Processo Ruby: condanna a 7 anni e interdizione dai pubblici uffici per Berlusconi

Processo Ruby: condanna a 7 anni e interdizione dai pubblici uffici per Berlusconi

Le tv di tutto il mondo, da Al Jazeera alla Cnn, sono presenti davanti al palazzo di giustizia di Milano in attesa della sentenza di primo grado del processo Ruby, che vede accusato Silvio Berlusconi dei reati di concussione e prostituzione minorile.

L’accusa sostiene che Berlusconi abbia avuto rapporti sessuali a pagamento con Ruby, quando era ancora minorenne, e che la sera del 27 maggio 2010 abbia fatto pressioni illegittime sui funzionari della Questura di Milano, dove la giovane era stata fermata per furto, dicendo che si trattava della nipote dell’allora presidente egiziano Hosni Mubarak e facendola affidare, da minorenne, alla allora consigliera regionale Pdl Nicole Minetti. L’ex premier è inoltre accusato di concussione sui dirigenti di polizia, perpetrata proprio per occultare la relazione con la ragazza.

Berlusconi, che stamani non era presente in aula, ha sempre respinto queste accuse definendo le serate nella sua villa “cene eleganti” ed ha sempre dichiarato di aver aiutato economicamente Ruby solo per aiutarla ad uscire da un momento di difficoltà.

I Pubblici ministeri avevano chiesto di condannare l’ex premier a sei anni di reclusione (cinque per la concussione e uno per la prostituzione minorile) e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, senza attenuanti generiche. La sentenza, anche se i giudici non hanno espresso commenti sui tempi di decisione, potrebbe arrivare già nel pomeriggio. I giudici si sono difatti riuniti in camera di consiglio alle 9:45 di stamani, dopo aver ascoltato due memorie presentate. La prima è stata presentata alla difesa e ai pm dal presidente del collegio Giulia Turri. Si tratta di un esposto presentato ai carabinieri di Montagnana (Padova) nella quale un cittadino del paese afferma di aver conosciuto Ruby nella primavera del 2010 e che la ragazza gli disse che il 14 febbraio dello stesso anno aveva incontrato Silvio Berlusconi.

L’altra memoria è stata consegnata dall’avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini, un documento di poche pagine nel quale sono riportate le deposizioni rilasciate lo scorso 17 maggio da Ruby, che nel corso del processo parallelo a carico di Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti, ha dichiarato di di non essere mai stata una prostituta e aveva definito «cavolate» i suoi precedenti racconti sui milioni che avrebbe dovuto ricevere da Berlusconi.

Ora non resta che attendere il verdetto dei giudici. Ricordiamo che questo è solo il primo ‘appuntamento’ con i verdetti di una lunga serie per Berlusconi. Già a partire da giovedì prossimo, davanti alla terza sezione civile della Cassazione, assisterà alla decisione finale sul Lodo Mondadori (la corte d’Appello aveva imposto a Fininvest di risarcire la Cir di Carlo De Benedetti con 564 milioni di euro).

Aggiornamento delle ore 19:00

Nel pomeriggio il collegio della quarta sezione del tribunale di Milano, formato dai giudici Orsola De Cristofaro, Carmela D’Elia e dal presidente Giulia Turri ha emesso la sentenza sul processo Ruby: il Cavaliere è stato condannato a 7 anni di carcere per i reati di concussione, costrizione e prostituzione minorile e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, oltre al pagamento delle spese processuali.

I giudici hanno anche disposto la confisca dei beni già sequestrati in passato a Ruby e al suo compagno Luca Rizzo. Ricordiamo che la pena è più alta di quella richiesta dai Pm (ovvero 6 anni di reclusione e interdizione dai pubblici uffici).

Rabbia del Pdl per la decisione presa dai giudici, l’attuale capogruppo, Renato Brunetta, ha così commentato la sentenza: «fa paura. Fa paura non solo e non tanto perché cerca di assassinare moralmente e politicamente Berlusconi, ma perché mostra agli italiani in che mani sia oggi la giustizia».

Brunetta ha inoltre affermato: «Quello contro il presidente del Popolo della libertà, Silvio Berlusconi è un atto eversivo dei principi di legalità e del buon senso, sproporzionato e inaccettabile, messo in piedi da una parte della magistratura, ormai apertamente e sfacciatamente politicizzata. La sentenza sul ‘caso Ruby’ è l’ennesimo episodio deplorevole e incommentabile di una giustizia, quella italiana, davanti alla quale l’intero Paese dovrebbe interrogarsi e indignarsi. Costruire un castello accusatorio basato sul nulla cosmico, e smentito più volte dai protagonisti stessi della vicenda, oltre ad essere estremamente grave è preoccupante per la democrazia della nostra Repubblica. Da ormai vent’anni si tenta di eliminare un competitor politico di altissimo calibro usando, di volta in volta, i processi, le sentenze, la mala giustizia. Tutto ciò non è più accettabile. È arrivato il momento di dire definitivamente basta a questo attacco alla libertà. Il Pdl sarà al fianco del suo leader per combattere questa ennesima battaglia».

Il Pd in una nota ha invece dichiarato quanto segue: «il Partito Democratico prende atto della sentenza pronunciata dai giudici della quarta sezione del Tribunale penale di Milano nei confronti di Silvio Berlusconi. Come sempre, il Pd esprime rispetto per le decisioni, di qualunque segno siano, che la magistratura prende nella propria autonomia».

La notizia del verdetto ha fatto in breve tempo il giro del mondo, i maggiori giornali mondiali ora si domandano che ripercussioni avrà sul governo Letta questa sentenza. Il Wall Street Journal ha difatti dato questo commento: «Una sentenza che minaccia di stabilizzare il fragile governo di coalizione in Italia».

Aggiornamento delle ore 20:15

Questa è la prima dichiarazione di Silvio Berlusconi dopo la sentenza: «Ero veramente convinto che mi assolvessero perché nei fatti non c’era davvero nessuna possibilità di condannarmi. E invece è stata emessa una sentenza incredibile, di una violenza mai vista né sentita prima, per cercare di eliminarmi dalla vita politica di questo Paese. Non è soltanto una pagina di malagiustizia è un’offesa a tutti quegli italiani che hanno creduto in me e hanno avuto fiducia nel mio impegno per il Paese. Ma io, ancora una volta, intendo resistere a questa persecuzione perché sono assolutamente innocente e non voglio in nessun modo abbandonare la mia battaglia per fare dell’Italia un paese davvero libero e giusto».

 

Enrico Ferdinandi

(Twitter @FerdinandiE)

24 giugno 2013

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