Andare nel mondo per far grande Milano: Welcome Talent

Andare nel mondo per far grande Milano”, questo il titolo e l’oggetto del convegno che si è tenuto la mattina di martedi 24 aprile, all’Urban Center di Milano, in Galleria Vittorio Emanuele 11/12. Organizzato dal comune di Milano, ha visto la partecipazione di Cristina Tajani, assessore alle Politiche per il lavoro, sviluppo economico, università e ricerca, Alessandro Rosina, docente di demografia presso l’Università Cattolica di Milano e presidente dell’associazione Italents, Alessia Mosca e Guglielmo Vaccaro, deputati Pd e promotori della legge «Controesodo» n.238/2010, che offre agevolazioni fiscali ai talenti emigrati che decidono di rientrare in Italia.

Da segnalare anche la partecipazione del talvolta bonario, talvolta caustico, Beppe Severgnini, columnist del Corriere della Sera e animatore del blog Italians.

La legge nasce come un primo tentativo per arginare il problema sempre crescente della “fuga dei cervelli”, giovani italiani laureati cui non viene riconosciuta all’interno del nostro paese, la possibilità di esprimersi professionalmente e per trasformare l’esodo in circolazione.

Il comune di Milano, molto sensibile a questa problematica, ha voluto il convegno di martedi, aperto anche ai cittadini, per presentare e discutere il sondaggio online “Welcome Talent”, realizzato insieme all’associazione Italents, fatto per sapere  “perchè i talenti partono, come vedono il Paese da lontano, cosa trovano e cosa manca loro lì dove sono. E cosa vorrebbero per tornare indietro”.

Ma perché un sondaggio? verrebbe da chiedersi. Lo sanno tutti che è l’assenza di meritocrazia, la lentezza delle carriere, il baronato esclusivo in alcuni settori, i salari molto bassi specie se proporzionati all’imposizione fiscale, la mancanza di fiducia e aiuto per giovani imprenditori, l’assenza di investimenti nella ricerca, il sistema di assistenza sanitaria vacillante a spingerli a cercare oltre i confini uno sbocco lavorativo.

Eppure i risultati del lavoro del prof. Rosina vanno oltre. Ci mostrano che si, i talenti partono per i motivi tristemente noti, ma che anche ragazzi non universitari vanno sempre più fuori. Non solo, ma chi sta fuori ha una percezione leggermente diversa da chi è rientrato che si scontra con realtà quotidiane che domandano un dispiego eccessivo di energia. E chi sta fuori non chiede canali privilegiati per rientrare, come priorità nell’assegnazione di posti all’asilo per figli, ma flessibilità nelle pratiche burocratiche, finanziamenti per la giovane imprenditoria anche no-profit, prezzi d’affitto calmierati, valorizzazione di titoli di studio e/o esperienze professionali conseguiti all’estero.

Per questo il Comune di Milano ha deciso di mettere a punto una politica per trasformare la città, da trampolino di lancio di talenti verso l’estero come è attualmente, a piattaforma di scambio, di circolazione dei cervelli stessi, la vera sfida. Conforme allo spirito della legge voluta da Mosca e Vaccaro infatti, il Comune non vuole attuare un protezionismo intellettuale dei cervelli, ma cercare di riattirarli, con misure adeguate, perché possano portare linfa nuova negli ambienti professionali. Per questo sono all’ esame:

1) uno sportello unico per snellire le pratiche burocratico/amministrative anche per l’ eventuale partner straniero; accompagnamento al nido; prezzi di affitto calmierati coinvolgendo proprietari di immobili;

2) una Borsa lavoro dove si incontrino domande e offerta professionali;

3) facilitazioni per la giovane imprenditoria. Qualcosa già esiste nel progetto di “Business competition” che prevede un finanziamento di circa 100mila euro a 4,5 giovani imprenditori, ma si sta anche pensando ad un network di “incubatore di imprese”, piccole strutture già funzionanti, corredate di linee telefoniche e altro, per facilitare lo start up di giovani imprese .

Nonostante la legge “antiesodo”però, restano le difficoltà per un reinserimento in Italia e soprattutto permane la difficoltà a vedere applicati gli sgravi fiscali previsti dalla stessa legge che incontra proprio in altri apparati statali, come l’agenzia delle entrate, i primi ostacoli.

Convegno interessante, scevro da autocompiacimenti, aggressività e incontinenza verbale. Piccolo esempio di una democrazia funzionale che si sforza, nell’oceano del “benaltrismo” che induce spesso alla paralisi – i problemi sono ben  altri – quindi non facciamo nulla, di fare proposte concrete che nascano da esigenze sociali precise.

Raffaella Roversi

26 aprile 2012

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