Inaugurato l’anno pastorale a Milano: “Il campo è il mondo”

Inaugurato l’anno pastorale a Milano: “Il campo è il mondo”

Ieri  l’Arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola,  con un solenne Pontificale nella festa della Natività di Maria, patrona della cattedrale,  ha  inaugurato  il nuovo anno pastorale.
Nella sua omelia ha rivolto a tutti un invito a «una lettura attenta attraversata da autentica simpatia», un’invito al confronto, ma anche alla critica.
Nella sua lettera pastorale Il campo è il mondo (già in libreria), il cardinale rivolge dunque un invito al  dialogo a tutti coloro che lo desiderino, spiegando come il cattolicesimo popolare ambrosiano, è chiamato oggi a radicarsi «nella vita degli uomini attraverso l’annuncio esplicito della bellezza, della bontà e della verità di Gesù Cristo all’opera nel mondo». Questo è vero, dice il cardinale,  «anche all’inizio di questo terzo millennio», perchè ancora oggi, «Cristo è feconda radice di un nuovo umanesimo».
L’Arcivescovo poi sottolinea come i cristiani non devono cercare la vittoria, bensì «ciò che Dio concede». Insomma come dice Gesù, devono essere presenti nel mondo, ma non conformarsi alle convenzioni del mondo.
Dopo avvisa, come tra i cristiani ambrosiani esiste il rischio di una sorta di “ateismo anonimo”, cioè di vivere di fatto come se Dio non ci fosse». Morivo per il quale ribadiva «Il cattolicesimo di popolo, ancora vitale sul nostro territorio è chiamato a rinnovarsi, a compiere tutto il tragitto che porta dalla convenzione alla convinzione, curando soprattutto la trasmissione del vitale patrimonio cristiano alle nuove generazioni».
Il Cardinale poneva l’enfasi su come il  mondo è il “campo di Dio”, il luogo in cui Dio si manifesta «gratuitamente agli uomini», lasciando ad  ognuno di noi la sua libertà, che permette al buon seme di diventare grano maturo ma col suo tempo.
Quindi «non tocca a noi giudicare in modo definitivo, condannare senza appello, perché il cammino della vita si compie solo alla fine e la libertà può sempre ravvedersi».
Scola ha anche detto: «Noi non siamo uomini e donne isolati gli uni dagli altri, ma viviamo, fin dall’istante del nostro concepimento, in relazione. Ebbene, Dio ha voluto entrare nella storia come uno di noi e cambiare la vita degli uomini attraverso una trama di relazioni nata dall’incontro con Lui».
Per il Cardinale, «il mondo che Gesù chiama “il campo” chiede di essere pensato come il luogo in cui ogni uomo e ogni donna possono rispondere al loro desiderio di felicità. Il buon seme è chiamato a diventare grano».
I cristiani, secondo Il cardinale Scola,  non devono chiudersi, ma aprirsi nell’incontro con gli altri.
«Non dobbiamo pertanto costruirci dei recinti separati in cui essere cristiani», precisa Scola, perché è Cristo stesso a porre la sua Chiesa ed i figli del Regno nel campo reale delle circostanze comuni a tutti gli uomini e a tutte le donne»
Infine diceva che ogni fedele ed ogni realtà ecclesiale della Diocesi rileggano «il senso della esistenza cristiana alla luce di questa urgenza ad uscire da se stessi per entrare in campo aperto». Come riuscire a farlo? «Rischiando la propria libertà, esponendo se stessi e cioè, diventando testimoni. Infatti, il «buon esempio non basta per renderci testimoni autentici», perché «il testimone rinvia a Cristo, sommamente amato, non a sé».
Il testo integrale della Pastorale del Cardinale Scola,  verrà presentato in un incontro pubblico domani, mercoledì 11 settembre, presso l’Auditorium di Assolombarda -via Pantano 9 – Milano, nella cui circostanza interverranno, oltre al cardinale, anche  Rita Bichi, Diana Bracco, Gian Arturo Ferrari, Leonora Giovanazzi. Modera Marco Tarquinio, direttore di Avvenire.

Redazione Milano
10 settembre 2013

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