Le Vie della Seta polare: l’importanza delle rotte artiche
Recentemente si è tornati a discutere delle anacronistiche mire espansionistiche di Trump nei confronti della Groenlandia. Fermo restando il desiderio recondito del tycoon di continuare a muoversi in politica estera come se stesse giocando a Risiko!; l’attenzione verso i desolati possedimenti d’oltreoceano della mite Danimarca è più un’astuta mossa da scacchista navigato che vede nelle rotte artiche il futuro scacchiere.

Quando parliamo di rotta artica, in verità facciamo riferimento a un insieme di rotte marittime che attraversano il circolo polare artico:
- La rotta transpolare (TSR) che collega direttamente l’Oceano Atlantico all’Oceano Pacifico, la più inagibile e complessa da percorrere,
- Il North-West Passage (NWP), il celeberrimo Passaggio a Nord-Ovest individuato per la prima volta solo nel 1906 dall’ultimo vero avventuriero polare: Roald Amundsen che, sebbene impiegò tre anni nell’impresa, aprì le porte alla nuova rotta che costeggia in gran parte Canada ed Alaska,
- Infine la Northern Sea Route (NSR), con il meno conosciuto Passaggio a Nord-Est che mette in comunicazione sempre l’Atlantico al Pacifico, estendendosi perlopiù lungo le coste russe: dal Mare del Nord allo stretto di Bering attraverso il Mar dei Ciukci.

Non bisogna credere che la così evidente attenzione di Stati Uniti e Unione Europea in merito alla sovranità groenlandese sia solo una mera questione di diritto internazionale, anche perché la Russia di Putin, forte del sostegno cinese, non ha mai nascosto il suo crescente interesse per le rotte artiche. E tra tutti questi attori, anche l’India, ormai non più un outsider, spinge per assicurarsi uno spazio ormai sempre più ambito.
Sebbene la UE continui a sostenere i “propri” paesi artici, con la scusa di voler assumere la difesa dei valori democratici e della ricerca scientifica per le energie sostenibili, sa bene che, economicamente parlando, perdere anche il controllo delle tratte passanti per la Scandinavia significherebbe essere condannata a un vassallaggio senza eguali.

Solo la Northern Sea Route, che grazie al riscaldamento globale e alla sua nuova praticabilità – così come il Northern West Passage – permette di risparmiare ben 12 giorni di navigazione rispetto al tradizionale passaggio dal Canale di Suez che, nonostante colleghi da decenni il sud dell’Asia al Mediterraneo attraverso il mar Rosso, ha dimostrato quanto il mercato globale possa risentire di un semplice “incidente di percorso”. Ricorderete infatti l’intraversamento dell’Ever Given nel marzo del 2021: ci vollero sei giorni per disincagliare la portacontainer e ristabilire il regolare traffico attraverso il Canale.

Inoltre, il rinsavire dei millenari dissapori del Medio Oriente continua a rendere quel passaggio incredibilmente inadatto a garantire sicurezza e stabilità dei commerci. Di fatto, la rotta artica non ha eguali ed risuona sempre più spesso il nome di Via della Seta Polare che recentemente le si affibbia.

Nel frattempo, l’ombra del Cremlino si fa sempre più lunga, soprattutto se si considera che la Russia, già nel 2001, aveva chiesto all’ONU che le venisse riconosciuta la sovranità dei mari artici. L’Orso è l’unico Stato a possedere rompighiaccio a propulsione nucleare, che con la Lenin solcano il polo già dal 1957. Oggi Arctica, Sibir e Yamal, sempre della Federazione, sono le più potenti rompighiaccio nucleari mai costruite e vengono impiegate sempre di più per il controllo delle rotte; funzione ben diversa dalla più mansueta Laura Bassi, unica nave da ricerca italiana per i mari polari. Inutile ragionare su chi stia già mostrando i muscoli.




