“GOLA, arte e scienza del gusto”: in mostra i cinque sensi

“GOLA, arte e scienza del gusto”: in mostra i cinque sensi

Gola-arte-scienza-del-gustoNella contemporaneità è la gola a dettare ciò che va mangiato, confondendo ciò che piace da ciò che è sano mangiare. E’ questo l’argomento trattato dalla mostra “Gola, arte e scienza del gusto” inaugurata il 31 gennaio 2014 alla Triennale di Milano e prodotta dalla Fondazione Marino Golinelli. L’evento prende vita da un progetto di Giovanni Carrada, curatore scientifico e di Cristiana Perrella, curatrice artistica.

Il format della mostra è quello portato avanti dal 2010 dalla Fondazione Golinelli che apre il dialogo tra arte e scienza, affrontando ogni anno un tema differente.

“GOLA, arte e scienza del gusto” è una mostra sensoriale e emotiva, dove i cinque sensi, tattile, visivo, uditivo, olfattivo e gustativo, fanno da Cicerone trasportando il visitatore attraverso le cinque sezioni in cui è stata divisa: I dilemmi dell’onnivoro, I sensi del gusto, Buono da pensare, I segreti dei cibi spazzatura e La ri-costruzione del gusto.Gola-arte-scienza-del-gusto2

La prima sezione, I dilemmi dell’onnivoro, spiega dal punto di vista scientifico i meccanismi che portano a fare una scelta alimentare sull’onda emotiva del piacere.

Cheryl Donegan, basandosi sul senso della vista e dell’udito, con il suo video Head, 1993, in una frenesia, quasi ossessiva, beve il latte da un contenitore bucato e lo risputa dentro, in un gioco tra il divertente e il sensuale, creando interrogativi sul piacere nell’atto di mangiare.

La chiave di valutazione di un cibo trova le sue basi nei cinque sensi: è questo il concetto fondamentale della seconda sezione I sensi del gusto, dove sono esposte opere di artisti di spessore come Marina Abramovic. Nel video The Onion, 1995, l’artista mangia spasmodicamente una cipolla cruda, mentre la sua voce fuori campo racconta di situazioni di sofferenza che ha dovuto affrontare nella sua vita di artista-star. Qui cibo e sofferenza mantengono lo stesso ritmo, che diventa sempre più veloce procedendo verso la fine.Gusto-Arte-e-scienza-del-cibo-3

In questa sezione si trovano anche l’opera di Sophie Call con Le règime chromatique, 1997, e Ernesto Neto con Mientras estamos aqui, 2008

La prima racconta in sette immagini fotografiche la scelta cromatica di Maria, protagonista del libro Leviathan di Paul Auster, di mangiare, ogni giorno della settimana, cibi dello stesso colore.

Il secondo crea una struttura che rievoca uno scheletro animale, con sacche ripiene di piompo, riso e chiodi di garofano che, oltre all’esperienza del tatto e della vista, regala un’esperienza olfattiva, dimostrando che i sensi sono lo strumento primo per la conoscenza della realtà.

La sezione Buono da pensare affronta il tema del cibo nelle diverse culture chiedendosi se esiste un gusto veramente globale.

Loca-cola2003-GolaDanno forza e carattere, a questa sezione, opere di artisti come Anri Sala, Boaz Arad, Jorgen Leth, Gabriella Ciancimino e Sharmila Samant. Quest’ultima con la sua installazione Loca Cola, 2003, mette in relazione il gusto locale con quello globale, esponendo bottiglie di Coca Cola, provenienti da tutte le parti del mondo, precedentemente svuotate del loro contenuto e riempite con bevande tipiche di ogni paese. Un’installazione protesta contro la Coca Cola che globalizza distruggendo i gusti locali e i piccoli produttori di ogni paese.

I cibi spazzatura grazie a forti strategie di marketing oramai creano una forte dipendenza. E’ questo il tema che caratterizza la penultima sezione, I segreti dei cibi-spazzatura. L’artista Martin Parr con l’opera fotografica Common Sense, 2003-2010, porta alla luce il problema della grande diffusione in tutto il mondo del cibo-spazzatura. Attraverso dodici immagini cattura persone di diversa estrazione sociale e provenienza nell’atto di mangiare cibo-spazzatura.

Con gli artisti Christian Jankowsky e Hannah Collins si arriva alla quinta ed ultima sezione della mostra che si pone un interrogativo fondamentale: come superare il conflitto tra il piacere e il sano a tavola; da qui il nome La ri-costruzione del gusto.

In un tempo dominata dalla pubblicità e dal marketing, potrà essere l’arte a farci aprire gli occhi su ciò che mangiamo?

Diego Leone
8 febbraio 2014

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