Elezioni in Calabria e in Emilia: vincono la forzista Santelli e Bonaccini del PD

Elezioni in Calabria e in Emilia: vincono la forzista Santelli e Bonaccini del PD

Elezioni in Calabria e in Emilia: il PD è il primo partito in tutte e due le regioni

Difficilmente si ricordano delle elezioni regionali che siano state così importanti per il destino del nostro paese. Probabilmente nella storia della Repubblica è già successo che il voto regionale potesse condizionare concretamente la vita dell’esecutivo, ma il 26 gennaio aveva un sapore diverso. La Calabria e l’Emilia si sono ritrovate, quindi, ad esprimere un voto che è valso molto più di quanto potessero, tutti, immaginare solo cinque anni fa. L’esito delle elezioni poteva generare una seria crisi di governo.

In Italia, le regionali in Calabria e in Emilia, oltre ad essere un esame per il governo, hanno rappresentato lo scontro tra due modi di vivere l’alleanza atlantica, di concepire le istituzioni europee, di affrontare le politiche sull’immigrazione o quelle sul lavoro. Al Sud, ha vinto Santelli per il centrodestra, con il 55,7%. Al Nord, vince Bonaccini per il centrosinistra, con il 51,42%. Questo scontro che sembra un pareggio, suona come una vittoria per il PD e come una sconfitta per la Lega. Più in generale possono esultare tutti i partiti tradizionali per un crollo disastroso dei 5 stelle.

Così, il Pd e Zingaretti tirano avanti riconfermandosi alla guida di una storica regione di sinistra e, riguardo all’equilibrio governativo, annunciano al M5S di iniziare a rivedere il loro rapporto di forza. Adesso i democratici di sinistra aspirano a rinforzare la loro posizione nell’esecutivo sfruttando il tonfo dei grillini, oltre che le dimissioni del suo segretario.

Nel frattempo, il PD può scongiurare anche chi minacciava alla vita di questo esecutivo, quindi il centrodestra e Matteo Salvini. Il segretario del Carroccio ha subito la prima battuta d’arresto da quando il suo partito è in ascesa. In un certo senso, non può dirsi soddisfatto neanche di come sono andate le cose in Calabria. Santelli è, in ogni caso, una candidata di Forza Italia, partito abbastanza diverso dalla Lega.

 

In Calabria stravince la forzista Santelli, ma in Emilia esulta Bonaccini

Sviscerando i risultati elettorali si possono tirar fuori i veri verdetti sanciti da emiliani e calabresi. Nonostante il rumore creato sui social nelle ultime settimane, la Lega non ha vinto in Emilia. Non è bastato fomentare la brama di sicurezza degli elettori, suonando al campanello di un presunto spacciatore tunisino, o la carica energetica capace di conferire un apprezzamento pronunciato da Mihajlovic. Non ha vinto, nonostante, in settimana, dall’accondiscendente Bruno Vespa, il suo leader sentisse già in tasca il successo e presagisse un conseguente crollo del governo.

In Calabria la Lega ha vinto all’interno della coalizione di centrodestra, ma questo non può essere considerato un pieno successo per varie ragioni; sia perché Jole Santelli è una candidata forzista, sia perché Tajani ha potuto dire “questo dimostra come Salvini senza di noi non va da nessuna parte”, sia perché, soprattutto, il primo partito calabrese è, di fatto il PD con il 15,8%, davanti a Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia che hanno ottenuto rispettivamente il 12,6%, il 12,3% e l’10,8%.

La vittoria stracciante della Santelli, ha detto Mara Carfagna, dimostra come il sovranismo “non possa essere l’unico traino del centrodestra”. Queste parole sommate a quelle di Tajani pesano sulla Lega e sull’atteggiamento di chi ha addossato su di sé la pressione elettorale, senza ottenere i risultati sperati. In Emilia il centrodestra ha perso ed il PD è tornato ad essere il primo partito. La vittoria è di Bonaccini, che ha conseguito il 51,4% dei consensi, 8 punti percentuali in più rispetto al risultato ottenuto dalla candidata avversaria Lucia Borgonzoni.

 

Una sconfitta della Lega? E’ più una vittoria della sinistra

E’ lecito parlare, dunque, di sconfitta della Lega, perché quello di Salvini è il terzo partito in Calabria e il secondo in Emilia. Ed è legittimo anche raccontare il disagio di chi in settimana pavoneggiava pregustandosi una doppia vittoria. A distanza di un anno, dunque, dalle europee alle regionali la situazione si è ribaltata. I 7 punti percentuali in più con i quali il centrodestra aveva chiuso le europee nei confronti del centrosinistra, ora sono in meno.

