Nel carcere di Opera un tempio alla cultura portatrice di libertà: il laboratorio di lettura e scrittura “Libera-mente”

Un incontro tutto particolare è avvenuto, a fine novembre 2012, nei locali della Casa Editrice milanese diretta da Gerardo Mastrullo, “La Vita felice”, dove è stato presentato il libro “Leggere, finestra aperta – Bibiloterapia in restrizione”.
Incontro particolare, perché il libro nasce dal desiderio e dalla convinzione di “liberare” con la parola, mente e corpo. Non solo dagli abissi profondi delle pieghe/piaghe dello spirito, ma anche da uno spazio chiuso all’esterno: il carcere.
È in carcere infatti, e precisamente in quello di Opera, alle porte di Milano, che prende vita ormai da anni il progetto leggere libera-mente, con vari laboratori di lettura (in senso biblioterapico) e di scrittura creativa, grazie all’immensa umanità, generosità e professionalità della psicologa e psicoterapeuta Barbara Rossi, esperta di biblioterapia, coadiuvata dalla pedagogista e italianista Silvana Ceruti, dalla psicologa Paola Maffeis e di recente anche dal counselor Paolo Romagnoli. Da leggere  libera-mente”  ha preso vita questo bellissimo libro.

Esso raccoglie pensieri, riflessioni, racconti e poesie delle persone detenute assieme a quelli di operatori, agenti del carcere e compagni di viaggio. L’iniziativa si basa sulla “biblioterapia”: il libro come aiuto, supporto e cura di malesseri anche gravi. Ma anche come confronto con sé stesso e con gli altri, come esperienza di umanità tra anime che, “condividendo situazioni di sofferenza, si avvicinano alla sensibilità dell’animo umano” (Silvano Messina); e cosi, quasi lentamente, si stempera l’aggressività e ci si allontana dall’istinto, talvolta animale.
Ecco quindi che in questi spazi della Vita Felice, lontano da tappeti rossi e grandi riflettori, da lussuose location e completi gessati, mi è dato ascoltare qualcosa che non sentivo da anni: un inno al libro, alla parola, alla cultura come liberazione, come strumento per chiamare le cose con il loro nome, affrontare la vita, decodificarla.

La cultura, offesa oggi da molti dei nostri uomini politici e la parola, mercificata in tribunali e giornali, trovano nel laboratorio di lettura e scrittura del carcere di Opera, proprio là, dove ci si aspetterebbe di trovare solo ombra, un tempio e degli adepti. È qui infatti, nonostante passati nati spesso in un “recinto indefinito, con campanili senza campane e chiese senza croci” (Conte Gaetano), dove ci si sentiva “straniero alla scuola” (Giuseppe Carnovale), dove “le regole erano quelle della gang e non quelle della società con cui non ci si sapeva relazionare” (Dino Duchini); nonostante presenti che “anche se urli sarà in silenzio” (Giuseppe Acampora), dove “ di nero s’ammanta ogni respiro” (Silvano Messina);è qui, che le persone detenute ad Opera e chi ad Opera lavora “dall’altra parte”, ci ricordano come la cultura dia la prima libertà : quella di scelta. Alcuni Co-autori erano presenti: persone detenute o ex-detenute quali testimoni del percorso; il curatore, dott.ssa Barbara Rossi; i membri dello staff del progetto Leggere Libera-Mente, dott.ssa Silvana Ceruti e dott.ssa Paola Maffeis; educatori e terapeuti. Il moderatore, che ha sostituito Sergio Angeletti, è stato Renzo Magosso.
Per questioni di spazio non posso riportare tutti i pensieri, parole, riflessioni contenute nel libro “Leggere, finestra aperta, ovvero la Biblioterapia in restrizione” a cura di Barbara Rossi ed edito da La Vita Felice. Invito i nostri lettori a leggerlo: ognuno ci troverà una parte di sé. Pur essendo stata una semplice spettatrice, mi sento di unirmi al coro delle persone detenute ad Opera che hanno ringraziato chi, in carcere ma “dall’altra parte”, ha permesso che prendesse vita uno spazio di autenticità cosi bello. In primis la dottoressa Silvana Ceruti,le sue colleghe, il direttore Giacinto Siciliano e tutti gli educatori e terapeuti.

 

Raffaella Roversi
11 dicembre 2012

 

Foto di Angelo Antonio Messina

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