Il messaggio del Cardinale Scola alle famiglie: tenere accesa la speranza

Il Cadinale Scola, arcivescovo di Milano,  in occasione del Natale, ha preparato un messaggio che verrà distribuito dai parroci durante la benedizione delle case, nel quale scrive:
Natale è la festa del Dio vicino. Dio, l’Onnipotente e l’Eterno, «È lui che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa» (At 17,25), si è fatto uomo per essere vicino ad ogni uomo. È venuto al mondo nel grembo di una famiglia, come ognuno di noi. Penso che molti di voi, come me, abbiano ancora vivissimo il ricordo della risposta del Papa a Cat Tien, una bimba vietnamita di sei anni che gli chiedeva della sua famiglia. “Eravamo un cuore solo e un’anima sola, con tante esperienze comuni, anche in tempi molto difficili. […] E così siamo cresciuti nella certezza che è buono essere un uomo, perché vedevamo che la bontà di Dio si rifletteva nei genitori e nei fratelli” (Benedetto XVI, Festa delle testimonianze, Parco di Bresso, 2 giugno 2012).

Per le famiglie oggi i tempi sono difficili, ma forse è ancora più difficile tenere accesa la speranza, questa indomabile certezza della bontà dell’essere uomini, del disegno buono in cui è inserita la nostra vita e quella del mondo. Incalzati dalle dure prove a cui siamo sottoposti in questo travagliato frangente storico, forse molti sono tentati di lasciarsi cadere le braccia ed indurire il cuore.
Eppure anche quest’anno la Chiesa che è in Milano, nostra madre, attraverso i suoi sacerdoti e i loro collaboratori, vi raggiunge fin sulla, soglia di casa per ripetervi l’annuncio: «Non temere, non lasciarti cadere le braccia!» (cfr. Sof 3,16), il tuo Salvatore è qui, Gesù è vicino.
Ritroviamo allora tutti la semplicità di rivolgerci a Lui, come il padre di quel ragazzo gravemente malato che, saputo dell’arrivo di Gesù, non esitò a portarglielo, invocando: «“Se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci”. Gesù gli disse: “Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede”» (Mc 9,22-23). E, come lui, riconosciamo con lealtà la debolezza della nostra fede: «Credo; aiuta la mia incredulità» (Mc 9,24).
Il mio abbraccio va in modo speciale ai bambini, agli anziani, agli ammalati, a coloro che sono nell’ombra della morte e ai più poveri ed emarginati. Guardiamo tutti insieme con occhi semplici al bimbo di Betlemme come Lo guardarono Sua madre e San Giuseppe. Da subito nel nostro cuore rinascerà la certezza che “Dio è vicino” e con essa la vera gioia del Natale.
Tanti auguri. Vi benedico!

Redazione
16 dicembre 2012

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