Sanremo 2026, quarta serata: la sorpresa di Gianni Morandi e il trionfo di Ditonellapiaga e TonyPitony
La serata delle cover della 76ª edizione del Festival di Sanremo si conferma, come da tradizione, l’appuntamento più imprevedibile e carico di nostalgia dell’intera kermesse. Tra duetti transgenerazionali, omaggi d’autore e incursioni inaspettate, il palco dell’Ariston è diventato un laboratorio a cielo aperto dove i 30 Big hanno rimescolato le carte del proprio percorso. Una serata condotta magistralmente da Carlo Conti e Laura Pausini, con il supporto di Bianca Balti e la verve comica di Alessandro Siani, culminata in un verdetto che premia il talento cristallino e la teatralità.
L’esplosione dell’Ariston: il fattore Morandi
Il momento più alto a livello emotivo è stato senza dubbio il set di Tredici Pietro. Accompagnato da Galeffi, Fudasca & Band, il giovane artista ha letteralmente fatto esplodere il teatro quando sul palco è apparso papà Gianni Morandi. La loro versione di Vita non è stata solo una cover, ma un passaggio di testimone pubblico che ha trasformato l’Ariston in un coro unanime, segnando uno dei punti più alti della serata.
Esperimenti riusciti e icone pop
La gara ha offerto accoppiate sulla carta impossibili che si sono rivelate vincenti. È il caso di Fulminacci con Francesca Fagnani in Parole parole: un esperimento pienamente riuscito che ha mostrato un lato inedito e ironico della giornalista al servizio della musicalità di Fulminacci. Di segno opposto, ma altrettanto energico, il set delle Bambole di Pezza con Cristina D’Avena: la loro Occhi di gatto ha scatenato l’energia rock-pop, confermando una sintonia perfetta tra le artiste.
Non sono mancate le leggende: Tullio De Piscopo ha regalato una lezione di ritmo a LDA & Aka 7even in un’infuocata Andamento lento, mentre Arisa, accompagnata dal Coro del Teatro Regio di Parma, ha offerto un’interpretazione di Quello che le donne non dicono definibile con un solo aggettivo: immensa. Una performance magnetica, da vittoria assoluta.
Le sfumature del talento: tra tecnica e “piccole” delusioni
Se Serena Brancale con Gregory Porter e Delia ha rasentato la perfezione tecnica in Bésame Mucho, e Sayf con Alex Britti e Mario Biondi ha trasformato l’Ariston in un club blues trascinando tutti in piedi, non tutto è filato liscio.
Fedez & Marco Masini, nonostante l’ottima prova vocale di Masini e il prestigio di Stjepan Hauser, hanno risentito di una parte rap che è parsa distrarre dalle atmosfere sognanti di Meravigliosa Creatura. Nota amara per Luchè e Gianluca Grignani: una performance faticosa, segnata anche da una frecciata di Grignani verso Laura Pausini che ha gelato per un attimo l’atmosfera. Più statici del previsto anche Chiello e Nayt, che nonostante la presenza di una fuoriclasse come Joan Thiele, non sono riusciti a graffiare quanto sperato.
Delusione anche per la scelta di Raf: insieme ai The Kolors ha eseguito The Riddle, lasciando il pubblico con un grande interrogativo sul perché non abbiano puntato su una auto-cover di Self Control, che sarebbe stata la celebrazione perfetta.
Il verdetto: Ditonellapiaga e TonyPitony sul gradino più alto
A trionfare nella notte delle cover sono stati Ditonellapiaga e TonyPitony con The Lady Is a Tramp. Una vittoria meritata che premia la potenza vocale e, soprattutto, la solida formazione teatrale di TonyPitony, capace di mangiarsi il palco con una presenza scenica d’altri tempi. Un duetto che ha saputo unire l’eleganza dello swing alla freschezza del pop contemporaneo.
Sul podio virtuale della critica salgono anche Sal Da Vinci con Michele Zarrillo, protagonisti di una versione emozionante di Cinque giorni, e il finale potente di Leo Gassmann con Aiello, che ha chiuso la gara con un impianto scenico imponente su Era già tutto previsto.




