Usa 2016: Hillary Clinton non sarà incriminata per email-gate

Usa 2016: Hillary Clinton non sarà incriminata per email-gate

Alla vigilia del voto americano, l’Fbi conferma: Hillary Clinton non sarà incriminata per la gestione di informazioni riservate. Ad annunciarlo il capo dell’agenzia James Comey.

L’ipotesi di una riapertura dei fascicoli per il caso email-gate contro Hillary Clinton aveva fatto recuperare punti nei sondaggi al candidato repubblicano Donald Trump.

Ieri, l’Fbi ha deciso di non proseguire le indagini nei confronti dell’ex Segretario di Stato, a dichiararlo è stato il capo dell’Fbi James Comey.

Lo stesso Trump grida allo scandalo, è il segno che il suo avversario «è in un sistema corrotto» dice, ma ora l’unica cosa certa è che Hillary Clinton guadagna punti nei sondaggi.

Il caso

Il cosiddetto emai-gate inizia nel marzo del 2015, quando Hillary Clinton viene accusata di aver utilizzato, nei quattro anni in cui è Segratario di Stato, un indirizzo di posta elettronica e dei server privati per la gestione di materiale sensibile.

Dopo la comparsa dei documenti, l’Fbi inizia a indagare. Fino al maggio scorso, quando il report di 81 pagine presentato dall’Ufficio del Dipartimento di Stato mise a disposizione tutte le mail scambiate nei propri uffici, incluse quelle di Clinton, rea di «aver violato le norme di sicurezza».

Tra 60mila mail incriminante, furono trovate 110 contenenti materiale “classificate” con una “C” all’inizio; 65 con materiale “segreto” e 22 “top secret”. Nella audizioni della Commissione Parlamentare d’Inchiesta, la stessa Clinton ha sostenuto di non essere mai stata a conoscenza del significato della nomenclatura né del significato di quella “C”.

La svolta per Hillary Clinton

L’estate scorsa, l’Fbi dichiara, attraverso Comey, che Clinton non è perseguibile pur trattandosi di un caso “estremamente delicato”. Il 28 ottobre scorso Comey annuncia che l’agenzia si pronuncerà sulla vicenda in tempi brevi.

Fino a ieri, quando Comey ha confermato la decisione in seguito alla verifica delle email trovate nel computer di Anthony Weiner, marito del braccio destro della Clinton, Huma Abedin.

«Durante il processo di verifica di tutte le comunicazioni inviate o ricevute da Hillary Clinton mentre era Segretario di Stato – ha dichiarato Comey, repubblicano, al vertice dell’Fbi dal 2013 su nomina di Obama – non sono emersi elementi per modifirare le nostre conclusioni gà espresso a luglio».

Le reazioni

La vicenda è stata ampiamente usata come un’arma nella campagna elettorale dei repubblicani. Durante l’attesa per la pronuncia dell’Fbi sul caso Trump ha guadagnato punti. Che ora però perde terreno dopo la dichiarazione di Comey e il voto anticipato della comunità ispanica.

«Clinton è felice di vedere che Comey ha deciso, come eravamo certi, di non dover modificare le conclusioni cui era giunto a luglio. Siamo quindi contenti che tutta questa vicenda sia stata risolta», spiega Jennifer Palmieri, capo della comunicazione dello staff di Clinton.

Sul versante repubblicano, Trump tuona. Da un comizio a Minneapolis, il miliardario ha dichiarato che il contenuto della lettera di Comey dimostra come il «sistema sia corrotto e Hillary Clinton nei sia protetta».

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