Torino si tinge di color fumetto con Roy Lichtenstein

Torino si tinge di color fumetto con Roy Lichtenstein

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Tutto quello che si legge su carta ha un fascino maggiore a detta dei più: libri, quotidiani, riviste, libroni di arte e fotografia, fumetti. Si rende palpabile l’emozione che lo scrittore/fotografo/fumettista vuole rendere, che tramite un qualunque dispositivo elettronico si perde, non trapassa, non si riesce proprio a comunicare.

E poi ci sono quelle vecchie abitudini che ancora non si sono perse, quelle “amiche” dell’arte figurativa che ogni tanto rispuntano e hanno sempre la capacità di trascinare la singola persona nel loro piccolo universo: le mostre. E Torino ha deciso di proporre agli occhi degli spettatori le opere di Roy Lichtenstein, in mostra alla Galleria d’arte Moderna dal 27 Settembre 2014 al 25 Gennaio 2015. Un’esposizione audace, un po’ diversa dalle mostre più classiche e da “banco scolastico” che si sono succedute presso la Galleria Torinese. E proprio perché le vacanze di Natale sono utili anche per recuperare quegli eventi ai quali si rinuncia durante l’anno per sovraccarico di impegni, recuperiamola. Per la prima volta in Italia, possiamo ammirare le 235 opere dell’artista Americano del XX secolo, in cui sono presenti anche disegni, grandi dipinti e una documentazione fotografica.

Entrando nell’ala circolare della GAM, si possono vedere esposti i suoi bambini, le sue opere, le sue idee: celebre esponente della Pop Art, rappresenta spesso gli oggetti della quotidianità (tazzine da caffè, un cono gelato, la zip di una probabile felpa, una porta), con l’ausilio unico della matita. Molto conosciute e apprezzate soprattutto le sue rappresentazioni a fumetti: “Girls with tears” (1963/1964), dove vediamo questa giovane donna bionda, con le labbra rosse e gli occhi azzurri dai quali scendono copiose lacrime, un soggetto che spesso ritorna nei suoi disegni. E i suoni onomatopeici spesso utilizzati colpiscono in faccia appena li si legge: SLAM!POP!KNOCK KNOCK!

Un po’ bambino, un po’ adulto: un artista che ha rappresentato spesso anche personaggi della Disney, rendendo loro omaggio, ritagliando e incollando addirittura pezzi di fumetti, probabilmente presi dai Topolino di quegli anni. E i suoi dipinti hanno la caratteristica di risultare spesso imperfetti: scelta voluta? Scelta dovuta? Non si può sapere con certezza, in quanto si leggono addirittura le misure che lui annotava al margine delle sue tavole, ma che poi non rispetta. Così facendo riesce a farci credere che forse per essere artisti non è sempre così necessario essere puntigliosi (e lui con la tecnica a puntini “Ben Day” ne sapeva qualcosa) e precisi.

Rebecca Cauda

7 gennaio 2015

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