Lino Banfi all’Unesco: una parola è troppa e due sono poche

Lino Banfi all’Unesco: una parola è troppa e due sono poche

“Studia che è importante”, dicevano.

Fino a qualche anno fa, chiunque, molto sicuro, avrebbe detto ad un giovane ragazzo “studia che è importante”. E glielo avrebbe detto forte della sua esperienza, del fatto che nella sua vita non aver avuto un’istruzione completa aveva rappresentato un ostacolo ai suoi interessi. Certo, spesso il monito non nasceva da un augurio che metteva al centro lo studio, l’imparare e la conoscenza come strumenti per raggiungere la completezza di se stesso ed essere sempre utile alla società. Era più un avvertimento quasi paterno, come a dire, “studia, diventerai un medico, un commercialista, un avvocato e avrai un futuro roseo, migliore del mio. Studiare è importante, prima era un privilegio dei ricchi, ora è un diritto che abbiamo conquistato”.

Sarà che le ultime generazioni di italiani sono state sin troppo obbedienti da seguire quell’ammonimento oppure che il mercato del lavoro in Italia si è ridotto sempre di più spingendo così molti giovani nelle braccia dell’università, il triste fatto è che oggi alla fine il futuro di molti laureati, invece di essere dietro ad una scrivania, è dietro ad un bancone. Così ora, dopo anni in cui ci eravamo sentiti dire “studia è importante per il tuo futuro”, oltre al danno ci dobbiamo sorbire la beffa delle televisioni che ad ondate cicliche ci riempiono di servizi su laureati che lavorano nei fast food. Improvvisamente i signori, quegli italiani piccolo borghesi attenti all’utile come Mirandolina, hanno cambiato opinione. Al giovane ragazzo non dicono più “studia che è importante” ma “studiare non serve a nulla. Impara a fare qualcosa”.

“Impara a fare qualcosa”

Questi signori, forse senza nemmeno saperlo, alla fine ripetono biecamente una serie di impressioni diffuse però sembrano approssimativamente aver  colto una trasformazione profonda della nostra società. Premetto, non appoggio questa tendenza. Studiare è sempre importante, al di là delle prospettive materiali. Lo è per conoscere te stesso e il mondo che vivi. Lo è dentro un’istituzione pubblica come la scuola o l’università, ma anche a casa quando si legge un libro. Da un altro lato, però, non posso che constatare quanto il nuovo mantra “impara a fare qualcosa” contenga comunque una indicazione utile: della serie, aiutati che il ciel ti aiuta. Internet prolifera di nuove occupazioni, vede la nascita di nuovi servizi e l’affermazione di un mercato realmente globale. Perciò, se un ragazzo vuole avere un lavoro sicuro, impari attraverso l’esperienza di queste nuove possibilità in continuo cambiamento e in continua espansione.

È indicativo che Google, Apple non richiedano la laurea come una discriminante necessaria, piuttosto la ritengono un valore aggiunto. Il candidato è sottoposto più specificatamente ad una presentazione di se stesso ed a dei test valutativi delle capacità. Pare anche, infatti, che molte aziende all’avanguardia nel Nord-Europa adottino un simile metodo di selezione dei candidati, partendo dalla trasformazione del curriculum richiesto. Non più una cronologia della carriera, ma una presentazione di sé.

Non dobbiamo dimenticarci però che Google e Apple sono privati e in quanto tali possono fare ciò che vogliono. Se in un nerd con la terza media, trovano un programmatore eccellente è giusto che lo prendano, senza se e senza ma.Anche le aziende del Nord-Europa possono farlo: se trovano una persona senza titoli di studio ma più competente e dinamica di un’altra che vanta tre master è tutto a loro vantaggio, il loro primo scopo non è educativo. Il discorso infatti cambia se dal privato passiamo alle istituzioni pubbliche. Purtroppo viviamo in una nazione che riesce a ridicolizzare qualsiasi cosa. Un governo nazionale non può strumentalizzare un naturale cambiamento della società e di alcuni settori del mercato lavorativo.

Lino Banfi, rappresentante alla commissione Unesco

Ieri pomeriggio per l’ennesima volta è accaduto un fatto non trascurabile, significativo della svalutazione del percorso scolastico in passato così tanto mitizzato. Durante un evento sul reddito di cittadinanza il vicepremier Di Maio si è detto orgoglioso di poter nominare Pasquale Zagaria, in arte Lino Banfi, rappresentante della commissione italiana per l’Unesco. Allo stesso modo Banfi ha affermato di essere felice di poter portare un sorriso “in mezzo ai plurilaureati che siedono le commissioni”. C’è però poco da ridere. Da compito della commissione nazionale italiana per l’Unesco, istituita nel 1950, Lino Banfi, con altri rappresentanti “avrà lo scopo di favorire la promozione, il collegamento, l’informazione, la consultazione e l’esecuzione dei programmi Unesco in Italia”.

Non è perché metà del nostro governo ha un titolo di studio inferiore alla metà dei giovani italiani che la laurea non serve più a nulla. Che studiare non serve più a nulla. Che crearsi delle competenze non serve più a nulla. Non è questo il momento in cui ci si soffermerà a riflettere se realmente un ex bibitaro può essere in grado di fare il Ministro dello Sviluppo Economico, del Lavoro e delle Pratiche Sociali; ma sicuramente non è più possibile delegittimare in questa maniera le istituzioni e i valori su cui si fondano la nostra società e la cultura italiana. I segnali di allarme ci sono tutti: prima vengono sottratti 4 miliardi al finanziamento delle scuole pubbliche, con tagli specialmente verso gli insegnati di sostegno, poi Lino Banfi viene eletto nella commissione italiana dell’Unesco. Alla faccia di quanti laureati in Beni Culturali?

Ammesso che si possa condividere che la laurea non sia un requisito indispensabile per fare anche il ministro dell’Interno, tuttavia, appurato dai dati che il 65% per cento dei giovani che vanno a scuola oggi faranno lavori che non esistono, perché bisogna screditare l’istruzione in questo modo, invece di potenziarla? Eleggendo un attore comico di 82 anni (che dice di aver posto la sua conditio sine qua non, ossia “niente laurea, niente inglese”) come rappresentante della commissione italiana per l’Unesco, viene dipinto solo il ritratto di un’Italietta dalle vedute sempre più piccole e dall’anima nostalgica. Banfi aveva già in precedenza confessato la sua simpatia per il Movimento e per Luigi Di Maio, ma non basta una simpatia reciproca per l’assegnazione di questa carica.

Allena la tua mente al cambiamento !

Per concludere: signori di mezza età non dite ad un giovane ragazzo “studiare non serva a nulla. Impara a fare qualcosa”, probabilmente quel ragazzo potrebbe imparare un mestiere che tra trent’anni non esisterà più e non troverà un ripiego nemmeno come fattorino di Deliveroo che avrà sostituito gli uomini in bici con i droni. Piuttosto dite a quel ragazzo: “studia e insegna alla tua mente a cambiare, studia e non sarai mai vecchio”.

P.S: Non dimentichiamoci che l’annuncio della nomina di Banfi è arrivato in concomitanza con l’evento sul reddito di cittadanza, durante il quale Di Maio ha promesso che in caso di recessione sosterrà le fasce più deboli. Non è che questa discutibile elezione voleva solo distogliere l’attenzione dal reddito di cittadinanza?

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