Muore a Milano il tassista aggredito. Proclamato il lutto cittadino

Muore a Milano il tassista aggredito. Proclamato il lutto cittadino

Alfredo-famoso-tassista-aggreditoUn epilogo tragico per il tassista aggredito per futili motivi da un pedone, due giorni fa in Via Morgagni a Milano. Purtroppo Alfredo Famoso non c’è l’ha fatta e dopo aver lottato per due giorni tra la vita e la morte, ci ha lasciato. Dopo sei ore di osservazione in cui tutti, la famiglia in testa, hanno sperato potesse riaffacciarsi alla vita, alle ore 20 di oggi i sanitari hanno dichiarato la sua morte cerebrale.

Ora per Davide Guglielmo Righi, consulente informatico di 48 anni, cambia l’ipotesi di reato contestata, che passa da tentato omicidio a omicidio volontario con dolo eventuale perchè, a parere degli inquirenti, il fatto che Righi abbia accettato il rischio di uccidere Famoso colpendolo con le bottiglie, è da qualificare come un omicidio volontario e non come omicidio preterintenzionale.

Il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, che era stato in visita nel reparto di rianimazione dove era ricoverato Alfredo Famoso, appresa la notizia della morte, ha espresso il suo cordoglio profondo a nome della città, dichiarando: “Purtroppo è successo quello che fino all’ultimo, anche quando le speranze erano minime, speravamo non accadesse. La morte di Alfredo Famoso è stata provocata da un gesto assurdo e terribile. Nessuna ragione può spiegare tale comportamento”. Lo afferma il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia”. Aggiungendo:”Ora e’ il momento di stringerci attorno alla famiglia di Alfredo.Milano oggi prova un immenso dolore e come sindaco ho deciso che nella nostra citta’ ci sara’ lutto cittadino, concorderemo la data insieme alla famiglia“.

Straziante il commento di Federico Famoso, il figlio che ha voluto affidare il suo dolore su un post pubblicato su face book: “Non riesco a mangiare ne dormire non riesco a vivere senza il mio papà non so dove trovare le forze. Mi dicono di essere forte.. ci sto provando ma il dolore di non avere a casa il mio papà mi sta consumando da dentro . Mi manca un mondo vorrei stringerlo vicino a me e proteggerlo, mi sento in colpa perché non l’ho protetto domenica sera quando gli hanno fatto del male a lavoro, vorrei digli : papà sono qui con te ti proteggo io ti porto a casa e ci passiamo a prendere un pezzo di pizza e lo mangiamo insieme. Papà è la nostra guida senza di lui non riesco a respirare“.

Alla luce delle testimonianze acquisiste e dal comportamento di Righi dopo l’accaduto, la sua situazione è particolarmente complicata e rischia una pena pesante. Sarebbe emerso che l’uomo avrebbe lanciato la confezione di bottiglie d’acqua contro il taxi, che non aveva rispettato la precedenza delle strisce pedonali, e quando il tassista era sceso si era accesa una lite, durante la quale l’aggressore riprendeva la confezione dell’acqua colpendo al volto il tassista, il quale perdeva l’equilibrio e cadeva andando ad urtare la testa con le gravi conseguenze che lo hanno condotto alla morte.

Nella valutazione del Gip a poco è servito il fatto che l’uomo avesse lasciato il suo telefono ad un maresciallo della Gdf presente sul luogo dell’aggressione, perchè di fatto si è reso irreperibile, in quanto a quel numero non ha mai risposto ed il recapito a cui faceva capo l’utenza del cellulare portava ad un domicilio, dove lui di fatto non risiedeva più.

Righi sarà interrogato domani dal gip della Procura di Milano, che dovrà decidere sulla convalida del fermo e sulla misura cautelare.

Sia pure nel più grande rispetto del dolore della famiglia, e senza voler in alcun modo giustificare l’aggressore di questo fatto o di fatti simili, questo episodio richiama fortemente l’attenzione sul poco rispetto dei pedoni da parte degli automobilisti ed a cui tutti noi ci imbattiamo ogni giorno sulle strade della nostra città. Non possiamo quindi che sperare che questo deprecabile episodio di violenza serva ad una maggior presa di coscienza, per un reciproco maggiore rispetto.

 

Sebastiano Di Mauro
25 febbraio 2014

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