Putin in visita in India per la prima volta dal 2021
Il presidente della Russia, Vladimir Putin, sarà in visita di Stato a Nuova Delhi il 4 e 5 dicembre per incontrare il primo ministro dell’India, Narendra Modi. Sarà il 23mo vertice annuale bilaterale e il nono per i due leader. La visita del leader del Cremlino cade in un momento delicato per i rapporti tra l’India e gli Stati Uniti, che premono affinché il Paese asiatico riduca i suoi acquisti di petrolio russo, acquisti che contribuiscono a finanziare la macchina bellica della Russia.
La pressione di Washington si esercita da agosto con l’imposizione, motivata proprio dalle importazioni petrolifere indiane, di dazi aggiuntivi del 25 per cento, per un’aliquota totale del 50 per cento. La pressione sull’India per il sostegno alla Russia è diventata una leva negoziale nelle trattative indo-statunitensi per un accordo commerciale. Il negoziato, nonostante ripetute indiscrezioni di un’intesa imminente, è complesso, con l’India restia ad aprire i propri mercati, in particolare quello agricolo.
Per Putin sarà la prima visita in India dall’invasione dell’Ucraina. Modi, invece, si è recato a Mosca l’anno scorso per il 22mo vertice, a due anni di distanza dal precedente. La cadenza annuale dei summit, infatti, si era interrotta nel 2022 e nel 2023 proprio a causa della guerra in Ucraina e degli impegni diplomatici di Modi, in particolare quelli legati alla presidenza indiana del G20 nel 2023. Un mese dopo la visita a Mosca, Modi si è recato anche a Kiev. In quella e in altre occasioni, dall’India sono giunte dichiarazioni di disponibilità a contribuire a un dialogo di pace, senza che tuttavia sia stata concretizzata alcuna vera e propria iniziativa diplomatica.
Negli ultimi due anni, invece, le relazioni indo-russe, che dal 2010 sono state elevate a “partenariato strategico speciale e privilegiato”, non solo sono rimaste strette, ma si sono consolidate, con un aumento del commercio bilaterale, un rafforzamento della cooperazione interregionale, in particolare con l’Estremo Oriente russo, e la promozione di iniziative di connettività. I due Paesi, inoltre, collaborano nell’ambito del gruppo Brics e dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco).
Secondo dati del ministero degli Esteri indiano, il commercio bilaterale ha raggiunto il livello record di 68,7 miliardi di dollari nell’anno fiscale 2024-2025, concluso a marzo, e le parti puntano a raggiungere i cento miliardi di dollari entro il 2030. Gli scambi comprendono esportazioni indiane per un valore di 4,9 miliardi di dollari e importazioni dalla Russia per un valore di 63,8 miliardi di dollari. L’India esporta soprattutto prodotti farmaceutici, prodotti chimici organici e inorganici, ferro e acciaio e prodotti marini, mentre importa dalla Russia petrolio e prodotti petroliferi, olio vegetale (in particolare di girasole), fertilizzanti, carbone coke, pietre preziose e metalli. Per quanto riguarda il petrolio, i dazi statunitensi e le sanzioni alle compagnie petrolifere russe non hanno fermato gli acquisti indiani. La Russia resta al momento il primo fornitore di greggio per l’India, con circa un terzo delle forniture, secondo dati della società di analisi Kpler.
C’è poi il capitolo della difesa: non solo la Russia resta un importante fornitore di armamenti, ma nel tempo il rapporto acquirente-venditore si è evoluto in una cooperazione che prevede la ricerca, lo sviluppo e la produzione congiunti. Sebbene in calo, si tratta di forniture rilevanti per entrambe le parti: nel periodo 2020-2024, secondo i dati dell’Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma (Sipri), il 38 per cento delle armi esportate dalla Russia è andato all’India, prima destinazione, mentre l’India ha importato il 36 per cento delle armi dalla Russia, prima fonte di approvvigionamento, pur con una flessione rispetto al 55 per cento del periodo 2015-2019. Parallelamente l’India ha diversificato le sue fonti, incrementando gli acquisti dalla Francia, da Israele e anche dagli Stati Uniti. Proprio con gli Stati Uniti è stato recentemente firmato, a ottobre, un accordo quadro decennale per l’ulteriore avanzamento del partenariato di difesa, in continuità con quanto avvenuto negli ultimi vent’anni, sotto diverse presidenze statunitensi.




