Inchiesta sui fondi del Viminale: 4 arresti fra cui l’ex prefetto La Motta

Inchiesta sui fondi del Viminale: 4 arresti fra cui l’ex prefetto La Motta

Peculato e falso ideologico. Queste le accuse che il gip romano, Massimo Di Lauro, nell’ambito dell’indagine sulla gestione dei fondi del Viminale, ha rivolto verso l’ex prefetto Francesco La Motta, l’ex banchiere Klaus Beherend, il finanziere Eduardo Tartaglia e il broker Rocco Zullino, questi ultimi due già in carcere a Napoli.

L’indagine, filone di un inchiesta napoletana, è state descritta, si legge nel provvedimento della procura di Roma, come «un’indicibile beffa ai danni dei cittadini in un momento di necessaria austerità». La sottrazione di circa 10 milioni di euro dai fondi del Viminale è l’ennesimo ‘caso’ di peculato e falso ideologico che nel corso di questi ultimi due anni hanno contribuito a far diminuire la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni.
Come detto l’indagine è partita qualche mese fa a Napoli con lo scopo di verificare un investimento di dieci milioni di euro che l’ex responsabile del Fondo edifici di culto (Fec), Francesco La Motta, aveva fatto in Svizzera. L’investimento era stato affidato a Rocco Zullino, broker di Lugano, ed Eduardo Tartaglia, cugino dell’ex prefetto. Il banchiere Beherend, in pensione dal 2009, avrebbe invece preparato il piano di investimento da fare in Svizzera.

L’ex prefetto La Motta poteva contare, si legge nell’ordinanza di arresto, su: «aderenze con appartenenti ad apparati dello stato e in ragione di ciò sono più che concrete le possibilità di inquinare le indagini».

Nell’ordinanza cautelare emessa dal gip Di Lauro si apprende inoltre che La Motta e gli altri soggetti finiti in carcere puntavano: «a dissuadere i componenti del Fondo Edifici di Culto (Fec) dall’iniziativa di chiudere il conto presso la banca svizzera Hottinger nell’evidente timore che si scoprissero i milionari ammanchi».

Di Lauro ha aggiunto che dal tono di certe intercettazioni telefoniche si evince: «qualcosa di ben più grave di un episodio ordinario malcostume».

E. F.

(Twitter @FerdinandiE)

14 giugno 2013

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