Registri Unioni Civili: braccio di ferro tra Curia, Arcigay milanese e la giunta meneghina. Ma la fede?

Oggi la curia di Milano è intervenuta sulla questione relativa al Registro delle Unioni Civili, esprimendo il suo pensiero attraverso la voce  di Alfonso Colzani, responsabile del Servizio per la famiglia della Diocesi, insieme alla moglie Francesca Dossi, che  ha dichiarato:
Introdurre un registro comunale delle unioni civili è un’iniziativa inefficace, forse solo un’operazione d’immagine. E’ invece la famiglia, che ha un ruolo sociale e civile evidente e riversa positivamente sull’intera società il suo benessere complessivo, a richiedere sostegno in questa fase di crisi economica. Abbiamo davanti l’esperienza di quanto è accaduto nelle altre città dove questo registro è poco utilizzato e non comporta nessun vantaggio concreto alle coppie conviventi”.

La Chiesa ambrosiana fa sentire la sua voce anche sul settimanale in edicola domani con Avvenire, dove dedicherà la prima pagina alla riflessione su questo tema e se ne anticipa qui qualche passaggio:
Le coppie in Italia che scelgono la convivenza come forma stabile di unione hanno alcuni loro diritti. Questi temi vanno affrontati con calma e dal Parlamento e non da un singolo Comune – È chiaro che un dibattito nazionale in Parlamento non si limiterebbe al ‘registro’, perché affronterebbe anche il disegno complessivo dei vari legami pesandone il loro rilievo sociale. Allora il dibattito avrebbe un altro senso e ci sarebbe una maggior possibilità anche da parte dei cattolici di intervenire portando le proprie convinzioni interagendo in modo costruttivo con le altre identità culturali. Quindi sarebbe una cosa più seria. Introdurre un registro così invece è un’iniziativa sostanzialmente inefficace, forse semplicemente un’operazione d’immagine. Probabilmente questa Giunta in qualche modo deve saldare alcuni “debiti” verso una parte di elettorato che l’ha sostenuta.

Il sostegno alla famiglia – la maggioranza della realtà sociale anche milanese – è una necessità da porre con più decisione al centro dell’attenzione anche dell’Amministrazione pubblica, come emerso chiaramente anche durante l’Incontro mondiale delle famiglie. Le famiglie che hanno sancito la loro unione con un matrimonio, sia civile sia religioso, in Italia sono nell’ordine della decina  di milioni contro le 500 mila convivenze. Il sostegno è da indirizzare a chi con il matrimonio si prende impegni pubblici e stabili verso la società diventandone una risorsa. Per noi famiglia è un’unione stabile e pubblica tra un uomo e una donna aperta alla vita. La Chiesa è convinta che chi investe tutto nel legame e in esso si impegna fino in fondo, si dischiude a un rapporto che conduce a una maggiore verità e profondità della relazione”.

Colzani introduce anche la riflessione a proposito del matrimoni gay: “Il concetto di matrimonio ha una sua precisa specificità e una storia millenaria e non può essere confuso con le unioni omosessuali”.

Ma a questa presa di posizione frontale della chiesa ambrosiana interviene energicamente il movimento lgbt cittadino, che attraverso l’Ufficio stampa Arcigay, dopo che ieri si era rivolto al sindaco Pisapia, ora afferma: “la Curia impegni i giuristi cattolici sui casi gravi che affliggono la chiesa, come la pedofilia, lasci stare il registro delle unioni civili – proseguendo – Leggiamo con divertimento le dichiarazioni della Curia a margine di un intervento di giuristi cattolici in merito all’imminente discussione in Consiglio comunale della delibera sul Registro dell’unioni civili. Immaginare che il Registro possa aprire alla ‘famiglia poligamica’ è una fantasia che non trova fondamento sia nello strumento amministrativo locale, sia nella legislazione nazionale. Il registro non è il matrimonio, ma a livello locale può essere uno strumento utile per chi è privo di diritti a causa dell’assenza di una legge nazionale”.

Inoltre Marco Mori Presidente Arcigay di Milano dichiara: “Assistiamo preocupati al comportamento della curia di Milano. Da sempre in prima fila con gli ultimi, anche degli immigrati di altre religioni e con altre usanze, oggi li usa e strumentalizza per difendere posizioni antistoriche e dogmatiche sulla famiglia. I giuristi cattolici non dovrebbero impegnarsi a dare lezioni al Consiglio Comunale, ma a risolvere i drammi che affliggono la Chiesa, sia nella finanza sia nei casi di pedofilia che non vengono sempre denunciati. Diano lezioni alla CEI. Questi signori si devono rassegnare: l’era della parità che porterà al matrimonio anche per le coppie omosessuali é vicina. Anzi, e sorrido, arriverà anche il giorno in cui i genitori gay chiederanno di poter battezzare i loro figli, insomma, un bel battesimo con due papà e un padrino, a allora si dovranno rassegnare anche i vescovi. Non si fermano nè civilità nè il futuro.

Ma viene da chiedersi, visto che non viene mai presa in considerazione,  qualcuno si è chiesto cosa pensa di tutto ciò la Parola di Dio?  Sembra invece si affronti la questione come se fosse solo un problema politico. Ma il prroblema, evidentemente, non è solo politico o etico-sociale, perchè per i credenti investe anche la sfera della fede e della coscienza e che quindi non si può ignorare questo aspetto, dal momento che ci definiamo un paese cristiano. Ci si aspetta un dibattito più cosciente che non miri solo a difendere e soddisfare i propri interessi, ma sia rispettoso della coscienza di tutti, senza provocazioni.

Sebastiano Di Mauro
21 luglio 2012

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