Giuseppe Conte: un presidente del Consiglio senza voce ma con 18 pagine di curriculum

Giuseppe Conte: un presidente del Consiglio senza voce ma con 18 pagine di curriculum
Fonte immagine: Sky TG24

Dopo 78 giorni dalle elezioni, il nome proposto in Quirinale per ricoprire la carica di presidente del Consiglio è Giuseppe Conte, avvocato civilista di 54 anni, docente di Diritto privato all’Università di Firenze, un volto inedito nel panorama politico. Nato a Volturara Appula, in provincia di Foggia, ma residente a Roma, viene presentato da Luigi Di Maio come «un professionista di altissimo profilo. È una persona che viene dalla periferia di questo Paese. È cresciuto a San Giovanni Rotondo, si è fatto da solo. Si è battuto non solo per un rigore dal punto di vista legale ma anche dal punto di vista morale. È uno tosto, lo conoscerete se il presidente riterrà di sciogliere la riserva su di lui».

Sicuramente la sua è una candidatura nata e sostenuta dal M5S, dal momento che Di Maio lo aveva già indicato come possibile ministro della Pubblica Amministrazione nel gruppo presentato prima delle elezioni. Non solo: Conte, scelto dal Parlamento e candidato all’incarico dal M5S, fa parte del Consiglio di presidenza della Giustizia Amministrativa dal 2013.

Per quell’occasione presentò un ambizioso curriculum di 18 pagine, dal quale si evince la laurea in Giurisprudenza nel 1988, gli studi di perfezionamento a Yale e alla New York University, le docenze di Diritto Privato all’Università di Firenze e all’università LUISS di Roma. Lavora come avvocato a Roma, ha un suo studio legale ed è avvocato patrocinante in Cassazione. Si definisce da sempre di sinistra, eppure si dovrà fare portavoce di un governo M5S-Lega; sposato, divorziato e padre di un bambino di 10 anni.

Durante l’evento di presentazione della squadra di governo del Movimento 5 Stelle prima delle elezioni del 4 marzo, Conte individuava alcuni punti essenziali nella riforma della logistica amministrativa e burocratica di questo Paese: la de-burocratizzazione e la semplificazione dell’amministrazione pubblica, la cultura della legalità e della meritocrazia e la riforma di quella che aveva definito la “cattiva scuola”. Proponeva un censimento di tutte le norme per poter abrogare le leggi inutili.

Durante la presentazione Conte aveva raccontato di avere avuto i suoi primi contatti con il M5S nel 2013, quando gli fu chiesto di diventare membro del Consiglio di presidenza della Giustizia Amministrativa. «Fui molto chiaro, per onestà intellettuale precisai: “non vi ho votato”, e precisai anche “non posso neppure considerarmi un simpatizzante”, non li conoscevo. In questi quattro anni in cui ho svolto questo incarico non ho ricevuto una telefonata che potesse in qualche modo interferire [..] nel delicato incarico che ho ricoperto». Dichiarava di apprezzare il senso delle istituzioni del M5S e la composizione delle liste elettorali che lo avevano spinto a candidarsi come ministro: «l’apertura a esponenti della società civile, a figure professionali, figure competenti. Un laboratorio politico meraviglioso, incredibile».

Stampa e Giornale scrivono già di una presunta amicizia con Maria Elena Boschi: «a Firenze raccontano che il professor Conte avrebbe coltivato un certo afflato per il primo Renzi e in ricordo di quella stagione l’ex presidente del Consiglio ha fatto circolare una battuta: “Il M5S vuole fare premier Conte, l’amico di Maria Elena Boschi?”».

Giuseppe Conte: il premier senza voce

In Italia non stupisce più avere un presidente del Consiglio non eletto, né conosciuto dagli elettori, Monti, Letta, Renzi sono soltanto gli ultimi esempi. Ma questa abitudine ad avere un premier non scelto dagli elettori denota un’incapacità politica strutturale interna ad ogni forza politica, incapace di trovare un accordo e di sostenere un leader forte in grado di mettere d’accordo le diverse fazioni. Mattarella avrebbe sicuramente preferito un nome politicamente noto, pur nell’eventualità di un governo neutro, potrebbe dunque polemizzare sulla debolezza del profilo apolitico del candidato presidente del Consiglio. Accetterà una figura politicamente debole come il professor Giuseppe Conte? Di lui la maggior parte degli italiani, quasi la totalità, fino a ieri non conosceva il viso, tanto meno la voce. Dietro Conte due forze politiche conosciute, si, ma soltanto all’opposizione. È il governo del salto nel buio.

Per Salvini la distinzione fra tecnico e politico non esiste – anche se non sembrava della stessa opinione rispetto all’ex presidente del Consiglio Monti – dal momento che ieri pomeriggio ha dichiarato che «tutti i premier sono politici».

I prossimi passi

Di Maio parla di “momento storico”, della “nascita della Terza Repubblica”, l’Europa invece è fortemente preoccupata di un governo formato da forze populiste e anti-sistema. Lo spread ieri ha raggiunto il record giornaliero di 185 punti base, il settimanale Economist continua a bocciare il futuro governo Lega – M5S, l’economista Paul Krugman e l’editorialista del Financial Times, Wolfgang Munchau, concordano nel definire questo governo una “minaccia all’ordine liberale” grande quanto la “presidenza Trump”.

Non stupisce affatto questa ritrosia da parte dell’Europa se si pensa che il contratto definitivo, approvato dal 94 per cento degli iscritti alla piattaforma online del M5S, Rousseau, e dagli elettori della Lega, prevede spese tra i 65 e 120 miliardi di euro e coperture certe per appena 500 milioni.

Oggi alle 11 e alle 12 il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, incontrerà i presidenti di Senato e Camera, Maria Elisabetta Alberti Casellati e Roberto Fico. Ma soprattutto dovrà incontrare Giuseppe Conte. Qualora approvasse la sua candidatura si potrebbe formare un nuovo governo in carica entro la fine di questa settimana, nel quale Salvini dovrebbe ricevere il ministero dell’Interno e Di Maio una sorta di “super-ministero” che metta insieme Lavoro e Sviluppo economico.

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