Milano si schiera a favore del voto subito, ma si pensa al reale bisogno del paese?

Sono passate poche ore dalle dimissioni del cavaliere, che lo ha visto, anzi non lo ha visto uscire dal Palazzo del Quirinale, essendo “scappato” dal retro per rientrare sempre in incognita a Palazzo chigi, per non affrontare il furore del popolo che si era assiepato sotto quelle finestre già dal pomeriggio innneggiando: “buffone, buffone….” Me lo vedo gia l’aspetto bastonato ed il viso contratto di Berlusconi che oramai siamo abituati a vedere nei servizi dei  Tg.

Ma non è il solo ad essere agitato, perchè sia il popolo della maggioranza che quello dell’oppopsizione, per ragioni diverse, hanno motivo di dare il via al grande fermento per far nascere  un nuovo governo.

Anche Giuliano Ferrara, da sempre schierato a favore del Cavaliere, insieme ad Alessandro Sallusti,  Vittorio Feltri  la mattina di sabato hanno fatto un estremo tentativo di smuovere l’opinione pubblica milanese, consapevole che Berlusconi stava rischiando veramente di perdere per sempre la poltrona di Palazzo Chigi. Ferrara era supportato da statisti del calibro di Daniela Santanchè, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, e Gianfranco Rotondi, ministro per l’attuazione del Programma. La manifestazione si è svolta nella sala del  teatro Manzoni, che ha richiamato così tante persone da farle assiepare anche  fuori del teatro. Le parole d’ordine erano:  Niente governo tecnico, niente “governo del Presidente”, ma elezioni subito, per dare la parola al “popolo”.

Nel suo intervento Ferrara cita un famoso romanzo di Carlo Mazzantini, dicendo: “Se pensano che quella al teatro Manzoni sarà un’adunata di reduci, di pasdaran del berlusconismo che cercano la bella morte, si sbagliano di grosso. No, no, oggi a Milano, non si troveranno colonnelli e soldati allo sbando davanti alla dissoluzione di un regime”, proseguendo: “Dobbiamo smascherare un grandissimo imbroglio. Come è possibile affidarci a un banchiere economista, srabbe come affidarsi a un piromane dopo che è scoppiato un incendio”.
 
Vittorio Feltri invece, nel suo intervento, fa notare la comicità zeligiana della situazione, che vedrebbe la prestesa della  sinistra di risolvere  la crisi. Una vera contraddizione ha affermato passando alle accuse: “La sinistra si è accorta dopo 40 anni che esiste il debito pubblico e ha una gran fretta di fare un nuovo governo per iniziare ad azzerarlo, ma come si può affidare alla sinistra e a una buona parte di democristiani di risolvere il problema che loro stessi hanno creato?”. E in riguardo a  probabile al nuovo presidente del consiglio diceva: “Nulla di personale contro Mario Monti, ma il suo sarebbe un governo tecnico per modo di dire. La maggioranza sarebbe politica perché il Parlamento è lo stesso di oggi” Aggiungendo: “La sinistra che ha bocciato la lettera della Bce dovrebbe ora realizzarla. È una contraddizione comica alla quale si aggiunge il fatto che dovremmo affidare la regia a Cirino Pomicino”

Ferrara nel suo discorso ha anche detto, anzi urlato il suo NO ad un governo tecnico che, secondo lui, sarebbe la fine della democrazia politica. Precisando: “Una volta per questo si usavano i carri armati,  ora si usa lo spread”. Ferrara non ha risparmiato critiche accese ad Emma Marcegaglia definita la peggiore presidente di Confindustria, nè a Sarkozy per l’invito a Berlusconi a farsi da parte e per questo invitava il ministro degli esteri Frattini a fare un intervento diplomatico all’Eliseo, attravaerso l’ambasciatore  in terra francese.

Ma veramente i milanesi possono esere rappresentati da quei circa mille manifestanti che erano al Manzoni a gridare al voto subito?  Perchè, nonostante è innegabile  il fallimento del centrodestra della Seconda Repubblica ( e questo lo si era già intuito alle amministrative) questo non da per scontato il  successo  degli antagonisti. Questa ipotesi è talmente plausibile da far passare la convinzione di accettare un governo tecnico di transizione, perchè nessuno ha le idee chiare  e la certezza di una buona credibilità per dar vita ad un governo politico. Ma il dubbio maggiore è che ancora una volta avviluppati da interessi demagogici, perdiamo di vista il vero pericolo che il  nostro paese sta correndo, rischiando di andare irrimediabilmente alla deriva.

di Sebastiano Di Mauro

13 novembre 2011

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