Siria, via libera del Senato Usa: Obama pronto all’attacco. Nave militare italiana verso il Libano

Siria, via libera del Senato Usa: Obama pronto all’attacco. Nave militare italiana verso il Libano

Putin e ObamaÈ stata approvata, con dieci voti a favore e sette contrari, dalla commissione Esteri del Senato statunitense, la risoluzione che autorizza l’intervento armato Usa in Siria. Ora manca solo l’approvazione dell’Aula, che avverrà lunedì prossimo. Barack Obama è così tornato a parlare della necessità di un intervento armato in Siria affermando, da Stoccolma, dove si terrà il G20 di San Pietroburgo, che questa è un’operazione che mette: «in gioco la credibilità non solo mia, ma del Congresso e dell’America».

Obama ha poi aggiunto: «Non ho fissato io la linea rossa sull’uso delle armi chimiche, ma è stata la comunità internazionale. Occorre una risposta efficace alla barbarie dell’attacco chimico siriano. Crediamo con grande forza che c’è stato un attacco chimico e che Assad ne sia stata la fonte».

Le prove certe dell’uso di armi chimiche da parte del governo di Assad non sono ancora state diffuse dall’Onu, i cui osservatori stanno redigendo in questi giorni il verbale sugli accertamenti raccolti negli scorsi giorni in Siria. Prove che potrebbero esser fondamentali ed accelerare i tempi dell’intervento militare Usa. Le prove diffuse finora provengo in prevalenza dall’intelligence israeliana e riguardano intercettazioni e foto in grado di dimostrare la colpevolezza di Assad.

Parlando delle prove Obama ha assicurato che gli Stati Uniti non ripeteranno: «l’errore dell’Iraq. Gli Usa hanno un elevato grado di sicurezza che gli attacchi chimici siano stati commessi dal regime di Bashar al Assad. Ricordatevi che mi ero opposto alla guerra in Iraq e non ho nessuna voglia di ripetere gli errori basandomi su decisioni scaturite da una intelligence difettosa».

Alle costanti richieste di perseguire una via diplomatica avanzate da Papa Francesco, che oggi è tornato a chiedere ai fedeli di far sentire «forte in tutta la terra il grido della pace», ed ha indetto per sabato prossimo una giornata di digiuno e preghiera per la pace in Siria, Obama ha risposto: «Credo nella pace, ma viviamo in un mondo pieno di violenze, e dobbiamo assumerci le nostre responsabilità. Ho fatto ogni sforzo per promuovere la diplomazia come soluzione del ma quando vedo 400 bambini uccisi dai gas vedo violata l’umanità. E sfortunatamente a volte le decisioni non sono quelle che uno vorrebbe prendere».

Anche il primo alleato del governo siriano, la Russia di Putin, stamani ha dato segni di apertura ad un possibile intervento armato. Lo stesso Putin ha affermato di non escludere l’appoggio della Russia a un’operazione militare in Siria ma a due condizioni: che sia provata la responsabilità di Damasco nell’uso di armi chimiche e che ogni intervento abbia l’approvazione da parte dell’Onu. La seconda richiesta è una vera e propria provocazione visto che l’approvazione dell’Onu sarebbe impossibile da ottenere visti i ‘sicuri’ veti che verrebbero imposti della Cina, e della stessa Russia.

Il Governo di Damasco risponde con toni sempre più forti: «Resisteremo anche a Terza guerra mondiale».
Ad affermarlo il viceministro degli Esteri, Faysal Moqdad, che ha aggiunto: «Non ci piegheremo nemmeno se ci fosse la Terza guerra mondiale. Il governo siriano non cambierà posizione nemmeno se ci fosse la Terza guerra mondiale, nessun siriano può sacrificare l’indipendenza del Paese».

Mentre la guerra psicologico-mediatica imperversa una nave militare italiana è salpata da Taranto diretta verso il Libano al fine di assicurare, hanno fatto sapere fonti del Ministero della Difesa, una maggiore tutela dei militari italiani in forza al contingente Unifil, che opera nel sud del Libano in base alla risoluzione 1701 dell’Onu adottata nel 2006.

L’unità militare salpata è il cacciatorpediniere Andrea Doria, dotata di tecnologia per il controllo dello spazio aereo, e una volta giunta al largo delle coste libanesi svolgerà attività di vigilanza e pattugliamento. Il ministero della Difesa ha però precisato che si tratta, ufficialmente, di una missione di rinforzo a Unifil, non legata agli sviluppi del conflitto siriano.

Enrico Ferdinandi
(Twitter @FerdinandiE)

4 settembre 2013

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