Il cardinale Scola parla del cappellano di San vittore arrestato nella sua omelia domenicale

La chiesa ambrosiana in questa settimana è stata duramente colpita dal grave fatto che tanto dolore ha procurato a seguito dell’arresto di don Alberto Barin, cappellano presso il carcere San Vittore. Un fatto sconcertante che ripugna le coscienze e non trova giustificazioni se non nel grande disegno dell’amore e del perdono cristiano. L’omelia di oggi del cardinale Scola  ha assunto una particolare rilevanza e le parole tuonavano pesanti e gravose sull’assemblea presente in Duomo.
Ha detto Scola: “La nuova evangelizzazione, cui i cristiani sono chiamati, poggia, quindi, sulla incrollabile certezza del disegno universale di misericordia cui la liturgia oggi ci richiama. Il Prefazio lo approfondisce con parole piene di speranza: “Il peccato ci aveva dato alla morte… dalla carne di Cristo il tuo amore infinito ci ha riplasmato alla vita”. Nella prospettiva dell’eternità, che già si anticipa nell’Eucaristia, anche il male, persino il male che appare ingiustificabile, può essere circondato, da ogni parte, dal bene. Allora non ci sorprende la sconvolgente promessa contenuta nel Prefazio: “Padre Santo che sei Dio di misericordia e alla punizione della colpa preferisci sempre un generoso perdono”.
Proseguiva il cardinale dicendo: “Di fronte alle espressioni talora brutali del male, soprattutto quello contro i bambini, le donne, contro chi è in condizione di debolezza cosa significano queste parole? Sono forse una scusante?

L’autentico perdono non abolisce certo la giustizia, ma la compie fino in fondo. Il perdono è il modo di Dio di salvare il passato. Spesso noi uomini di fronte al male compiuto reagiamo con sdegno e rabbia, ma poi concludiamo rassegnandoci all’irrimediabile: “Quello che è stato è stato”. Invece la misericordia di Dio che salva non è il colpo di spugna che cancella le colpe. La grazia dello Spirito che ci rende giusti è l’opera che ricostruisce l’uomo, anche il peccatore, anche chi delinque: le nostre azioni infatti ci seguono e continuano a segnare la nostra libertà……..”
Poi entrando nel vivo della questione verso cui tanti si aspettavano un parola, il cardinale Scola ha detto: “Ma di fronte al male compiuto dal nostro fratello uomo quale deve essere la posizione dei Figli del Regno? Come andare costruttivamente oltre lo sconcerto, lo sdegno ed il dolore? Accettando anzitutto il contraccolpo della sua azione negativa nella nostra stessa persona. Orientando, con l’intensificarsi della preghiera, lo sguardo e il cuore al Crocifisso, il male altrui conduce a riconoscere le proprie colpe.
Il dolore per la nostra colpa ed il nostro peccato ci fa guardare, senza nulla minimizzare, alla colpa dell’altro dal di dentro della nostra fragile pochezza. Ci interroga circa la nostra responsabilità di fronte a noi stessi, agli altri e a Dio. Apre la strada al nostro cambiamento, aiuta la libertà di colui che ha sbagliato. In ogni caso ci rende, nello stesso tempo, uomini di pace, cristiani più autentici e cittadini migliori”.
Il brano del vangelo di Marco “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”, vi fu Giovanni…” ci introduce dunque nella necessità che tutto gli uomini hanno bisogno urgente di ricevere l’annuncio della Buona Novella nella propria vita, perchè possa nascere in tutti una nuova vita.

Sebastiano Di Mauro
25 novembre 2012

 

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