Iran: presentato il piano di uscita dalla crisi siriana

L’ Iran ha presentato i dettagli di un “piano di uscita” dalla crisi del conflitto siriano. Il 14 ottobre, il capo della diplomazia iraniana, Ali Akbar Salehi, ha consegnato una prima elaborazione di questo piano, denominato in fase iniziale come “proposta informale”, al mediatore internazionale per la Siria, Lakhdar Brahimi. 

Il piano strutturato ed elaborato in sei punti da Teheran, principale alleata regionale del Presidente siriano, Bachar al Assad, propone “l’arresto immediato delle violenze e delle azioni armate, sotto la diretta supervisione dell’ONU”, e “la cancellazione delle sanzioni contro la Siria al fine di permettere la distribuzione degli aiuti umanitari”.

 

Evoca inoltre la “nascita di un dialogo per formare una riconciliazione al fine di stabilire un governo di transizione. Il governo sarà incaricato di organizzare delle elezioni libere per il parlamento, l’Assemblea costituente  e la presidenza”. 

Il testo prevede ugualmente “la liberazione tramite il governo dei prigionieri politici e il processo da parte di tribunali imparziali dei detenuti implicati nei crimini”. Infine “un comitato dovrà valutare una copertura imparziale” al fine di cessare la campagna di disinformazione sulla Siria.

Il vice presidente siriano, Farouk Al-Chareh si è pronunciato per una soluzione senza compromessi, affermando che il presidente Bachar al-Assad è schierato in favore dell’opzione di natura militare per schiacciare la ribellione armata. Al contrario, il vice presidente sunnita si dichiara per una soluzione compromessa: “nessuna ribellione può porre termine a una battaglia militare. Come tutte le operazioni delle forze di sicurezza e le unità dell’esercito non porranno termine alla battaglia”, ha sentenziato il sunnita Chareh.   

E la prima volta effettivamente che un dirigente siriano esce allo scoperto per denunciare una tale divergenza di opinioni in un summit di Stato. “Esistono nella Siria istituzioni esecutive, legislative e giuridiche che dirigono gli affari di Stato. I Loro responsabili lavorano secondo le direttive e a volte prendono decisioni, cosa che evidenzia che il direttivo è indiscutibile”, ha assicurato lo stesso Chareh.

Dall’inizio del mese di marzo 2011 una rivolta popolare contro il regime di Assad, diventato conflitto armato, più di 43.000 morti sono stati recensiti dall’Osservatorio siriano dei diritti dell’uomo (OSDH) . L’Iran proprio come Damasco assimila ribelli  oppositori ai terroristi chiamando ripetutamente al dialogo, un opzione rifiutata dall’opposizione che esige le dimissioni di Assad.

Manuel Giannantonio

17 dicembre 2012

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