Amatrice e le aree interne: ecco il sogno del Comitato 3 e 36

Amatrice e le aree interne: ecco il sogno del Comitato 3 e 36

Noi di 2duerighe abbiamo sentito la necessità di raccontare, ancora a distanza di più di due anni, la situazione dei paesi colpiti dal sisma dell’Agosto del 2016. Abbiamo avuto l’onore di farlo attraverso la preziosa testimonianza del presidente del Comitato Civico 3 e 36, Antonio Futini.

Buongiorno Antonio, è un piacere averti qui. Innanzitutto le chiederei di spiegare qual è il suo ruolo e quello del Comitato 3 e 36 nell’ambito della ricostruzione di Amatrice.

Il Comitato 3 e 36 nasce dopo i fatti dell’Agosto del 2016, i principi su cui si fonda sono il diritto all’informazione, la trasparenza amministrativa, la partecipazione della società civile e dei cittadini negli atti di gestione dell’emergenza e della ricostruzione. Personalmente mi sono avvicinato al Comitato 3 e 36 in un secondo momento a partire dai primi mesi del 2017. Sono entrato prima nel comitato tecnico-scientifico, che si occupa di approfondire e curare specificatamente gli argomenti che emergono dalle discussioni assembleari. Il Comitato 3 e 36, infatti, è composto da un presidente, un direttivo e un’assemblea. In questi due anni e mezzo è cambiato il mio ruolo all’interno; ed è proseguita l’attività diversificata del Comitato 3 e 36, volta a portare all’attenzione della popolazione le operazioni di microzonizzazione, le procedure riguardanti la rimozione delle macerie e le modalità di ricostruzione di cose pubbliche, prima fra tutte l’ospedale. La composizione dei membri del Comitato 3 e 36 è variegata: ci sono residenti, non residenti, allevatori, commercianti. E’ costituito da persone che hanno un forte legame affettivo con il territorio. Si potrebbe riassumere la nostra azione in questo modo: il forte radicamento nei territori colpiti dal terremoto fa si che nei dibattiti o nelle assemblee emergano aspetti problematici, che vengono trasmessi al comitato tecnico-scientifico, in cui si mettono a punto azioni di comunicazione rivolte ai cittadini, ai media, agli attori politici. Ad esempio per la ricostruzione dell’ospedale pubblico il Comitato 3 e 36 ha organizzato assemblee informative, tavoli di discussione, coinvolgendo personalità importanti in campo sociosanitario e elaborando una nostra proposta.

In un certo senso il Comitato 3 e 36 cerca di favorire e guidare le opere di ricostruzione.

Noi non ci occupiamo fattivamente di ricostruzione, non rientra nelle nostre competenze. Il Comitato 3 e 36 cerca di sensibilizzare la popolazione e le istituzioni attraverso dei momenti di incontro che diffondono dei contenuti o che esplicitano delle proposte. Ci occupiamo di ricostruzione come soggetto della società civile.

Detto questo è comprensibile quanto siano importanti la vicinanza e il dialogo con le istituzioni. Dal giorno del terremoto sono passati due anni e mezzo, tre governi e tre commissari speciali. Com’è stato il rapporto con loro?

Innanzitutto vorrei spiegare che in una situazione come questa sono diversi i livelli politici con cui ci si confronta. Da una parte c’è l’amministrazione regionale e locale, dall’altra il governo vero e proprio e il parlamento, deputati e senatori. In più c’è il rapporto con gli enti creati ad hoc, come la struttura commissariale speciale. Ora se dovessi fare una sintesi complessiva direi che il rapporto con le istituzioni non è stato così buono. Il Comitato 3 e 36 continua ad avere grossi problemi con l’amministrazione comunale locale: ad esempio la nostra richiesta di essere iscritti all’albo delle associazioni del Comune di Amatrice non è stata ancora accolta. Credo questo sia emblematico della considerazione di cui a volte è oggetto il Comitato 3 e 36.

Se non è stato positivo il dialogo a livello amministrativo locale e regionale, com’è stato, invece, il rapporto con i governi e le istituzioni parlamentari?

L’interesse che c’è stato da parte della politica nazionale potrebbe definirsi di singoli casi. Ci sono stati deputati, in modo particolare del M5S, che sono venuti a nostre iniziative o che in qualche modo che hanno mostrato interesse per le questioni che cercavamo di portare all’attenzione dei media o delle istituzioni. Quanto questo intacchi i livelli governativi o esecutivi non mi sento di esprimere una valutazione. Ultimamente è venuto il sottosegretario Crimi, anche in questo caso però è stata più una volontà dell’uomo politico di dare vita ad un incontro aperto per ascoltare direttamente le istanze dei cittadini. Ben venga, ma c’è un problema di fondo se la partecipazione resta un semplice ascolto. Il Comitato 3 e 36, in considerazione della sua vocazione associativa è più interessato ad un dialogo con il comune e con la regione, anche se finora è stato molto difficile.

Cosa potrebbero fare concretamente il comune o la regione? Quali sono le richieste del Comitato?

