Solidarietà per il Teatro San Babila. Nasce un comitato pro – teatro. Assenti le istituzioni

Domenica 3 febbraio Sit-in davanti alla chiesa dalle 10.15 alle 11. Sarà distribuito ai fedeli un volantino per denunciare le conseguenze causate dall’azione legale del parroco

Qualche giorno fa vi avevamo informato della brutta notizia che annunciava alla chiusura del Teatro San Babila, che segue le altrettante brutte riguardanti l’agonia del Teatro Verga, oramai incancrenitasi da mesi, e la chiusura dello Smeraldo e del Derby dello scorso anno.
Ma  ci sono altre situazioni precarie  e a rischio, che non stiamo qui  ad elencare per non stancare chi legge, volendo focalizzare ora l’attenzione sulla drammatica situazione del San Babila.
Che la notizia sia stata un fulmine a ciel sereno lo ha confermato ieri la massa di persone, tra cui molti operatori della stampa, che si sono assiepati fin sulle scale affollando il foyer del teatro, non avendo questo spazio sufficiente a contenerli.
Senza dubbio è stato un tributo di solidarietà che si è voluto dare a Gennaro D’Avanzo e indirettamente alla cultura, per la quale lui è un piccolo importante ingranaggio, senza il quale si romperebbe un già precario equilibrio nella città di Milano, che ultimamente sta subendo degli attacchi violenti, a cui le autorità sembra assistano con indifferenza.

