Che ruolo ha il principe ereditario Reza Pahlavi nei rapporti tra Iran e USA?
Per oltre mezzo secolo lo Scià di Persia ha incarnato l’ambizione dell’Iran di diventare una potenza moderna e influente. Fino alla caduta della monarchia nel 1979, Mohammad Reza Pahlavi ha rappresentato il centro del potere politico del Paese, un modello poi superato dalla nascita della Repubblica Islamica. Oggi, tra nuove tensioni regionali, emerge una domanda: il figlio ed erede simbolico, Reza Pahlavi, potrebbe avere un ruolo nei futuri equilibri geopolitici?
Chi è Reza Pahlavi
Nato a Teheran nel 1960, Reza Pahlavi è il primogenito dell’ultimo Scià di Persia, Mohammad Reza Pahlavi. Cresce tra lusso e un’educazione occidentale, fino al 1979, quando la rivoluzione guidata da Ruhollah Khomeini rovescia la monarchia e costringe l’intera famiglia reale a lasciare l’Iran. Da allora, Reza Pahlavi vive negli Stati Uniti, dove risiede tutt’oggi.

Reza Pahlavi in una conferenza a Parigi, Francia (2025).
Foto: Abdul Saboor/Reuters
Sebbene la monarchia sia finita, Reza Pahlavi è formalmente riconosciuto come “principe ereditario”: un titolo puramente simbolico in un Paese governato dalla Repubblica Islamica. Tuttavia, la sua figura è tornata al centro dell’attenzione a seguito delle recenti tensioni in Iran, sollevando interrogativi sul suo possibile ruolo futuro: quale posizione prenderà? Quale peso potrà avere negli equilibri geopolitici? Potrebbe diventare una pedina nella strategia dell’ex Presidente americano Donald Trump?
È difficile dare risposte definitive, considerando il carattere simbolico della sua posizione. Ciò nonostante, le idee politiche di Reza Pahlavi negli anni permettono di analizzare le sue potenzialità nel contesto internazionale.
Possibili scenari geopolitici con gli Stati Uniti
Reza Pahlavi si è sempre dichiarato sostenitore della democrazia e della laicità, promuovendo in Iran una netta separazione tra Stato e religione. Difende la libertà di stampa, di espressione e i diritti delle donne, diritti storicamente trascurati in Iran. La sua visione per il Paese non è un ritorno automatico alla monarchia: propone un referendum in cui sia il popolo iraniano a scegliere la forma di governo, sottolineando la sua opposizione al regime attuale.
In un contesto di crisi estrema, come quello scatenato dai recenti bombardamenti statunitensi e israeliani in Iran, la figura di Reza Pahlavi potrebbe assumere un ruolo strategico soprattutto simbolico. In quanto voce moderata e laica dell’opposizione, potrebbe rafforzare la narrativa internazionale a favore di un eventuale “cambio di regime”. La sua conoscenza della storia e della cultura iraniana lo rende un interlocutore prezioso dal punto di vista mediatico e diplomatico, anche se non possiede alcun potere ufficiale e non potrebbe essere reinserito come monarca. Il suo peso dipenderà quindi più dalla visibilità e dal sostegno diplomatico che da un controllo reale sul Paese.

A sinistra Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti e a destra Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià di Persia.
Foto Trump: AP/Evan Vucci
Foto Pahlavi: Joel Saget/ AFP
Al momento, è difficile prevedere scenari certi: il futuro dell’Iran e il ruolo di Reza Pahlavi nei rapporti con gli Stati Uniti resteranno strettamente legati alla stabilità interna del regime iraniano e alle strategie americane nella regione.




