Trattativa Stato-mafia, al via il processo a Palermo: “La mafia non è affatto invincibile”

Trattativa Stato-mafia, al via il processo a Palermo: “La mafia non è affatto invincibile”

Carcere Pagliarelli di PalermoComincia quest’oggi il processo sulla ‘trattativa’ tra lo Stato e mafia a Palermo, nell’aula bunker del carcere Pagliarelli. La Corte d’Assise dovrà giudicare dieci imputati (tra cui figurano politici, ufficiali dell’arma e mafiosi) che secondo l’accusa negli anni ’90 concordarono una strategia comune di distensione che ha poi portato alle stragi (tra cui quelle rivolte ai magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino) che fra il 1992 ed il 1993 hanno insanguinato l’Italia.

Fra gli imputati figurano i nomi degli ex ufficiali del Ros dei carabinieri, Antonio Subranni, Mario Mori e Giuseppe De Donno, l’ex senatore del Pdl Marcello Dell’Utri e l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino. I capimafia Totò Riina, Antonino Cinà, Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca ed il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo Massimo Ciancimino. Tutti, tranne Nicola Mancino accusato di falsa testimonianza e Massimo Ciancimino accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e calunnia, sono imputati per violenza o minaccia al corpo politico dello stato, con l’aggravante d’aver favorito cosa nostra.

Nicola MancinoStamani, poco prima dell’inizio del processo, Nicola Mancino ha affermato: «Io ho sempre combattuto la mafia, non posso stare nello stesso processo in cui c’è la mafia. Chiederemo uno stralcio. Ho fiducia e speranza che venga fatta giustizia e che io possa uscire al più presto dal processo».

L’ex ministro democristiano Calogero Mannino ha invece scelto il rito abbreviato mentre al processo è stata stralciata la posizione di Bernardo Provenzano, il quale è stato ritenuto incapace di intendere e di seguire coscientemente. La sua posizione pende ancora davanti al gup.

I magistrati che sosterranno l’accusa sono Nino Di Matteo, Roberto Tartaglia, Francesco Del Bene e il procuratore aggiunto Vittorio Teresi.

Di Matteo prima del processo ha affermato: «Quando la verità dovesse riguardare elementi di colpevolezza a carico dello Stato, lo Stato non può nascondere eventuali sue responsabilità sotto il tappeto».

Secondo i magistrati la trattativa tra alcuni ‘pezzi’ dello Stato e i vertici di Cosa nostra sarebbe iniziata nella primavera del 1992, ovvero con l’omicidio dell’eurodeputato Salvo Lima (Democrazia Cristiana) e sarebbe durata fino al 1994, con il fallito attentato allo stadio Olimpico di Roma dove l’intenzione era quella di uccidere centinaia di Carabinieri. A ‘contattare’ cosa nostra furono l’allora colonnello del Ros Mario Mori e l’ex capitano Giuseppe De Donno, che chiesero di vedere Vito Ciancimino (l’ex sindaco mafioso di Palermo) che aveva contatti con Totò Riina e Bernardo Provenzano.

Al centro del processo anche le telefonate avvenute fra l’ex consigliere giuridico del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, Loris D’Ambrosio, morto la scorsa estate, e l’ex Presidente del Senato Nicola Mancino. Colloqui telefonici intercettati dalla Procura di Palermo che sono iniziati il 25 novembre del 2011 e proseguiti fino al 5 aprile del 2012.
Saranno inoltre 178 i testimoni citati dalla Procura, tra questi figura il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il presidente del senato Piero Grasso.

Il processo è appena cominciato, per questo è bello ricordare quanto disse un giorno Giovanni Falcone: «La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni».

Enrico Ferdinandi

(Twitter @FerdinandiE)

27 maggio 2013

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