Decreto svuota-carceri: in settimana l’approvazione in Consiglio dei Ministri

Decreto svuota-carceri: in settimana l’approvazione in Consiglio dei Ministri

1115276-carceriSabato 22 giugno, a detta del Ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, sarà approvato, in Consiglio dei ministri, un decreto “per alleggerire la pressione sulle carceri, con modifiche sia in entrata che in uscita” che però, assicura tempestivamente il Ministro, “non sarà uno svuota carceri”.

Che non sia uno “svuota carceri” lo si evince dal numero di detenuti che beneficerebbero di tale provvedimento: 3-4 mila detenuti a fronte di un sovraffolamento carcerario che conta la presenza di 65.891 detenuti rispetto ad una capienza regolamentare di 47.040, secondo i dati del Ministero della Giustizia, aggiornati al 15 maggio 2013, sovrastimati secondo l’associazione Antigone.

Tra le misure contenute nella bozza del provvedimento presentata dal Guardasigilli Cancellieri compaiono la possibilità di detenzione domiciliare per i reati puniti con pena edittale massima di 6 anni; la liberazione anticipata per i detenuti in custodia cautelare con pena residua non oltre i 3 anni e l’allargamento delle ipotesi di lavoro di pubblica utilità per i detenuti tossicodipendenti.

Un provvedimento che cade a pochi giorni dal trentennale dell’arresto di Enzo Tortora, conduttore televisivo vittima di un caso di malagiustizia, e a distanza di un mese dal rigetto del ricorso presentato dall’Italia contro la sentenza pilota “Torreggiani” della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu) emessa l’8 gennaio scorso che condannava l’Italia per trattamenti inumani e degradanti e dava tempo un anno per trovare soluzioni strutturali al sovraffollamento delle carceri.

Provvedimento “tampone” quello del ministro Cancellieri che, come indica egli stessa, non aggredisce le cause strutturali del malfunzionamento della Giustizia in Italia e, precisa, solo misure come l’amnistia e l’indulto porterebbero il paese nell’alveo della legalità sua propria di fatto oggi negata da 33 anni di condanne da parte della giurisdizione europea.

Andrea Turi

16 giugno 2013

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