Milano Cortina 2026: impianti, trasparenza e sostenibilità delle Olimpiadi
Mancano meno di due anni alle Olimpiadi di Milano Cortina.
I Giochi copriranno praticamente l’intero mese di febbraio 2026 (dal 6 al 22) e si svolgeranno, complessivamente, in varie località del Veneto, Lombardia e delle province autonome di Trento e Bolzano.
Il programma completo del Comitato Olimpico Internazionale è arrivato il 24 giugno 2022: ben 16 discipline in 116 eventi (8 in più).
Impianti
Sono passati 5 cinque anni dalla vittoria di Milano Cortina a Losanna, nel 2019, anno in cui Bach, presidente del CIO, dichiarò che l’Italia avrebbe avuto il 93% degli impianti già pronti e che il Comitato avrebbe versato agli organizzatori 925 milioni di dollari.
Ad oggi, i principali impianti restano lo Stadio Giuseppe Meazza di Milano (con capacità di oltre 80 000 unità), dove si terrà la cerimonia d’apertura dei Giochi Olimpici.
Seguono poi l’Olimpia delle Tofane per lo sci alpino e lo Stadio olimpico del ghiaccio (con capacità pari a 7 mila unità) per il curling, entrambi situati a Cortina.

Un progetto sostanzioso sarà poi il Villaggio Olimpico di Milano, adibito agli alloggi per 1400 atleti. Questo sostituirà l’ex scalo di Porta Romana (zona appositamente riqualificata) e ricoprirà un’area di circa 60 000 m². Si prevede la costruzione di sei nuovi edifici e di una piazza olimpica.
L’obiettivo principale è poi quello di riconvertire una parte degli alloggi in studentati, un’altra in spazi adibiti all’housing sociale ed un’altra ancora da cedere a servizi privati.
Il Villaggio punta all’energia quasi zero, sfruttando il recupero dell’acqua piovana, l’utilizzo di pannelli fotovoltaici, di materiali a basso impatto (ad esempio il legno) ed infine di giardini verticali.
Questo perché, già nel 2018, le Olimpiadi di Milano Cortina erano state presentate come economicamente light, con strutture temporanee a basso impatto ambientale.
In altre parole, Olimpiadi sostenibili, cioè costi.
Il problema della trasparenza
Negli ultimi anni, si è aperto un ampio dibattito circa la trasparenza sull’impatto ambientale, sociale ed economico delle Olimpiadi.
I finanziamenti, provenienti in parte dal Ministero del Turismo (17,5 milioni) e dal CIO, si sono sovrapposti nel tempo, ma hanno anche incontrato la sfida dei rincari. Questi hanno riguardato sia il prezzo dell’energia che quello dei materiali da costruzione.
Ma quanto costano queste Olimpiadi?
Secondo le ultime stime – realizzate da circa 20 associazioni (specialmente ambientaliste) e nell’ambito della campagna di monitoraggio civico Open Olympics 2026 – il costo totale per Milano Cortina ammonta a 5,72 miliardi di euro: 1,6 miliardi per i Giochi e 4,12 miliardi per le opere connesse. Il 70% di questi ultimi è volto alla realizzazione di 45 opere stradali, di cui il 52% solo in Lombardia, ovvero quasi metà dei costi.
Il grande problema della trasparenza, sorto negli ultimi anni, ha portato alla petizione di Open Olympics rivolta al Ministero dello Sport. Non solo per il discorso della sostenibilità economico-ambientale, ma anche per via delle grandi minacce che potrebbero contaminare somme così corpose di denaro, tra cui: le potenziali infiltrazioni della criminalità e della mafia, la corruzione o le spese inutili.
Le associazioni ambientaliste hanno poi parlato di un ping-pong di portali web, in cui si riportano dati (su opere e relativi costi) sempre diversi e incompleti. Ecco perché hanno chiesto la realizzazione di unPortale unico della trasparenza dei Giochi.
Tale petizione è stata oggetto di diverse critiche da parte SIMICO (La Società Infrastrutture Milano Cortina 2020 – 2026 S.p.A), espresse in una recente nota, che rimanda a due DPCM in materia. Il DPCM del settembre 2023 contiene un elenco di 111 opere, con relativi costi e fonti finanziarie.
Open Olympics accusa comunque l’estrema e ingestibile disseminazione dei dati, anche perché, rispetto ai primi stanziamenti, è stato registrato un aumento del 18,55% dei costi: più aumentano i costi, più aumenta il bisogno di trasparenza.
Fallimenti e speranze
Due casi sono emblematici. In primis, la costruzione dell’Ice Rink oval, ovvero il progetto di copertura dell’intera pista di Baselga di Piné, a cui il CONI ha dovuto rinunciare: dai 50 milioni di euro iniziali, i costi sono schizzati a 70-75 milioni.
Il secondo dilemma riguarda poi la fantomatica pista da bob di Cortina, che inizialmente avrebbe implicato il restauro della pista di Eugenio Monti del 1956. I costi, maturati nel tempo, sono arrivati a 128 milioni di euro.
I nodi, problemi e punti interrogativi per queste Olimpiadi sono ancora molti. Stiamo pur sempre parlando di un mega evento per Milano, come lo è stato l’Expo nel 2015. Momenti del genere, oltre a scaturire infinite preoccupazioni, provocano anche l’attesa di grandi benefici, specie in termini di sviluppo tecnologico e turistico.
Se è vero ciò che ha affermato Matteo Salvini, le Olimpiadi creeranno posti di lavoro ed un ingente valore aggiunto per il Paese. Se non è vero ed il beneficio economico non supererà i costi, quantomeno si spera che gli effetti positivi saranno riscontrabili in altri ambiti: immagine internazionale e sviluppo socio-culturale.




