministero degli Esteri e dagli avvocati della donna.

Alfano ha inoltre dichiarato: «Individuati i responsabili parlerò con i fatti. Non perdonerò chi mi ha messo in difficoltà – ed ha aggiunto – ho dato al capo della Polizia (Alessandro Pansa, ndr) un tempo massimo di tre giorni per concludere l’inchiesta poi chi mi ha ingannato pagherà».

In una nota il ministero degli Esteri ha dichiarato invece di non avere alcuna competenza in materia di espulsione di cittadini stranieri, né accesso ai dati su persone che abbiano ricevuto lo status di rifugiato politico in Paesi terzi. Nella nota si può leggere che:

«con riferimento ad alcune interpretazioni apparse su organi di stampa odierni sul provvedimento di espulsione di Alma Shalabayeva e di sua figlia Alua la Farnesina ribadisce che: il Ministero degli Esteri non ha alcuna competenza in materia di espulsione di cittadini stranieri dall’Italia né, in base alla normativa, ha accesso ai dati relativi a cittadini stranieri ai quali sia riconosciuto da Paesi terzi lo status di rifugiato politico».

La Farnesina ha inoltre precisato: «la sola prerogativa del ministero degli Esteri è di verificare l’eventuale presenza nella lista di agenti diplomatici accreditati in Italia di nominativi che possano essere di volta in volta segnalati dalle autorità di sicurezza italiane. Nel caso di specie, in conformità con la prassi vigente, nessuna indicazione è stata fornita alla Farnesina circa i motivi della richiesta di informazioni sull’eventuale status diplomatico della signora Shalabayeva».

emma_boninoIl capo del Viminale, Emma Bonino, ha dichiarato invece di essere: «ben consapevole della gravità di questa vicenda e della pessima figura fatta dall’Italia e non a caso dalla notte del 31 maggio, da quando ne sono venuta a conoscenza, quasi non mi sono occupata d’altro. Qualcuno dovrà pagare, dovrà dire davanti all’opinione pubblica: sì sono stato io».

Ricordiamo che la donna, Alma, moglie del dissidente kazako Ablyazov, è stata espulsa dal nostro paese, con sua figlia Alua, nella notte del 30 maggio. La donna ha così raccontato, in un documento pubblicato fra le colonne del Financial Times, il blitz avvenuto nella villa di Casal Paolocco (Roma) in cui vive, avvenuto tra il 28 e il 29 maggio:

Alma-Shalabayeva«Continuavano a gridarmi in italiano. Non capivo esattamente cosa dicessero. L’unica cosa che ho potuto distinguere in questa serie di offese fu ‘Puttana russa’. Avevo una sola sensazione in quel momento: erano venuti a ucciderci senza un processo, un’indagine, senza che nessuno lo avrebbe mai saputo».

Nella villetta in quel momento erano presenti, oltre alla figlioletta di Alma, la sorella, suo marito e la loro figlia: «A un certo punto – continua la donna – hanno portato Bolat (il cognato, ndr) nella stanza. Aveva un occhio rosso e gonfio, un labbro rotto, una ferita al naso. Disse che lo avevano pestato».

Da più compagini politiche sono state chieste a gran voce le dimissioni di Alfano e della Bonino, la speranza è che venga fatta luce al più presto su quest’incresciosa vicenda e che paghi chi ha sbagliato. Intanto la brutta figura resta.

Enrico Ferdinandi

(@FerdinandiE)

14 luglio 2013

 

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