Simbolo dell’economia asiatica: lo Stretto di Malacca

Nel bel mezzo del mare IndoPacifico troviamo la zona più fruttuosa economicamente degli ultimi anni: lo stretto di Malacca. Una distesa di mare lunga 900 km che divide la mitologica Sumatra e la Malesia la Grande Malesia, confina con il Mare Indiano e quindi con lo Stretto di Hormuz. L’economia dell’area Asia e Pacifico è diventata ancora più dinamica nel corso del 2022 con l’entrata in vigore del Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP). L’intesa, il più vasto accordo di libero scambio mai siglato a livello globale, coinvolge 15 Paesi e copre circa il 32% del PIL mondiale. L’obiettivo è ambizioso: ridurre progressivamente le tariffe fino al 91% sui beni scambiati all’interno dell’area, stimolando investimenti, crescita e integrazione economica.
Importantissimo passaggio strategico, anche su aspetti negativi
Si tratta della via marittima più breve per il commercio fra il Golfo Persico e mercati asiatici del rango di Giappone, Corea del Sud e Cina. La sua posizione agevole non è mai stabile, i fattori sono diversi, dalla comune pirateria locale e la fragile condizione politica degli stati limitrofi. Senza escludere che la posizione dello Stretto di Malacca sa essere estremamente dannosa per i traffici del mercato nero. Alcuni porti non propriamente sorvegliati favorisconol’infiltrazione di numerose minacce alla stabilità e sicurezza dello stretto.
Sotto un aspetto tecnologico, Singapore è nettamente superiore a livello di organizzazione rispetto a Indonesia e Malesia. Rispetto agli altri paesi, riesce a fare fronte contro la pirateria, nonostante negli ultimi anni Singapore si sia concentrata maggiormente su iniziative sul versante economico ambientali invece che sulla sicurezza.
Sul fronte Malesiano la situazione è critica, visto che la sua estensione geografica non permette una supervisione governativa stabile in ogni area e la presenza di gruppi fondamentalisti islamici e separatisti
Land Bridge, l’ambizioso progetto della Thailandia per essere indipendente dallo stretto
La Thailandia tenta una svolta economica con il progetto di costruzione del “Land Bridge”. Sarebbe un’alternativa autostradale e ferroviaria allo Stretto di Malacca, collegando il Mare Andamane con il Golfo di Thailandia.
L’iniziativa sorge da una necessità di ridurre le tempistiche dei relativi traffici mercantili. Le navi impiegano circa nove giorni ad attraversare lo Stretto di Malacca. La Cina, precedentemente, era stata promotrice di un progetto analogo, non a caso gran parte delle sue importazioni energetiche passa da Malacca, sostiene pienamente la costruzione del Land Bridge. Già sta attuando accordi bilaterali con il Pakistan, al fine di emanciparsi da Singapore e quindi da Malacca.




