Confessioni di un Grinch moderno: perché il Natale è sopravvalutato
Chiamatemi asociale, cinico, guastafeste, ma la verità è che il Natale è una tortura mascherata da festività.
Mentre tutti si sciolgono in lacrime di commozione per la riunione familiare, io conto i minuti che mi separano dalla libertà. La cena della Vigilia, di solito “na cafonata” per citare De Sica, non è un momento di condivisione, è un interrogatorio mascherato da cenone. “Quando ti sistemi?” “Hai già trovato un lavoro vero?” “E il pupo come sta?”, “Ai miei tempi a trent’anni eravamo già sposati con figli”, che poi è la stessa cosa che ho fatto io ma senza vivere nel boom economico, sono le frasi cliché che i dinosauri della famiglia, quelli che si sentono in dovere di dare lezioni di vita, sparano a zero su chi vorrebbe solo godersi un briciolo di serenità lontano dal burnout lavorativo ordinario.
Continuando la disamina del giorno di ordinario follia, c’è poi il cibo. Tonnellate di pietanze che nessuno vuole veramente ma che bisogna preparare “per tradizione”. Sette portate di pesce che sanno tutte di aglio e rimpianto. Il baccalà che puzza da qui al prossimo millennio. I gamberi che ti obbligano a sporcarti le mani come se stessi facendo un intervento chirurgico.
Il sadismo dei giochi da tavolo
Ma il vero sadismo arriva dopo cena, quando qualcuno, sempre troppo entusiasta, tira fuori i giochi da tavolo. “Dai, facciamo Tombola! È divertente!” No, non lo è. Non lo è mai stato e non lo può essere quando ci sono i bambini piccoli. Piccole carogne che, spalleggiati da genitori ormai privi di un minimo di un briciolo di autorità, iniziano a urlare e a pretendere di voler tenere “il cartellone” facendoti prolungare l’agonia di una partita per ore e per ore fintanto che i dolci bambini non finiscano di chiamare i numeri e di eventualmente fare i “tombolini” di consolazione.
Non solo le dolci e piccole canaglie, ma anche chi propone giochi “più moderni”, dal Monopoli (tre ore di liti familiari), passando al Trivial Pursuit (dove scopri che tuo cognato sa tutto sulle guerre puniche ma non sa fare la raccolta differenziata), o peggio ancora, al Taboo (urlare come forsennati mentre qualcuno cerca di farti indovinare “panettone” senza dire Natale, dolce o uvetta) dovrebbe essere processato per violazione dei diritti umani. I giochi da tavolo sono l’equivalente adulto delle torture medievali. Solo che invece del cavalletto c’è tuo cugino che bara a Scarabeo e invece della ruota c’è tua nonna che impiega venti minuti per tirare i dadi a Risiko.
L’elogio del divano solitario
Sapete cosa è veramente magico? Il silenzio. La solitudine. Il divano. Il mio divano, per la precisione, dove posso stare in pigiama, guardare serie TV per l’ennesima volta e dormire, perché si, se è vero che le feste sono un momento di riposo, allora io voglio dormì.
E voglio dormì senza il patema della sveglia, voglio vivere il triangolo magico del divano, letto, bagno perché a me di dover fare vita sociale, con parenti e amici, non c’ho proprio voglia; non c’ho bisogno di sorridere quando ricevi il quinto set di calzini natalizi, non c’ho voglia di sforzarmi di seguire un discorso e di fingere di trovare interessante i discorsi sui massimi sistemi della vita moderna.
La verità scomoda
La verità la sapete qual è? È che nessuno vuole ammettere che il Natale in famiglia è diventato un obbligo sociale piuttosto che un piacere. Ci andiamo perché “si fa così”, perché altrimenti passiamo per mostri insensibili, perché “è Natale, dai!”.
E allora anche quest’anno prostriamoci a questa convenzione sociale, ma in realtà nel nostro intimo sappiamo tutti che c’è più onestà in un Natale passato da soli, facendo esattamente ciò che ci va, che in una recita forzata di felicità collettiva condita con pandoro e ipocrisia.
E se questo mi rende il Grinch della situazione, beh, almeno lui aveva un cane, io invece un figlio e una famiglia alla quale mi prostrerò recitando che questo sarà per me la festa “ideale” quando invece, insito in me continuerà a rimanere flebile una fiammella di speranza che prima o poi potrò passare il Natale come ogni essere umano vorrà passare, ovvero in santa pace a dormire.
Buon “felice” Natale a tutti.

