I nuovi scenari della crisi di governo: le delegazioni dei partiti al Quirinale

I nuovi scenari della crisi di governo: le delegazioni dei partiti al Quirinale

Il 20 agosto si è definitivamente conclusa l’esperienza di governo giallo-verde, in seguito all’intervento di Conte in Senato, alla fine del quale il premier ha rassegnato le sue dimissioni, rimettendo la decisione sulle sorti di questa legislatura al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che proprio in questi giorni ha incontrato al Quirinale le varie delegazioni dei partiti.

Durante il suo discorso, Conte ha mosso varie accuse al ministro degli Interni Matteo Salvini, saltando dalla violazione del contratto di governo che prevedeva “discussione e leale cooperazione”, fino alla difesa degli «interessi personali e di partito», dalla «scarsa sensibilità istituzionale e grave carenza di cultura costituzionale» all’«opportunismo politico», dal populismo retorico: «le crisi di governo, nel nostro ordinamento repubblicano, non si affrontano e regolano nelle piazze, ma nel Parlamento» fino alle derive estremiste: «non abbiamo bisogno di persone, di uomini con pieni poteri ma di persone che abbiano cultura istituzionale e senso di responsabilità» e «episodi di incoscienza religiosa».

Le delegazioni dei partiti al Quirinale

Ieri il Presidente Mattarella ha incontrato Giorgia Meloni, capogruppo di Fratelli d’Italia, Nicola Zingaretti, a capo della delegazione del Pd e Silvio Berlusconi, capogruppo di Forza Italia. Nel pomeriggio invece Salvini e Di Maio.

Giorgia Meloni sostiene il ritorno immediato alle urne, considerandole «l’unico esito possibile, rispettoso dell’Italia, dei suoi interessi, del suo popolo e della Costituzione».

Silvio Berlusconi, dopo l’incontro con Mattarella, propone elezioni anticipate o la costruzione di un “esecutivo di centrodestra, con una vocazione atlantica ed europeista”.

Salvini disposto a tornare indietro se non si arriva al voto

Una volta terminato il colloquio con il presidente della Repubblica, Salvini lo definisce un “bell’incontro”. Ribadisce l’impossibilità di portare avanti un governo diviso e litigioso e attacca l’iniziativa del Pd nel voler eliminare il decreto sicurezza bis.

«La via maestra è il popolo» e sull’accordo Pd-M5s dice: «è la vecchia politica», ma se «i no dovessero diventare si» Salvini non esclude la possibilità di proseguire nel governo con i pentastellati.

La posizione del Pd: governo di svolta?

Al termine del colloquio con Mattarella, Nicola Zingaretti in conferenza stampa ha espresso «la disponibilità a verificare la possibilità di una diversa maggioranza e l’avvio di una fase politica nuova nel segno della discontinuità politica e programmatica. Siamo distanti dal M5s, ma è utile provare con un governo di svolta».

L’alternativa al governo di svolta, per Zingaretti, sarebbero le elezioni, nel caso in cui il M5s non accettasse di rispettare i “principi non negoziabili” dell’eventuale nuovo programma di governo.

Propone nuove linee di governo in questi termini: «non un governo a qualsiasi costo ma alternativo alle destre, solido, nuovo e con ampia base parlamentare. Se non dovessero esistere queste condizioni, tutte da verificare allo stato attuale, lo sbocco naturale della crisi sono nuove elezioni alle quali il Pd è pronto».

Le tre condizioni poste dal Pd: abolizione totale dei due decreti sicurezza; accordo di massima, prima della formazione del governo, sulle misure della manovra economica; no alla legge della riforma sul taglio dei parlamentari come è stata scritta.

M5s intenzionato a concludere questa legislatura

«Il voto è un’ipotesi che non ci intimorisce affatto, ma il voto non può essere la fuga delle promesse fatte agli italiani», così si esprime Di Maio circa l’eventualità di tornare alle elezioni anticipate, eventualmente non prima del 3 novembre.

«Potremmo non avere un nuovo governo prima degli inizi di dicembre. La fine prematura di questo governo ha bloccato riforme determinanti che stavano per essere approvate», spiega il ministro del Lavoro, elencando i dieci impegni discussi anche con il presidente della Repubblica.

Tra questi: il taglio del numero dei parlamentari, una manovra economica che blocchi l’aumento dell’Iva, il salario minimo orario, la sburocratizzazione, il sostegno alle famiglie, alle nascite e alle disabilità, il «cambio di paradigma sull’ambiente». Ma anche una riforma della Rai e una nuova legge sul conflitto di interessi e il dimezzamento dei tempi della giustizia. Un piano straordinario di investimenti per il Sud e la tutela dei beni comuni, come la scuola, l’acqua e la sanità pubblica.

Se il modo per poter concretizzare questi impegni è un accordo con il Pd, il M5s non si tira indietro, tanto che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha concesso ai partiti tempo fino a martedì prossimo per trattare.

Di Maio si è detto disponibile a formare una nuova maggioranza, a patto che vengano rispettati i dieci punti.

Per Zingaretti è “un quadro su cui si può sicuramente iniziare a lavorare” se verranno rispettati a loro volta i punti proposti dal Pd.

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