Riforma elettorale, è già polemica: Pd propone legge anti-movimenti

Riforma elettorale, è già polemica: Pd propone legge anti-movimenti

Quello della riforma elettorale è stato un tema a lungo discusso durante la campagna elettorale. L’attuale sistema, elaborato dall’allora ministro delle riforme Roberto Calderoli ed entrato in vigore nel 2005, meglio conosciuto con il nome di ‘Porcellum’, è stato nel corso degli ultimi anni più volte criticato. In primis perché non permette alle piccole realtà politiche di accedere al Parlamento e poi in quanto il cittadino non può esprimere alcuna preferenza personale e delega totalmente ai partiti la decisione su quali uomini e donne lo rappresenteranno alle camere. Altro grave problema è la governabilità, che non è garantita in quanto Camera e Senato possono avere due maggioranze politiche diverse.

Un primo disegno di legge volto ad abrogare l’attuale sistema è stato presentato quest’oggi dalla presidente della commissione Affari del Senato, Anna Finocchiaro e da Luigi Zanda. Il testo prevede, per entrambi i rami del Parlamento, l’assegnazione di un premio di maggioranza a chi abbia superato la soglia del 40%, ma esclude dalle elezioni tutti i movimenti, compreso il Movimento 5 Stelle di Grillo. Il decreto legge prevede difatti la piena attuazione dell’articolo 49 della Costituzione in materia di partiti, a cui viene data ‘personalità giuridica’.

Un ritorno al ‘Mattarellum’, ovvero al precedente sistema elettorale (Legge Mattarella del 1993) con alcune modifiche: il 75% dei seggi assegnati con sistema uninominale, e il 25% con un recupero proporzionale in listini bloccati a carattere regionale.
Prime polemiche al ddl Finocchiaro sono arrivate sul punto che prevede l’esclusione dei movimenti dalle elezioni. A nome del Movimento 5 Stelle Roberto Fico ha dichiarato: «Anna Finocchiaro invece di discutere dell’ineleggibilità di Silvio Berlusconi magari stabilendo una linea dura e una battaglia senza precedenti nella giunta delle elezioni preferisce presentare un disegno di legge anti-movimenti al fine di attaccarci. Complimenti vivi alla senatrice della Repubblica». Dal M5S il messaggio è chiaro: «Se passa una cosa del genere viene la guerra civile».

In una nota il Pd ha così risposto alla critiche: «L’interpretazione secondo la quale il Pd avrebbe presentato la legge per bloccare e andare contro i movimenti è una forzatura deformante, che finisce per diventare una operazione di disinformazione. Non si tratta di norme per chiudere la partecipazione. Al contrario, la legge serve per garantire la trasparenza della vita interna dei partiti e la stessa partecipazione. Proprio in virtù di questa idea il Pd ha deciso fin dall’inizio di avere il bilancio certificato da una società di revisione esterna e di adottare meccanismi di selezione e di scelta dei gruppi dirigenti che prevedono forme di partecipazione. Questo non impedirà a una semplice associazione o movimento di fare politica, ma il mancato acquisto della personalità giuridica precluderà l’accesso al finanziamento pubblico e la partecipazione alle competizioni elettorali».

Mariastella Gelmini, vicecapogruppo vicario del Pdl alla Camera, ha invece affermato che ci sono cose più importati a cui pensare: «Andare a parlare di cambio di legge elettorale agli esodati, agli interessati alla cig in deroga e a coloro che non arrivano alla terza settimana del mese risulta un’operazione di corto respiro e dalla dubbia vocazione riformatrice. Anche per questo sarebbe bene avviare nei tempi dovuti un percorso di riforma della forma Stato e contestualmente di modifica della legge elettorale. Ma le emergenze da cui è bene partire sono il rilancio dell’economia e il sostegno a imprese, famiglie e lavoratori».

E. F.

(Twitter @FerdinandiE)

20 maggio 2013

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