La situazione politica in Turchia è ad un bivio
Da quando il tribunale di Istanbul ha confermato l’arresto del sindaco Ekrem İmamoğlu, avvenuto lo scorso 19 marzo, la Turchia è piombata in una crisi politica, per ciò che è stato definito un vero e proprio «colpo di stato». İmamoğlu è considerato, infatti, il principale oppositore politico del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, che da anni ha segnato una svolta sempre più autoritaria all’interno del Paese. Molti hanno visto nell’arresto, formalmente giustificato da accuse di corruzione e legami con organizzazioni ritenute “terroristiche”, un modo per togliere dal campo il principale rivale politico di Erdoğan, causando un’ondata di protese nelle piazze di tutto il Paese.
«Erdoğan domani (oggi ndr) dirà che in Turchia c’è una democrazia e che non c’è una svolta reazionaria in corso. Se riesce a far credere questo ai politici e al popolo italiano, allora potrà anche dire senza essere smentito che la Torre di Pisa è dritta. Invece è vero che pende così come è vero che nel nostro Paese c’è stato un colpo di Stato». Così, Özgür Özel, il leader del principale partito di opposizione della Turchia, il partito popolare repubblicano (CHP), in un’intervista al Corriere, ha commentato il vertice Italia-Turchia previsto questa mattina. La premier Giorgia Meloni incontrerà oggi il presidente turco nel quarto vertice intergovernativo tra i due Paesi, con lo scopo di incrementare la cooperazione tra Italia e Turchia e discutere delle «misure regionali e globali attuali».
Per Özel la Turchia è a un bivio: «deve scegliere tra autoritarismo e democrazia». Imamoglu è stato arrestato pochi giorni prima di partecipare come favorito alle primarie del Partito popolare repubblicano (CHP, di centrosinistra e nazionalista), per scegliere il candidato presidenziale alle prossime elezioni, previste nel 2028. Le grandi proteste in Turchia sono state alimentate da una percezione diffusa che gli eventi nel Paese stiano andando sempre di più nel senso di una repressione del dissenso. Özel ha dichiarato al Corriere che il candidato del loro partito alle elezioni resterebbe comunque Ekrem İmamoğlu, anche se la sua laurea è stata revocata dall’Università di Istanbul, requisito necessario per una sua candidatura a presidente della Turchia. «Dal punto di vista legale non c’è nulla che gli impedisca di correre, l’annullamento del suo diploma di laurea non ha valore», ha ribadito Özel, constatando come tutti i sondaggi mostrino «che Imamoglu batterebbe Erdoğancon il 60% dei consensi al primo turno».
Secondo il leader di CHP, l’Europa si è dimostrata incapace di schierarsi di fronte ai recenti eventi in Turchia, contrastando con i suoi valori fondamentali di libertà e giustizia. Valori che i manifestanti turchi invocano a gran voce nelle piazze. Barış Terkoğlu, giornalista turco intervistato recentemente da Il manifesto, ha definito quello di Erdoğandi fatto un regime mascherato da democrazia, ritenendo che il presidente turco non abbia «mai puntato alla democratizzazione. La scelta degli alleati, i processi di pace e le riforme legislative servono solo a conservare il potere». Da qui, ritorna il bivio di cui parla Özel: quale futuro per la Turchia, autoritarismo o democrazia?




