Il movimento di Grillo al “Redde Rationem”?

Il capolavoro di strategia politica messo in atto da Grillo ha partorito dopo un primo successo di consensi un flop elettorale.

Tracciando le linee guida del movimento-partito che puntava al 100 % dei voti, alla distruzione dei partiti storici e a rivoluzionare lo stile di vita degli Italiani nel solco di una ‘decrescita felice’, è facile notare l’apparente contraddizione in termini che identifica una filosofia fondata sul principio che non può crescere all’infinito.

Su questa base di principio e applicando un metodico e satirico ‘spolpaggio’ mediatico della partitocrazia, Grillo ha messo in campo le sue rappresentazioni ‘politiche’ che lo hanno premiato inizialmente come il migliore, su di lui e sul suo partito in tanti hanno riversato le loro speranze, il sogno di una Italia nuova e più pulita, una sorta di rinascimento che ponesse finalmente fine alle malversazioni di una classe politica indecente. Grillo aveva la ‘golden share’ come primo partito italiano, poteva riversare il peso elettorale ricevuto per assumersi le responsabilità di un cambiamento.

Alla fine della fiera si sono accapigliati sulla diaria e sui rimborsi, prosaici argomenti molto lontani dal mantra del ‘partito super parsimonioso’, quello della diversità etica e morale. Persino la Gabbanelli, una delle prime ‘scelte online’, è finita nel girone dei giornalisti faziosi, ripudiata solo perché ha osato porre le domande lecite e di buon senso che tutti vorrebbero porre: Dove finiscono i soldi che piovono sul partito-blog M5S e chi li gestisce?.

Il vistoso calo elettorale ha deluso chi credeva in qualcosa di nuovo: il movimento di Grillo è al Redde Rationem?.

 

Antonello Laiso

5 giugno 2013

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