Hanno ucciso il Grinch
Stanno giungendo al termine queste feste e con esse è giunta al termine la rubrica che nel mese appena concluso mi ha permesso di potermi divertire a dissacrare, sperando di esserci riuscito, i miti nonché le mode e tradizioni, attuali e antiche, del Natale.
Oggi per chiudere in bellezza mi piacerebbe dissacrare ciò che per tutto il mese mi ha accompagnato, ovvero il mio lato Grinch e il Grinch stesso poiché è diventato, da antitesi della festività e del consumismo provocato da essa, il simbolo più commercializzato e commerciale della festa.
Quando nel 1957 Dr. Seuss pubblicò “How the Grinch Stole Christmas!”, creò un personaggio destinato a diventare uno dei più riconoscibili simboli natalizi. Eppure, la parabola del Grinch nella cultura popolare rappresenta un paradosso straordinario: da critico feroce del materialismo natalizio, è diventato lui stesso un’icona del consumismo che avrebbe dovuto denunciare.
Il Grinch originale e l’eco faustiana
Nel racconto di Seuss, il Grinch è una creatura che disprezza il Natale dei Whos di Whoville, convinto che la festa consista esclusivamente in regali, banchetti e chiasso. Decide quindi di rubare tutto ciò che rende “materiale” il Natale, aspettandosi che gli abitanti del villaggio rimangano devastati. Ma la mattina di Natale, con sua grande sorpresa, i Whos cantano ugualmente, felici e uniti, dimostrando che il vero spirito natalizio non risiede negli oggetti.
Questa rivelazione trasforma il Grinch: il suo cuore “cresce di tre misure” quando comprende che ha cercato di distruggere qualcosa che non può essere rubato perché non è materiale. È un momento di redenzione profondamente spirituale, che ricorda in modo rovesciato il patto faustiano descritto da Goethe.
Nel “Faust” di Goethe, il protagonista vende la sua anima a Mefistofele in cambio di conoscenza e piaceri terreni, cercando una soddisfazione che il mondo materiale non può dargli. Faust rappresenta l’uomo moderno che cerca la salvezza attraverso l’accumulo di esperienze e conquiste, perdendosi nel processo. Il Grinch, al contrario, inizia il suo viaggio convinto che togliendo il materiale distruggerà la gioia, ma scopre che la vera gioia trascende completamente la dimensione degli oggetti.
In entrambe le narrazioni c’è una ricerca di senso: Faust lo cerca attraverso l’acquisizione, il Grinch attraverso la sottrazione. Ma dove Faust è condannato (almeno nella versione tradizionale del mito) per aver ceduto alla tentazione materialista, il Grinch trova la redenzione proprio nel momento in cui comprende l’inutilità del materialismo. Il messaggio di Seuss è chiaro e potente: il Natale arriva senza pacchetti, scatole o nastri, il Natale significa qualcosa di più.
La trasformazione commerciale
Nei decenni successivi alla pubblicazione, il Grinch ha subito una metamorfosi culturale che lo ha tradito completamente. Oggi il suo volto verde appare su migliaia di prodotti: tazze, magliette, decorazioni, peluche, calendari dell’avvento. Esistono interi reparti nei negozi dedicati alla “Grinchmas”, con merchandising che trasforma il personaggio in un brand commerciale a tutti gli effetti.
L’industria dell’intrattenimento, maledetti Americani, ha amplificato questo processo. Il film d’animazione del 2000 con Jim Carrey e quello del 2018 della Illumination Entertainment hanno generato ondate successive di prodotti derivati. Durante le festività natalizie, il Grinch non è più il critico del consumismo ma il suo ambasciatore: compra il Grinch gonfiabile per il giardino, le pantofole a tema Grinch, la carta da regalo con il Grinch, persino il vino con l’etichetta del Grinch.
Questo ribaltamento è particolarmente ironico considerando che nel racconto originale il Grinch ruba letteralmente tutto il merchandising natalizio. Ora viene usato per venderlo. La sua immagine viene commercializzata proprio attraverso quegli oggetti che, nella storia, si rivelano superflui. È come se Mefistofele, dopo aver tentato Faust, diventasse il testimonial di una campagna pubblicitaria per la felicità materiale.
L’antitesi perfetta
Il paradosso raggiunge il suo apice quando consideriamo che molte persone acquistano prodotti del Grinch proprio perché si identificano con il suo messaggio anticonsumista. Si comprano magliette con scritte come “Resting Grinch Face” o “I’m only a morning person on December 25th” per esprimere il proprio cinismo verso la commercializzazione del Natale, senza rendersi conto di star partecipando attivamente a quella stessa commercializzazione.
Il Grinch è diventato un simbolo per chi si sente alienato dal consumismo natalizio, ma questa alienazione viene espressa e mitigata attraverso l’acquisto di prodotti di consumo. È una forma di consumismo ironico, meta-consumismo se vogliamo, dove si critica il sistema partecipandovi. Come Faust che cerca di sfuggire alla sua condizione attraverso il patto che lo condanna definitivamente, i consumatori moderni cercano di esprimere il loro dissenso dal consumismo attraverso l’atto stesso del consumo.
La perdita del messaggio originale
Questa trasformazione ha oscurato quasi completamente il messaggio originale di Dr. Seuss. Il momento culminante del racconto, quando i Whos cantano senza regali e il Grinch comprende il suo errore, è stato sostituito nell’immaginario collettivo dall’immagine del Grinch burbero e scontento, un’icona di umorismo cinico piuttosto che di trasformazione spirituale.
La redenzione del Grinch, che nel racconto è l’intero punto della storia, viene minimizzata o dimenticata. Quello che resta è un’immagine marketizzabile del personaggio prima della sua trasformazione: il Grinch verde e cattivo, perfetto per meme, gif e prodotti ironici. È come se conoscessimo Faust solo per il suo patto con il diavolo, ignorando il suo travaglio morale e la sua eventuale salvezza.
La storia del Grinch nella cultura popolare è un perfetto esempio di come il capitalismo possa assorbire e neutralizzare anche le critiche più dirette. Un personaggio creato esplicitamente per denunciare la commercializzazione del Natale è stato trasformato in uno dei suoi simboli più venduti. È un processo che Goethe avrebbe forse riconosciuto: proprio come Mefistofele promette a Faust tutto ciò che desidera trasformandolo in schiavo dei suoi desideri, il mercato offre ai consumatori modi sempre nuovi per esprimere il loro anticonsumismo attraverso l’acquisto.
Il vero Grinch, quello di Dr. Seuss, aveva scoperto che la gioia non si compra e non si ruba. Il Grinch moderno ci insegna invece che persino la critica al consumismo può essere confezionata, prezzata e venduta. È una lezione faustiana nel senso più profondo: abbiamo venduto l’anima di un messaggio per il piacere temporaneo di possedere la sua immagine.