C’è stato un gran lavoro di mobilitazione delle forze di sinistra per riavvicinare il territorio emiliano verso un’atmosfera politica che le è stata da sempre più familiare. E’ in questo richiamo alla tradizione politica che la macchinata dei consensi guidata da Morisi ha subito un duro colpo. C’è chi dice, come l’ex Ministro Orlando, che l’idea di suonare al campanello è stata pessima, di cattivo gusto. Un simile gesto, altamente criticabile, ha restituito il desiderio di votare ad una certa sinistra emiliana ormai da anni astensionista.

In questo senso, come ha notato lo stesso Zingaretti che ha espresso perfino ringraziamenti, non si può negare anche il movimento delle sardine abbia spinto l’elettorato emiliano più a sinistra. Il ruolo delle sardine è stato senz’altro determinante nell’esito di queste elezioni. E’ doveroso aggiungere che tutto questo non sarebbe stato possibile se nel frattempo il M5S, nella regione in cui è nato nel 2007, non fosse sprofondato in questa maniera.

Se in Calabria, per poco, il Movimento non ha raggiunto l’8%, considerato la soglia di sbarramento; in Emilia l’esito è stato ancora più sconcertante, Benini arriva a mala pena al 5%. Gli elettori del M5S verosimilmente hanno deciso di votare per il PD; complice le sardine o l’antisalvinismo, l’affluenza rispetto a 5 anni fa è cresciuta considerevolmente (Bologna ha registrato il 71% degli aventi diritto, contro il 40% delle scorse elezioni) e in confronto allo scorso anno, i risultati elettorali sono stati ribaltati.

In ogni caso, però, questa battuta d’arresto non significa che la Lega non sia più il primo partito d’Italia o chissà quanto terreno abbia perso. Sicuramente ha perso l’occasione di destabilizzare il governo, ma continua ad amministrare diverse regioni, soprattutto al Nord. La sconfitta in Emilia segna un rilancio del PD. Quest’anno saranno importanti le elezioni che si terranno in Liguria e in Campania.

Il governo è salvo, ma il PD potrebbe cambiare atteggiamento. Il Movimento è in continuo calo

Al termine delle due elezioni regionali, se dovessimo stilare una classifica dei vincitori, sicuramente il PD sarebbe al primo posto. Quella che sembrava una forza politica degradata ed esanime è il primo partito sia in Calabria che in Emilia. Segue Forza Italia, che offrendo un centrodestra più liberale e non sovranista, ha conquistato la Calabria piazzandosi davanti alla Lega.

L’elenco dei partiti che potrebbero dirsi soddisfatti è terminato perché il Carroccio, sebbene ora si dica “comunque contento”, ha deluso le aspettative interne e degli ossequiosi seguaci del capitano. Allo stesso modo Fdi, è terzo nella coalizione di centrodestra al Sud e non ha potuto giovare della vittoria dell’alleato Salvini in Emilia.

Senz’altro i più delusi, però, sono i 5 stelle. La percentuale dei voti raggiunta in entrambe le regioni è miserabile. Il movimento ha esaurito i suoi argomenti e ha perso la fiducia di chi gliel’aveva in questi anni concessa. Questo complica la loro posizione all’interno del governo, dato che due anni fa erano il più grande partito d’Italia e ora si ritrovano in parlamento con tanti seggi ma che non rispondono più alla volontà degli italiani.

A marzo ci saranno gli stati generali e lì potrebbe segnarsi una svolta o attivare un nuovo impulso vitale per il Movimento, che sembra alla deriva; e questo è ciò che i partiti tradizionali hanno sempre sperato, cioè che una forza politica che appoggia Maduro e pare aprirsi alla Cina, resti marginale.

Al netto dei risultati, il PD vince in Emilia ed è il primo partito in Calabria, sebbene il candidato della coalizione di centrosinistra Callipo abbia perso di oltre venti punti percentuali. In ogni caso, il crollo del Movimento permette al Partito Democratico di cambiare l’atteggiamento nel rapporto di governo. L’esecutivo, quindi, è salvo ma queste elezioni potrebbero generare dei cambiamenti.

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