Castel di Lama, “ancora insieme” per ricordare Antonio De Meo

di Roberto Mattei

E’ stata una manifestazione bellissima e indimenticabile, con la partecipazione de “Le Trame di Rino” e di “chi vive in baracca, chi suda il salario, chi ama l’amore e i sogni di gloria, chi ruba pensioni, chi ha scarsa memoria”. C’erano proprio tutti! “Ma il cielo è sempre più blu uh uh uh uh”.

Castel di Lama, 21 agosto 2011 – No, Antonio non è morto come vorrebbe farci credere questa vita, a volte ingiusta e crudele con chi non lo merita! A testimoniarlo è stata la serata speciale, toccante e coinvolgente tenutasi ieri in piazza Gramsci a Castel di Lama (AP). Un evento memorabile, adorno di ricordi, riflessioni, emozioni per Antonio De Meo, il giovane 23enne massacrato di botte da tre rom minorenni nel luglio del 2009, nel tentativo di proteggere la sua bicicletta che i tre zingari stavano cercando di rubargli.

A rendere tutto estremamente suggestivo e di insolito fascino, è stata senza alcun dubbio l’esibizione de “Le trame di Rino”, una delle più accreditate cover band di Rino Gaetano, il cantautore calabrese noto per la sua genialità musicale, che Antonio ammirava particolarmente per la sua stravaganza e fantasia, capace di ironizzare su tutto, anche sulla sua stessa morte. Un concerto da non dimenticare, un’interpretazione sublime, da far venire i brividi, capace di trasformare il dolore di una tragedia in gioia. E’ grazie alle note di questo gruppo, alla tenacia e determinazione della mamma Lucia, del papà Giuseppe, la sorella Maria, il fratello Nicola, che Antonio continua ancora a esistere: parlare di lui, ricordarlo anche con una data, è forse un modo per farlo vivere “realmente”, come se fosse ancora presente fisicamente e non  solo nei cuori di ciascuno di noi. Tante ieri sera le persone presenti, a partire dal Sindaco di Castel di Lama, Patrizia Rossini, ai genitori, gli amici e la comunità del comune marchigiano. Parole toccanti sono arrivate dal primo cittadino, che ha ribadito la necessità di punire con fermezza i responsabili di crimini così violenti, «con la certezza di una  pena». Subito dopo ha preso la parola Anita D’Orazio Fadani, la madre di Emanuele  Fadani, altro giovane ucciso barbaramente ad Alba Adriatica (TE) nell’estate del 2009, sempre da giovani di etnia rom. La donna ha invitato tutti i presenti,  a firmare una petizione per presentare un disegno di legge d’iniziativa popolare, affinché  un semplice pugno sferrato contro un essere umano venga considerato alla stessa stregua di un’arma, in quanto strumento con cui una persona può arrecare danno a un’altra. Durante questi anni, le due famiglie, De Meo e Fadani, si sono battute per ottenere giustizia e impedire la scarcerazione degli assassini dei loro figli, chiedendo al mondo politico di garantire l’effettività della pena. Con una legge di questo genere i loro sforzi verrebbero finalmente premiati. Dei tre rom che hanno ucciso Antonio De Meo, è bene ricordare che uno non era processabile per la sua giovane età (13 anni); gli altri due, di 15 e 17 anni, furono portati in comunità, godendo tra l’altro anche di un permesso premio di un mese per poter continuare a gironzolare liberamente. Tutti liberi anche gli indagati per l’omicidio Fadani per scadenza dei termini di custodia cautelare: Sante Spinelli rilasciato nell’aprile del 2010, poi arrestato nuovamente per altri fatti criminosi; Elvis e Danilo Levakovic scarcerati nel luglio dello stesso anno. Per chi volesse contribuire a questa giusta causa, firmando la petizione, può contattare a mezzo email la  redazione regionale di 2duerighe ([email protected]): faremo di tutto per mettervi in contatto con i diretti responsabili.

 

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