Sanremo 2026, pronto al via: il commento dalle prove all’Ariston
Manca poco all’alzata del sipario sulla 76ª edizione del Festival della Canzone Italiana. Il Teatro Ariston ha aperto le sue porte in esclusiva per la stampa, permettendo un primo, decisivo ascolto dei 30 Big in gara. Sanremo 2026 si presenta come un’edizione di equilibrio e conferme, dove la ricerca della viralità digitale si scontra con il ritorno a una narrazione orchestrale e intensa. Tra ballad strappalacrime, esperimenti urban e qualche certezza pop, ecco l’analisi delle prove generali.
Le voci femminili: tra tecnica e rivelazioni
La sensazione più forte della giornata arriva da Serena Brancale con Qui con me. Dopo il successo di Anema e Core, Serena ribalta il paradigma: un pezzo intenso, che si apre progressivamente valorizzando una vocalità fuori dal comune. È un brano che sembra già proiettato verso le vette della classifica. Sorprende anche Ditonellapiaga con Che fastidio!: una performance a fuoco, con un ritmo serratissimo e una messa in scena complessa che include dei ballerini.
Arisa torna con Magica favola, una ballad che punta tutto sulla sua capacità interpretativa; se il Festival premiasse la purezza vocale, sarebbe già sul podio. Malika Ayane sceglie invece di uscire dalla propria zona di comfort con Animali notturni, un’operazione riuscita che regala un brano magnetico. Levante si conferma solida e completa in Sei tu, mentre Bambole di Pezza portano una scarica di adrenalina rock con Resta con me, supportata da un ottimo impianto scenico.
Più classiche, le prove di Mara Sattei e della veterana Patty Pravo, che con Opera regala esattamente ciò che il suo pubblico si aspetta. Elettra Lamborghini con Voilà tenta una strada diversa dal solito, anche se la sua verve più scatenata resta un marchio di fabbrica difficile da dimenticare.
I Big e le collaborazioni: ritmo e sperimentazione
L’accoppiata Fedez & Marco Masini in Male necessario convince: un brano dal gran tiro che merita un ascolto attento per essere pienamente metabolizzato. Anche Ermal Meta appare centrato e rilassato con Stella stellina, un pezzo che arriva dritto grazie a un significato profondo e una resa pulita.
Sul fronte più urban e contemporaneo, Nayt brilla per produzione e movimento scenico in Prima che, mentre Dargen D’Amico con AI AI firma un pezzo che “gira” benissimo, rispettando le attese senza stravolgere il suo stile. Samurai Jay e Sayf convincono per presenza scenica e ritmo, confermando che la quota “giovane” della kermesse è più agguerrita che mai.
Meno immediati, al primo ascolto, i brani di Fulminacci e Chiello: il primo ha bisogno di tempo per sedimentarsi, il secondo porta sul palco un tormento molto sentito che però deve ancora trovare il giusto impatto sonoro con l’orchestra. Luchè, invece, è apparso in difficoltà in questo primo passaggio: disorientato e affaticato vocalmente, dovrà recuperare terreno nella diretta di stasera.
Ballad e ritorni: il cuore del Festival
Francesco Renga colpisce con Il meglio di me, dimostrando di avere ancora una “spada nella voce” capace di fare centro. Anche Enrico Nigiotti e Michele Bravi puntano sull’emozione pura, con brani intensi e messe in scena molto curate. Più statico J-Ax, il cui pezzo Italia Starter Pack cerca la viralità del testo più che il dinamismo sul palco.
Tommaso Paradiso e Raf si mantengono su binari sicuri: il primo con l’inconfondibile stile “romantico”, il secondo con una ballad classica, anche se per entrambi la curiosità di ascoltarli su sonorità più sperimentali resta alta. Leo Gassmann e la coppia LDA & AKA 7even offrono performance corrette ma che, in questo momento, faticano a svettare rispetto alla densità degli altri brani in gara.
Infine, una menzione speciale per Sal Da Vinci: complice un problema tecnico che gli ha regalato un bis inaspettato, il suo pezzo Per sempre sì ha fatto ballare l’intera platea dei giornalisti, chiudendo con una chicca finale che non passerà inosservata.




