L’ex Moi come centro di ricerca

L’ex Moi come centro di ricerca

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TORINO- L’ultima proposta giunta sulla scrivania di Fassino e firmata dai rettori dell’Università di Torino e del Politecnico è stata quella di trasformare in un polo d’avanguardia nella ricerca biomedica nell’area dell’ex Moi, al fine di salvare un’area che è diventata tempio di vandali e razzie.

 Pare che dopo le innumerevoli proposte, che in questi anni si sono susseguite per rimettere in sesto gli edifici che al tempo delle Olimpiadi 2006 fruivano da uffici del comitato organizzativo, si sia finalmente giunti sulla strada giusta.

Il progetto che è stato costruito nei giorni scorsi dai due atenei mette in conto la capacità di sostenere i 200mila euro all’anno d’affitto: si tratta di un esperimento praticamente unico in Italia, dove nello stesso luogo – 17mila metri quadrati – si fonderebbero le competenze di Università e Politecnico. Un campus dedicato alle scienze della vita, dove vi siano aule, centri di ricerca e sviluppo tecnologico, un incubatore come start up per studiare ed approfondire i temi della biomedica.

Questa sarebbe davvero una svolta per il quartiere che da anni lamenta il dilagarsi dello spaccio e della criminalità, non solo all’interno degli ex mercati generali, ma anche all’interno delle palazzine colorate del villaggio, ora tra l’altro casa abusiva di almeno 400 profughi.

Inoltre l’assessore all’Urbanistica Lo Russo ha sottolineato che in questo modo si rafforzerebbe “il ruolo di Torino città universitaria e polo, nazionale e internazionale, di ricerca e alta formazione” e si costituirebbe “il primo fondamentale tassello di quella che sarà la Città della Salute e della Scienza che la Regione sta disegnando nell’area di Fiat Avio”.

La scelta di destinare le arcate e altri spazi dell’ex Moi a sede di attività universitarie consente di valorizzare un bene patrimoniale cittadino, scongiurando il pericolo di degrado legato al suo scarso utilizzo.

 Denise Vitale 

17 dicembre 2014

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