Supermercati a dicembre: L’Inferno di Dante Dimenticato
C’è un girone dell’Inferno che Dante si è dimenticato di menzionare nella Divina Commedia: il supermercato a dicembre. Un luogo dove il tempo si dilata, la pazienza evapora e l’umanità mostra il suo lato più meschino e animalesco.
Tutto inizia con la ricerca del parcheggio. Quello che dovrebbe essere un semplice “vado a prendere il latte” si trasforma in una mission impossible. Giri per venti minuti dissacrando tutto il calendario gregoriano, scrutando ogni angolo, quando poi finalmente intravedi un “buco” tra i SUV e i fuoristrada e sei pronto a buttartici come un rapace d’area, alla Pippo Inzaghi per intenderci, scopri che in realtà quel “buco” è in realtà occupato da una smart o da una Aygo….. e allora niente col cuore pregno di cattiveria ricominci la ricerca dissacrando anche gli Dei pagani e greci. È lo stato di natura di Hobbes, versione asfalto.
Il Corridoio della Discordia
Una volta dentro, e già colmo d’odio e di disperazione, ti rendi conto che il supermercato ha subito una metamorfosi inquietante. I corridoi, solitamente spaziosi, si sono misteriosamente ristretti. O forse sono i carrelli che si sono moltiplicati, traboccanti come se si stesse preparando per l’apocalisse zombie e non per il cenone della Vigilia. Il carrello davanti a te procede a velocità tettonica. Ti fermi. Riparti. Ti fermi di nuovo. È un balletto ipnotico di start and stop che ti ricorda il traffico dell’ora di punta.
La Cassa: Dove il Tempo Muore
E poi arriva il momento fatidico: la coda alla cassa. Osservi le file come un generale studia il campo di battaglia. Quale sarà la più veloce? Fai i tuoi calcoli: quella cassa ha tre persone ma con carrelli traboccanti, quest’altra ha cinque persone ma sembrano avere solo pochi articoli. Scegli. Sbagli sempre.
La persona davanti a te tira fuori il libretto degli assegni. Nel 2025 Chi usa ancora gli assegni? Poi arriva quello con 47 buoni sconto da scannerizzare uno per uno.
Ma il vero “mostro” finale da battere per uscire indenne da questo inferno sono loro, i vecchi che fanno la spesa natalizia. Esseri mitologici, in quanto nati più o meno durante l’età del fuoco, il cui scopo principale è avere un minimo di compagnia e qualcuno che, forzatamente visto che i cassieri lavorano, li ascolti e diano loro un minimo di calore umano. E allora partono dapprima con il farsi controllare quanti bollini hanno per poter riscattare la pentola ergonomica per poi passare al più tradizionale controllo del bancomat se ancora valido o scaduto, e tu che sei in fila dietro di loro con i surgelati che si stanno scongelando e la necessità di dover correre, perché ormai il sistema in cui vivi ti obbliga a dover correre, inizi a ripensare a quanto fosse bello quando nel XIX secolo si moriva a 40 anni e quanta meno fila c’era alle botteghe alimentari.
La Playlist Infernale
E mentre tutto questo accade, da gennaio che in sottofondo loop infinito suonano “Last Christmas” e “All I Want for Christmas Is You”. Dopo la quinta ripetizione inizi a sentire che la tua sanità mentale si sgretola come un savoiardo nel caffè. Dopo la decima ripetizione assumi le sembianze di Mariah Carey e George Michael insieme, diventando tu stesso, e non i vecchi alle casse, un essere mitologico che canticchia un mash up di “Last Christmas is you.”
Il Miracolo del Natale
Alla fine, dopo quello che sembra un secolo geologico, esci. Hai speso tre ore per comprare sei cose. Il carrello con la ruota storta che hai spinto per tutto il supermercato ti ha fatto consumare l’equivalente calorico di una maratona. Hai dimenticato la metà delle cose che dovevi prendere.
Ma eccoti lì, nel parcheggio, sotto le lucine natalizie, con le tue borse della spesa. E pensi: “La prossima volta ordino tutto online.”
Sappiamo tutti che non lo farai. Ci vediamo domani, stesso posto, stessa ora.
Buon Natale, combattenti del supermercato. Che la forza (e la pazienza) siano con voi.




