Milano ha salutato Giorgio Bocca, che lascia il suo testamento ideale ai giornalisti

Alla notizia della scomparsa di Giorgio Bocca la sera di Natale, un velo di tristezza è sceso su Milano, sull’Italia intera e sul mondo della cultura, dove il cordoglio della grave perdita è stato più sentito. Non sono mancate testimonianze di cordoglio sia dal mondo del giornalismo che dalla politica e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lo  ha definito “figura di spicco del movimento partigiano rimasto sempre coerente con quella sua fondamentale scelta di campo per la libertà e la democrazia”.

La camera ardente allestita presso la sua casa milanese di via Giovannino  de Grassi 12, ieri  ha visto un via vai di amici, parenti, colleghi, personaggi del mondo dell’arte, del giornalismo, ma anche di comumi cittadini, accolti dalla moglie Silvia, dai figli e dai nipoti. Il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, al momento in cui aveva appreso delle sua morte, così si era espresso: “E’ stato un testimone attento e appassionato di tutta la storia repubblicana, dalla Resistenza, a cui partecipò aderendo a Giustizia e Libertà, fino ai nostri giorni”. L’assessore alla cultura del Comune di Milano Stefano Boeri (presente pure ai funerali) ha ricordato invece l’impegno di Bocca nella seconda metà degli anni ’80 nel denunciare un legame non trasparente tra interessi municipali e immobiliari, che furono preludio allo scandalo di Tangentopoli scoppiato da lì a poco e addolorato ha affermato:“La nuova Milano piange oggi la scomparsa di uno dei suoi interpreti migliori”.

I  funerali, annnunciati in forma strettamente privata, si sono svolti alle ore 11 di oggi, nella basilica di San Vittore al Corpo, in via San Vittore a Milano, officiati da un sacerdote, amico di famiglia e dal Parroco don Marco Vignolo, che all’omelia commentando il vangelo di Marco cap. 12 ha detto: Giorgio non ha mai avuto paura di misurarsi con le parole e per questo poteva risultare simpatico o antipatico, ma è stato “Un partigiano della parola”. Ha poi proseguito dicendo: “Per lui la parola  è stata un arma, una sciabola a doppio taglio. Lui lavorava con la parola, credendo fortemente in essa, onorandone la dignità, la potenza e l’onore della parola”. Ha poi precisato, forse alludendo alle polemiche: “Per qualcuno  forse la sua  parola era un po’ ruvida, a volte anche abrasiva, ma la parola in cui Giorgio Bocca si era impegnato era sempre una parola chiara, e quando non lo era lui stesso  era disposto anche a spiegare successivamente”.

Nel corso della cerimonia sono intervenuti alcuni colleghi, tra cui Natalia Aspesi, che con molta emozione ha ricordato dei tratti del giornalista scomparso, innegggiando le sue doti giornalistiche, che oramai ha detto: “non sono più replicabili nelle nuove generazioni, molto aiutati dagli strumenti della tecnologia, ma a discapito della formazione di grandi firme autorevoli, come fu Giorgio Bocca”.

La cerimonia funebre, proprio per la sua forma privata, non ha visto la presenza ufficiale delle autorità né dei gonfaloni della città, ma non sono mancate folle di cittadini che hanno voluto manifestare l’affetto verso questo grande professionista del giornalismo. Tra i tanti presenti: Ferruccio de Bortoli,  Ezio Mauro,  Gian Antonio Stella, Gad Lerner, Nando Dalla Chiesa, il magistrato Giancarlo Casella, proc. Capo di Torino, Francesco Greco della Procura di Milano, Daria Bignardi, Ottavio Missoni, il presidente dell’ANSA e della Fieg Giulio Anselmi, Umberto Eco. Quest’ultimo lo ha definito “un grande montanaro che non la mandava a dire a nessuno” e alla domanda che richiamava l’appello della figlia “mi auguro che qualcuno prenda il suo posto”  ha risposto, quasi scoraggiato:“Non lo so”.

Per il  mondo del giornalismo italiano, la scomparsa di  Giorgio Bocca, rappresenta un vuoto incolmabile. Lui, che oltre che giornalista e scrittore fu medaglia d’argento al valor militare, per la sua militanza partigiana, ben sapeva la considerazione che godeva e prima di lasciarci, a seguito di una breve malattia, come fa un padre prudente, lascia il suo testamento ideale. Testamento che venne affidato nel 2008, in occasione della consegna del premio Ilaria Alpi alla carriera, nel quale si legge: “Tutti quelli che fanno il giornalismo lo fanno sperando di dire la verità: anche se è difficile, li esorto e li incoraggio a continuare su questa strada”. Questo testamento lo si potrà leggere nel libro che uscirà il prossimo 11 gennaio, edito da  Feltrinelli, dal titolo “Grazie no. 7 idee che non dobbiamo più accettare”, nel quale conferma la sua vocazione per la  ricerca della verità, fatta con rigore e passione, in uno stile di sintesi, ma anche con chiarezza, che rispecchia il suo carattere.

La sua carriera, durata cinquant’anni,  è iniziata  a Cuneo nella metà degli anni 30, quando cominciò a scrivere su periodici locali e successivamente sul settimanale cuneese La Provincia Grande. Durante la gurerra,  fu allievo ufficiale di complemento fra gli alpini e tra i fondatori delle formazioni partigiane di Giustizia e Libertà. Dopo la guerra riprese l’attività giornalistica scrivendo per diversi quotidiani, come  Giustizia e Libertà,  la Gazzetta del Popolo,  l’Europeo, Il Giorno. Fu tra i fondatori, insieme ad  Eugenio Scalfari, del quotidiano la Repubblica nel 1976, con cui ha collaborato con memorabili editoriali fino a pochissimo tempo fa. Numerosi sono stati libri  pubblicati, nei quali ha trattato l’attualità, la politica, l’economia, ma anche approfondimenti storiografici, specie sulla sua esperienza partigiana.

Così ci ha lasciati il giornalista, scrittore, polemista, Giorgio Bocca, ma di lui rimarranno per sempre le sue testimonianze ed i suoi scritti per l’impegno civile che lui  ha saputo manifestare con coerenza, come un uomo ha creduto profondamente nei valori di libertà e democrazia, sempre con rigore etico e forte senso dello Stato, dai quali le generazioni future potranno attingere a piene mani.

Non sono mancate sul web le sottolineature per le polemiche che negli ultimi mesi avevano generato le sue affermazioni sul Sud Italia parlando di Napoli come di un “cimiciaio” con “zone inguaribili” e di Palermo come una città con una “puzza di marcio, con gente mostruosa che usciva dalle catapecchie”. Personalmente ritengo sia stato frainteso e non serve a nulla polemizzare, strumentalizzando le dichiarazioni fatte da una persona che non può controbattere. Non si dimentichi però di riflettere sulle sue affermazioni coraggiose nel ribadire più volte come i giornalisti della sua generazione  fossero mossi da un motivo etico, mentre oggi la verità  non interessa più  a nessuno e l’editoria è sempre più al servizio della pubblicità.

Un grande applauso spontaneo ha salutato l’allontanamento, dal piazzale della Chiesa,  delle spoglie di Giorgio Bocca, mentre un gruppo di partigiani intonava “Bella ciao”. Dopo la cerimonia funebre il corpo di Giorgio Bocca sarà cremato e le ceneri saranno tumulate a La Salle (Valle d’Aosta). La famiglia ha annunciato che tra un mese circa ci sarà un momento in cui sarà possibile un ricordo pubblico.

di Sebastiano Di Mauro

27 dicembre 2011

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