Dunque, in primis la speranza del Comitato 3 e 36 è che sia il sindaco sia il presidente della regione mostrino maggiore apertura. Ad esempio, quando il Comitato 3 e 36 creava una serie di iniziative e d’incontri su una questione pubblica come quella dell’ospedale, invitando i suddetti esponenti e rappresentanti non per imporre una propria visione ma per avviare un dialogo costruttivo dove vengano tenuti in considerazione più punti di vista, il recepimento e la partecipazione a questo genere di iniziative sarebbe un segnale positivo. Al contrario a questi incontri non c’è stata partecipazione né dell’amministrazione comunale né di quella regionale. Una prima richiesta del Comitato 3 e 36  è quella di essere ascoltati. Un’altra richiesta fondamentale è quella di un’accelerazione delle procedure di ricostruzione. Ci sono degli evidenti ritardi; ci sono dei problemi che causano tali ritardi: uno di questi la mancanza di personale tecnico. Il Comitato 3 e 36 auspica, dunque, che si trovino le risorse necessarie per aumentare il numero delle figure tecniche preposte all’evasione di pratiche inerenti la ricostruzione pubblica e privata.

Credo che in questi casi siamo molto importante parlare di soldi che provengono dall’alto. Senza fondi non si ricostruisce. Un normale cittadino non ha percezione di quanto denaro serva o di quanto ne è stato impiegato per risolvere simili situazioni. Crede che Amatrice sia stata aiutata nella maniera giusta?

Io mi sento di dire che in un primo momento Amatrice è stata aiutata tantissimo, ma non solo Amatrice. Nel senso che la spinta, le risorse, la solidarietà anche al di fuori di quello che è un dovere politico di prestare soccorso, nei primi mesi è stata davvero abbondante. Il problema, secondo me, è stato poi nell’implementazione, nel monitoraggio e nella sorveglianza della gestione di questi fondi. Faccio un esempio. Spesso i media tornano sul problema delle SAE (soluzione abitative d’emergenza): ritardi nelle consegne, malfunzionamenti, deperimenti… sono problemi noti per diverse SAE. Il problema in questi vasi non è stata di certo la mancanza di fondi, quanto il loro utilizzo. Come e quali controlli sono stati eseguiti al momento della consegna di queste abitazioni temporanee ai residenti? Se ci sono problemi d’impiantistica o ci sono problemi legati alle muffe o all’umidità  in alcune abitazioni e non in altre, significa che in alcuni casi si è operato meglio che in altri. Credo dunque che una delle mancanze più grandi delle istituzioni preposte sia stata una scarsa attenzione nelle operazioni di monitoraggio?

In Italia si sta diffondendo un clima sovranista. Cosa pensa della solidarietà manifestata sui social per i terremotati attraverso la critica espressa alle forme di solidarietà rivolte ai migranti?

Io penso che debbano essere aiutati gli esseri umani che vivono situazioni di disagio, indipendentemente da chi siano. Ci tengo a chiarirlo perché in effetti questa è una voce che si solleva e che spesso sento ripetere, dalla quale, però, prendo personalmente le distanze. Del resto, è impensabile credere che  un governo non sia in grado più emergenze allo stesso tempo.

Per concludere, le chiedo qual è il sogno del Comitato 3 e 36 per Amatrice?

Il nostro sogno è che la ricostruzione non si leghi semplicemente al ricostruire com’era e dov’era. L’idea che il Comitato 3 e 36 auspica e tenta di perseguire è che la ricostruzione si leghi ad un vero e proprio progetto di rinascita delle aree colpite dal sisma. Il terremoto è stata una catastrofe sconvolgente che ha lasciato dietro di sé un’infinita di macerie e di morti. La ricostruzione che noi ci auguriamo non dovrebbe limitarsi soltanto alla “casa del privato”. Speriamo in una ricostruzione organica che pensi a rilanciare il tessuto economico, che pensi a creare occupazione concentrandosi ad esempio sullo sviluppo del turismo, che pensi alla promozione delle ricchezze enogastronomiche di queste aree. La nostra rinascita non prevede soltanto nuove case, ma la valorizzazione del territorio in tutti i suoi aspetti. La speranza del Comitato è che Amatrice e l’Italia centrale diventino luoghi di attrazione giovanile e turistica. Certo una speranza del genere non può essere garantita da un’amministrazione microlocale, ma dalle regioni, dal governo. E qui penso a possibili investimenti sulla viabilità, sulla mobilità, sulla possibilità di accesso ai fondi europei, sul turismo sostenibile. Ci auguriamo che Amatrice, Accumoli e le aree limitrofe possano rinascere ed essere più belle, funzionali e attrattive di prima. Quindi ricostruire rapidamente e accompagnare la ricostruzione privata con una serie di investimenti pubblici che assicurino questo genere di sviluppo. Solo così da un evento catastrofico si potrebbe ripartire per assicurare un futuro di prosperità a dei territori che mostravano già prima di esso i segni di vulnerabilità sociale ed economica.

Grazie Antonio, ci salutiamo nella speranza che questo sogno si avveri.

 

 

 

 

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook