Crisi: in quattro anni perse 55mila imprese manifatturiere

Crisi: in quattro anni perse 55mila imprese manifatturiere

55 mila, questo il numero delle imprese manifatturiere che nel giro di quattro anni, fra il 2009 e il 2012, hanno cessato la loro attività. Le attività che hanno pagato lo scotto maggiore sono quelle farmaceutiche, tessili, dell’abbigliamento e della pelletteria. A diffondere questi nuovi dati, frutto della crisi economica, è stato quest’oggi il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, che chiudendo i lavori del seminario del Centro studi ha dichiarato:

«Dall’inizio della crisi abbiamo distrutto il 15% della base produttiva industriale e rischiamo di vedere ulteriori defezioni se non invertiamo subito la rotta, ma ce la possiamo fare».

Nel report di Confidustria viene posto grande risalto anche all’attuale stato della manifattura italiana che sta vivendo, si legge, una condizione di grande criticità: «Le due violente recessioni hanno determinato una caduta così profonda e prolungata dei livelli di attività da mettere a repentaglio decine di migliaia di imprese. Il Centro studi Confindustria ha calcolato che la crisi ha già causato la distruzione di oltre il 15% del potenziale manifatturiero italiano, con una punta del 40% negli autoveicoli e cali di almeno un quinto in 14 settori su 22. Il credit-crunch, che ha colpito in particolare l’industria, minaccia la sopravvivenza di un numero sempre più vasto di imprese».

Di conseguenza sono diminuiti anche i prestiti erogati dalle banche nei confronti di queste aziende. Sempre dal report si evince che a marzo 2013 c’è stato un calo del 5,5% di prestiti rispetto a settembre 2011, una percentuale che equivale ad una perdita di circa 50 miliardi di euro.

Il fallimento di così tante aziende ha portato di conseguenza un gran numero di disoccupati che, avverte Confindustria, potrebbero presto superare quota 730 mila unità. Quello del manifatturiero è uno dei settori trainanti della nostra economia che, parole del capo economista di Confindustria Luca Paolazzi: «ha lo stesso valore del Colosseo, di San Pietro e di Pompei. Nulla ci garantisce che continui a stare in piedi. Quello che è successo a Pompei può accadere al manufatturiero. L’industria manufatturiera, è un bene prezioso consegnatoci da chi è venuto prima di noi. Non ci arriva come una dote naturale , come il petrolio nel sottosuolo».

Per cercare quindi di preservare questa eredità Confindustria ha proposto cinque punti che se attuati potrebbero servire ad invertire la rotta: Sburocratizzazione del Paese, taglio dei costi per le imprese; fisco più leggero; patto generazionale sul lavoro; detassazione degli investimenti in ricerca e innovazione.

 

Enrico Ferdinandi
(Twitter @FerdinandiE)

5 giugno 2013

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