Che fine ha fatto l’Inghilterra del Commonwealth?
C’è stato un tempo in cui l’ordine mondiale si reggeva sul mito dell’equilibrio. Prima fu Pax Augustea, poi fu Pax britannica. Figlia dell’impero romano la prima; frutto dell’espansione coloniale inglese, la seconda. Entrambe pur sempre illusioni di stabilità.
Oggi parlare di pace ha un che di paradossale, è indubbio. Come è indubbio pensare di poter ripristinare l’ordine mondiale così com’era. Eppure gli Europei sembrano avere un gusto perverso per la nostalgia. Sanno rinnegare la storia, quanto aggrapparsi ad essa, proseguendo sulla strada dell’attaccamento al passato “glorioso”. Questo sentimento non è cambiato e forse questo articolo vuole un po’ ripercorrerlo. O forse no.
Se lo consideriamo invece come una riflessione più che un sentimento post-coloniale sopito, direi che possiamo avanzare una domanda legittima: che fine ha fatto la Gran Bretagna con la sua Royal Navy e la sua egemonia dei mari?
Da quando la Brexit ha chiuso la porta sull’Europa e aperto quella del “riprendersi il controllo”, il Regno Unito ha finito col ritrovarsi ai margini delle grandi dinamiche geopolitiche. Una marginalità silenziosa, accettabile finché le priorità mondiali erano altrove. Ora che l’asse internazionale oscilla intorno alla questione della difesa, Londra prova a tornare in scena. L’ha fatto con l’intesa sul nucleare avanzata con la Francia, l’ha fatto con la firma degli accordi bilaterali e una nuova presenza diplomatica.
La domanda resta. Il Regno Unito è ancora una potenza o gioca a farlo, da stanca nazione nostalgica? A rispondere è il Commonwealth, quella grande invenzione post-imperiale, tentativo di tradurre dominio in soft power.
Cos’è il Commonwealth
Il Commonwealth è l’associazione di 56 Stati indipendenti nato dalla Dichiarazione di Londra del 26 aprile 1949, sottoscritta da Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica, India, Pakistan e Ceylon. Si tratta di Stati accomunati dal fatto di essere stati parte dell’impero britannico e che sono stati progressivamente convertiti nello status di Dominions, ossia territori sotto l’amministrazione e sovranità della corona britannica ma dotati di una certa autonomia.
Nel 1926 il ministro degli esteri britannico Arthur James Balfour riconobbe l’uguaglianza dei domini britannici Canada, Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica, Irlanda e Terranova rispetto al Regno Unito. nel 1931 fu sancito lo statuto di Westminister, un documento che rendeva ufficiale la nascita del Commonwealth delle Nazioni e realizzava una speciale zona economica tra i suoi Paesi e il Regno Unito.
Dal 1949 la svolta: re d’Inghilterra sarebbe rimasto il Presidente del Commonwealth delle Nazioni, ma i Paesi che facevano parte erano riconosciuti come indipendenti.
Prospettive future
Attualmente, il Commonwealth delle Nazioni ha lo scopo di far cooperare sia dal punto di vista economico sia sociale Paesi molto diversi e distanti tra loro. Tra gli obiettivi perseguiti dall’Organizzazione ci sono la promozione della democrazia e della pace, la lotta alla povertà, il supporto economico a Paesi in via di sviluppo, il rispetto dei diritti umani.