Per chi si fosse perso la notizia che annunciava la chiusura è possibile leggerla a questo link Il Teatro San Babila di Milano annuncia la chiusura per uno scherzo da prete”.
In essa si diceva che il direttore Gennaro D’avanzo non è persona che si arrende facilmente e ieri, nonostante una calma apparente, è apparso battagliero come sempre, dialogando con tutti i presenti e rispondendo a tutte le domande e curiosità che gli sono state poste.
Sui divani, solitamente riservati ai cast degli spettacoli che vengono presentati, sedevano i 16 protagonisti di questo dramma che si  sta consumando, questa volta non sulle tavole di un teatro, ma sulla scena della realtà della vita quotidiana in una Milano, che sta subendo le picconate della crisi economica e quelle della cultura, ma quello che è ancora più triste in questa occasione, è constatare che la regia è ad opera di un “servo di Dio”, che invece dovrebbe essere a fianco  degli ultimi, dei lavoratori, dei più deboli, così come più volte viene ribadito nelle encicliche papali e nelle pastorali della chiesa ambrosiana.
Sono sedici le persone,  vittime involontarie, di questa storia se non si troverà una soluzione nelle aule giudiziarie, ma  sono molte di più se si considerano i 3.500 abbonati  che si ritroveranno “gabbati”.
Si spera quindi nella ragionevolezza delle parti interessate, perchè prevalga il buon senso e si ascolti il grido di chi crede che la “CULTURA” non si  debba toccare.
Non si può non guardare, in questa vicenda, a chi per “mestiere” parla delle cose grandi di Dio, mentre pare ignori i dettami del Vangelo a cui bisognerebbe ispirarsi. Risulta altrettanto difficile collocare questa azione giudiziaria alla  luce di una qualsiasi situazione descritta nei sacri testi, rapportandola al comportamento che dovrebbe tenere chi dice di essere un  ministro di Dio.
Piuttosto è palese l’intenzione di voler scindere le due cose: una questione puramente umana, avulsa da ogni significato religioso.
Il dubbio allora è se sia possibile ad un pastore di anime assumere decisioni ed iniziative, che  tra l’altro riguardano non la sua vita privata, ma la parrocchia che è chiamato a curare? Come si possono percorrere con metodi umani delle azioni senza la fede disattendo le parole del Capo di una Chiesa, che si ha la pretesa di rappresentare?
Risuonano invece  le parole dell’apostolo san Giacomo  che afferma: “mostrami la tua fede senza le tue opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede“.
Non basta perciò dire con la lingua di credere in Dio, perchè “anche i demòni lo credono e tremano, dice lo stesso apostolo.
Questo è solo uno dei tanti pensieri della Bibbia che parla di come dovrebbe essere l’agire di un uomo di fede.
Ma forse questo sfugge a monsignor Gandini, a cui certo non manca la conoscenza, né dovrebbe mancare la saggezza vista la sua venerabile età. Forse in questa vicenda si sta ritenendo la giustizia degli uomini superiore alla giustizia di Dio. Con quale metro si sta misurando questa controversia legale e che che tipo di giustizia ci si ispira?
A tutti si ricorda un altra affermazione evangelica che dice: “se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli”.
Lo stesso Paolo VI, se vogliamo rimanere nell’ambito cattolico diceva: “Il mondo oggi non ha bisogno di predicatori ma di testimoni”. Tra l’altro corre l’obbligo di ricordare che fu proprio Paolo VI, allora cardinale di Milano, che nel 1966 espresse il desiderio della nascita di questo teatro, dove si sono alternati i più grandi nomi dello spettacolo italiano, come Paolo Stoppa, Aroldo Tieri, Peppino De Filippo, Nino Taranto,  Rossella Falk, Ernnesto Calindri, Lauretta Masiero, Giulio Bossetti, Renzo Montagnani e tantissimi altri.
Ritornando alla questione del teatro si segnala che tra i tanti intervenuti ieri c’era Edmondo Capecelatro, scrittore e operatore culturale che, insieme al cantante Arturo Testa, ha dato vita al “Comitato pro Teatro San Babila”, aprendo una raccolta firme a cui  hanno subito aderito tutti i presenti.
Alla conferenza ha partecipato, a titolo privato e di amicizia che lo lega al direttore,  anche Carmine Abagnale,  consigliere comunale e vice presidente della Commissione Antimafia del Comune di Milano.
Ci si augura che presto chi di dovere, soprattutto il sindaco e l’assessore alla cultura S. Boeri, possano prendere posizione e farsi mediatori in questa difficile situazione i cui risvolti giudiziari potrebbero essere modificati se si arrivasse alla consapevolezza di agire in nome della Cultura.
Forte e vibrato è stato l’intervento di Renato Converso, attore, che senza peli sulla lingua ha espresso il suo sdegno, che ha trovato uno spontaneo applauso della platea. Diversi inoltre gli interventi dei giornalisti presenti, tutti concordi nel ritenere  incomprensibile la decisione della Corte d’Appello di Milano, che pure avrà dei  fondamenti legali, ma che al momento non si conoscono perchè non  sono stati depositate ancora le motivazioni.
L’avvocato L. Raucci, legale della società Ti Esse Bi s.r.l., che gestisce il teatro San Babila ha spiegato che presto presenterà ricorso alla decisione del giudice, che potrà avvenire solo dopo aver preso visione delle motivazioni della sentenza., e si farà di tutto per ottenere la sospensiva del provvedimento, che consentirebbe più tempo ad una migliore gestione della vertenza.
Per dovere di cronaca si segnala che una troupe di e20webtv.com è riuscito a parlare, ma non a registrare le dichiarazioni di monsignor Alessandro Gandini, l’altro attore di questo dramma, il quale vistosi contestare,  con comprensibile rabbia,  che sta gettando sulla strada 16 lavoratori, mettendo a repentaglio la stagione teatrale confermata,  ha voluto “tranquillizzare” tutti, per nulla preoccupato del  difficile momento della situazione  per un probabile cambio d’uso per il Teatro.
Onestamente  sfugge, alla  razionalità, ogni possibile ragionevole ipotesi che possa tranquillizzare e  appare arduo e utopico dimostrare che non ci possano essere conseguenze.
Monsignor Gandini alla troupe Tv nella circostanza, nonostante non abbia voluto essere ripreso, ha detto:“A dispetto di quanto il signor D’Avanzo continua a dire, io non ho intenzione di chiudere il Teatro, né di licenziare nessuno. L’attività teatrale continuerà con dei teatro-forum e ho già decine di candidature di persone che vorrebbero gestire il Teatro San Babila al posto di Gennaro D’Avanzo. Non ho altro da dire… sono il proprietario, in quanto parroco, e ho il diritto di decidere come far gestire il mio Teatro.”
Alla luce di quanto considerato prima, la dichiarazione del prelato assume un significato che dovrebbe far riflettere perchè ciascuno possa trarne le sue conclusioni.
Domani domenica 3 febbraio, dalle ore 10.15 alle ore 11.00, Gennaro D’Avanzo  per difendere il Teatro San Babila,  in coincidenza con l’inizio della Messa, ha organizzato un sit- in davanti alla Basilica, per smuovere le coscienze dei fedeli a cui verrà distribuito un volantino in cui vengono spiegati le ragioni delle conseguenze per il teatro a seguito della situazione generata dal loro parroco.

Sebastiano Di Mauro
2 febbraio  2013

 

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