Camera e Senato litigano sui vitalizi. Ex parlamentari minacciano

Camera e Senato litigano sui vitalizi. Ex parlamentari minacciano

Negli ultimi giorni la polemica sui vitalizi e sul loro ricalcolo ha riscosso attenzione, in particolare per la reazione di tutti i beneficiari, ex parlamentari in particolare, che si sono detti contrari e addirittura pronti a richiedere un risarcimento danni se dovessero perdere qualcosa dal loro vitalizio.

Cosa sono i vitalizi

Il vitalizio è stato creato in una seduta segreta della Camera nel 21 dicembre del 1954, con l’ok dei deputati di tutti gli schieramenti, tranne uno, Giuseppe Veronesi, che presentò le dimissioni (poi rifiutate) dicendo «La povera gente ha bisogno di buone leggi e buoni esempi». Tecnicamente parlare di vitalizi oggi è sbagliato, questi infatti nel 2012 sono stati aboliti e sostituiti da un nuova forma pensionistica: pensione da parlamentare. Questa è calcolata con il metodo contributivo e dipende dunque da quanto l’onorevole versa nel corso del tempo (il vitalizio era calcolata con il metodo retributivo e ammontava a quasi il doppio). Inoltre è stato anche innalzato il periodo di tempo minimo per riscuotere tale pensione, da 2 anni e 6 mesi a 5 anni di legislatura, riscuotibile solamente dopo i 65 anni. Se però l’onorevole fa più di una legislatura l’età minima si abbassa e, ipotizzando che rimanesse in carica per due legislature, potrebbe riscuotere la propria pensione a 60 anni. Infine, la riforma del 2012 ha abbassato considerevolmente la quantità di denaro ricevibile poi con la già citata pensione da parlamentare: se prima il vitalizio ammontava a circa 3000 euro, ora la cifra si aggira sui 900.

Perché si discute

Il 27 giugno il Presidente della Camera, Fico, ha presentato all’Ufficio di Presidenza di Montecitorio la delibera per il ricalcolo dei vitalizi, annunciando poi tagli dal 40% al 60% per 1338 vitalizi. Subito l’associazione degli ex parlamentari ha reagito inviando una diffida stragiudiziale a tutti i membri dell’Ufficio di presidenza della Camera, minacciando inoltre un’azione civile ed amministrativa per danni. Il presidente dell’associazione, Antonio Falomi, ha poi aggiunto «Non si può applicare retroattivamente una legge. È un’operazione vergognosa ma l’obiettivo è chiarissimo: noi siamo solo un ‘cavallo di troia, questi nuovi arrivati vogliono applicare i dettami dei poteri forti che gli chiedono di mettere mano alle pensioni degli italiani». È stata anche citata l’incostituzionalità della riforma, sulla quale si è già espresso il professore Valerio Onida, ex presidente della Corte Costituzionale, in un’intervista a Repubblica. Il Ministro del Lavoro e leader pentastellato, Luigi Di Maio ha così replicato «A queste minacce siamo abituati dagli ultimi sei anni. Quelli sono privilegi rubati non diritti acquisiti e la smettano con le minacce, è uno schiaffo alla miseria fare ricorsi e protestare perché ti tolgo un vitalizio di 6-7000 euro quando sei stato tre giorni in Parlamento». Anche la seconda carica dello stato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, presidente del Senato, ha espresso dubbi sulla delibera, specificando, però, che le sue perplessità sono di natura giuridica «Perplessità sul fatto di poter incidere sui diritti acquisiti. Bisogna lavorare insieme al Senato, perché sarebbe stravagante che la Camera operasse in un modo e che la stessa situazione non si verificasse nell’altro ramo del Parlamento», per poi aggiungere di lavorare per trovare soluzioni condivise. Ovviamente gli attacchi da parte dei cinque stelle non si sono fatti attendere, queste le parole del senatore Nicola Morra «Ma proprio quando dagli annunci si è passati ai fatti, da Casellati si sono levati appelli alla prudenza e si è invocato addirittura il principio della condivisione. Ma di che cosa stiamo parlando. Noi del Movimento 5 Stelle non faremo sconti».

Si risparmia davvero?

Il presidente dell’INPS, Tito Boeri, ha affermato che tale ricalcolo dei vitalizi porterebbe nelle casse dello stato un risparmio di circa 200 milioni, spiegando «Secondo le nostre stime l’intervento sui vitalizi poteva portare anche fino a 200 milioni, tra deputati senatori e consiglieri regionali. Sono niente rispetto al nostro debito pubblico ma sono molto se rapportate a misure sociali come ad esempio l’indennità di disoccupazione. Con il nostro debito pubblico dobbiamo stare attenti ai milioni». Tuttavia ha anche aggiunto che, per quanto corretti, tali provvedimenti non devono ovviamente essere punitivi.

Tito Boeri ha chiaramente ragione quando afferma che un risparmio di tale cifra non risolleverebbe, da solo, le sorti economiche del nostro paese, ma è pur vero che il divario tra la classe dirigente ed il resto del paese, in particolare le fasce più basse, è sempre maggiore. Il divario economico tra i politici e la società italiana, sicuramente maggiore rispetto a quello che è nella realtà, è stato, a mio avviso, uno dei fattori che più ha determinati gli ultimi spostamenti elettorali italiani, primo su tutti la crescita del Movimento 5 Stelle, che della paupertas ha fatto uno dei propri cavalli di battaglia (almeno nei confronti dei conti pubblici). Per anni si è parlato di austerità, di rigore e di sacrifici, e mentre numerosissime persone rimanevano senza un lavoro i protagonisti della politica italiana non risentivano certo della crisi economica. Vorrei dunque citare ancora una volta Boeri «Chi chiede sacrifici deve dare il buono esempio».

 

 

 

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